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ARCHIVIO REPORT EVENTI VARI (DAL 2004)

Report presenti nell'archivio: 20

 

 

  • Spirano, 26/11/2004:"Piramidi Egizie e Mesoamericane"

L'ultimo appuntamento del ciclo "Archeologia e Misteri"si è svolto presso l'accogliente ed attrezzata sala consiliare del comune di Spirano (BG), con un argomento affascinante affrontato dai ricercatori indipendenti  del gruppo HWH22. 

 

Il tema della serata è stato incentrato sulle enigmatiche costruzioni egizie e mesoamericane, spaziando in diverse direzioni relative alle due culture, ed esibendo moltissime immagini che in questa sede non è possibile mostrare integralmente. Chiedo scusa ai relatori se questo report non rende in maniera esaustiva la loro lunga esposizione, comunque molti degli argomenti presentati si possono trovare sul loro sito web.

Dopo i ringraziamenti di rito all'amministrazione comunale, che ha permesso un sereno svolgimento dell'intero ciclo di conferenze, e di tutti i  relatori che hanno, con  grande disponibilità e competenza, permesso la realizzazione, ha preso la parola Fabrizio Rondina, che ha esposto in maniera molto corposa varie tematiche, che vedono continuamente studiosi e appassionati interessarsene a più livelli:

-genesi della civiltà umana

-la sfinge

-le piramidi e le ipotesi costruttive-

-i paragoni con l'architettura dei Maya

-il calendario egizio

-l'energia delle piramidi

-Ufo ed Egitto

 In maniera sintetica si riportano i punti salienti che sono emersi durante la relazione, che è stata particolareggiata e impegnativa;il punto fondamentale che il relatore ha fatto emergere è quello della necessità di rivedere le attuali conoscenze scientifiche, poiché sono molti gli indizi che portano a considerare la presenza sul nostro pianeta di una civiltà progredita, in tempi normalmente definiti 'protostorici', retaggio di quella che molti miti di varie culture antiche mondiali indicano come "atlantidea", individuando con questo termine una ipotetica Età dell'Oro per l'umanità. Una Civiltà poi scomparsa (o ridotta a pochi elementi)in seguito a catastrofi naturali. Oltre ad aver passato in rassegna le tracce geologiche presenti sulla Sfinge nella piana di Giza in Egitto,le anomalie del rapporto tra corpo e testa della colossale statua, le ipotesi circa strutture ipogee sottostanti, il Rondina ha esposto un'ipotesi "alternativa" -recisamente  rifiutata dalla scienza ufficiale- che porrebbe in connessione alcune strutture litiche presenti  su Marte (rilevate dalle foto NASA),con quelle presenti sull'altopiano di Giza. In tale contesto,la sfinge rappresenterebbe il pianeta rosso...

  Marte e la piana di Cydonia

Secondo alcuni autori (Hancock, Bauval, Wilson...),la Sfinge potrebbe essere stata costruita sotto la costellazione del Leone, all'incirca diecimila anni prima di Cristo. Per capire il concetto, ci si deve soffermare su quello di 'precessione degli equinozi', che in estrema sintesi è il seguente:il nostro pianeta ha un' asse inclinato rispetto all’attrazione solare, si comporta cioè come un giroscopio gigantesco che compia una rivoluzione ogni 25.920 anni. L’inclinazione provoca un continuo spostamento dell’equatore celeste che interseca il cerchio inclinato dell’eclittica lungo una serie regolare di punti con moto uniforme da est a ovest. I punti dove i due cerchi s’intersecano, sono i punti equinoziali. Il sole, pertanto, percorrendo l’eclittica nel corso dell’anno, incontra l’equatore in un punto che, col passare degli anni, si sposta lungo la fascia dei segni zodiacali (ogni 2200 anni circa si 'entra' in un'Era, che prende convenzionalmente il nome dalla costellazione o zodiaco, che sorge all'orizzonte insieme al Sole).Si dice quindi che gli equinozi  "precedono" perché si muovono in senso contrario a quello dell’ordine progressivo dei segni zodiacali che il sole stabilisce nel suo percorso annuale. Il punto vernale, che indica per tradizione l’inizio della primavera e dell’anno, si verificherà via via in un segno dopo l’altro. Il che significa che il sole sorge assieme alla costellazione rendendola invisibile. La Sfinge guarderebbe così il suo 'doppio celeste', al momento della sua costruzione, cioè sotto la  costellazione del leone,evenienza che si è verificata circa dodicimila anni fa.

Gli egiziani avevano un grande rispetto per agli astri del cielo, e consideravano la terra lo specchio di quest'ultimo. L'intero universo veniva concepito come derivazione diretta di Ra,il dio sole, viaggiante sulla "barca dei milioni di anni", che attraversava percorsi enormi tra le stelle appartenenti ad un ciclo infinito, lento, della Via Lattea.Durante questo percorso, questo dio arrivò alla nostra galassia, raggiungendo il nucleo, a circa 30° dal Polo Nord galattico, l'opposto esatto della nebulosa di Orione,che per gli antichi Egizi era assimilata al Dio della morte e della rinascita, ovvero Osiride. Anche le piramidi di Giza sono situate a 30° di latitudine nord sul globo terrestre ed erano ritenute vere e proprie porte per le stelle come controparte della cintura di Orione,scale verso il cielo,che permettessero l'ascesa del 'ka' del faraone verso il suo 'doppio' celeste: Orione,appunto. Da queste semplici asserzioni, si intuisce come gli egiziani non lasciassero niente al caso, specialmente nelle loro costruzioni in pietra, destinate a durare per l'eternità.

Le tre piramidi di Giza

La conoscenza dell'astronomia era elevata nell'Antico Egitto. Osservatori veri e propri furono i tempi di Dendera, Thinis, Menfi ed Eliopoli;  in base ad osservazioni rigorose e prolungate, gli antichi egizi avevano individuato tre metodi per determinare la durata dell'anno solare, mediante l'osservazione della levata eliaca della stella Sirio, che coincideva con la stagione dell'inondazione(circa al 20 luglio), e il passaggio del sole per il piano dell'eclittica. Gli antichi egizi avevano elaborato un calendario che presentava un errore di circa 6 h sull'anno astronomico; per stabilire quando entrò in vigore il calendario egizio occorre risalire a quando i due calendari coincisero. In quel determinato momento Sirio sorge nella stessa posizione del sole e questo è stato calcolato con certezza essere avvenuto nel 139 d.C. Questo fenomeno avviene ogni 1460 anni. La discussione è nata in base al ritrovamento di una placchetta d'avorio di Ger, sulla quale si è creduto di interpretare il simbolo egiziano di anno, ossia una vacca che tra le corna reca un germoglio, simbolo della dea Sothis (Sirio).Oltre all'antichissimo calendario basato sul Nilo,(di cui ho parlato nella mia conferenza, n.d.r.), gli Egizi avevano creato un calendario solare, quello lunare(collegato alle piene) e quello sotiaco, basato sulla stella Sirio, e permetteva -ogni 1460 anni-  di recuperare quel quarto di giorno che mancava ad ogni anno del calendario solare. Ogni 1460 anni inizia pertanto un nuovo ciclo cosmico: secondo la tradizione egizia, il tempo sotiaco  non poteva che essere quello degli dei. La misurazione del tempo era molto importante per gli Egiziani; in epoca faraonica esseri facevano riferimento agli anni di regno del faraone sotto il quale accadeva un determinato evento; per stabilire una data precisa, la scienza moderna si basa su questo, ma ciò comporta dei grossolani errori cronologici, anche di centinaia di anni, cosa che l'astronomia potrebbe aiutare a colmare, favorendo l'ingresso a pieno titolo di una branca che potrebbe datare determinati monumenti in base alla loro disposizione architettonica( archeoastronomia).

Chi aveva dato agli egiziani queste conoscenze? E' lecito interrogarsi,dal momento che oggi sono andate praticamente perdute. 

Il relatore ha preso in considerazione le varie ipotesi che sono sorte in merito alle tecniche di trasporto dei grossi blocchi monolitici che caratterizzano non solo le piramidi di Giza,ma anche colossi statuari come quelli di Memnone.

A questo punto, sembra che vi possa essere un punto di contatto tra la scienza cosiddetta accademica e quella di frontiera: nessuno conosce come siano state costruite le piramidi. Se sono delle tombe, qual è la funzione di quell'articolato sviluppo interno presente nella Grande piramide? Molti ricercatori "eretici", da Sitchin, Alford, Smith hanno dato le versioni più svariate ma nessuna di esse è tuttora accettata né confermata dalla scienza. Ma anche per quanto riguarda l'ipotetica energia delle piramidi,come è risaputo, sono state avanzate innumerevoli tesi, non convalidate. Rimangono supposizioni che non vietano di continuare a indagare per chi lo crede un campo di ricerca interessante. Da oltre un trentennio le ricerche sulla misteriosa energia della piramide si sono susseguite a ritmo  sempre più incalzante; il centro ESP di Los Angeles in California cominciò a valutarne gli effetti sulla creazione di forme- pensiero molto energetiche. Il discorso è diretto soprattutto alla Grande  piramide che ha un'altezza di circa 146 m, con un lato di base di 230 m; è un modello in scala 1:43.200 dell'emisfero boreale del mondo e alcuni la considerano anche una specie di almanacco dei secoli. Secondo il famoso veggente Cayce, essa custodirebbe la storia del mondo fino all'anno 1998, anno in cui è iniziata la Nuova Era dell'Acquario. Purtroppo molti pseudo ricercatori usano a sproposito certe tematiche,rendendo poco attendibile ogni tentativo di sondaggio serio.

Una panoramica del pubblico presente,  dal fondo della bella sala ospitante l'evento 

Il relatore ha esposto anche la teoria che vuole giustificare la grande tecnologia egizia come tramandata da popolazioni aliene. Qui si apre la grossa parentesi di avvenimenti, che per la scienza ufficiale non sono assolutamente credibili, che riempiono pagine e pagine di libri di notevole successo editoriale (R.Temple, Z.Sithcin, etc), ma che per i sostenitori di queste tesi rappresentano importanti indizi probatori di una civiltà aliena alla terra, che avrebbe consentito l'acquisizione (o l'imposizione?) di nozioni fondamentali per raggiungere livelli tecnologici così elevati da permettere l'erezione di monumenti straordinari come le piramidi di Giza. Secondo tali ipotesi, forse gli egizi e "ereditarono" i resti di queste civiltà, trasformarono le piramidi in monumenti funerari di faraoni, mentre popoli come i Maya potrebbero averle trasformate in templi dove praticare sacrifici umani. Da rilevazioni radar delle foreste centroamericane, dove un tempo fiorirono quelle civiltà, si sono scoperte centinaia di chilometri di strade lastricate di pietra, in mezzo alla fitta foresta, livellate a suo tempo da enormi rulli di pietra oggi abbandonati nelle campagne; queste strade congiungevano tutte le più importanti città Maya e tuttavia questi ultimi, gli Aztechi, gli Olmechi,i Toltechi non conoscevano l'uso della ruota: nessun reperto di  carro  con ruote è giunto fino a noi, nè esisteva all'epoca di Cortès.Però alcune antichissime sculture su blocchi di pietra a Copàn, Honduras, mostrano dei chiarissimi ingranaggi provvisti di raggi, mozzo e forcella, che per forma e consistenza si direbbero in metallo! E il loro calendario, non era forse una ruota dentro un'altra ruota? 

Insomma, se gli antichi Egizi ci hanno lasciato ancora senza risposta definitive,  le civiltà mesoamericane non sono da meno. Fabrizio Rondina ha quindi lasciato la parola a Franco Bertelegni, che ha introdotto l'argomento illustrando una panoramica degli affascinanti monumenti della cultura Maya,( popolazioni che occupavano l'attuale penisola dello Yucatan), che ha coperto un arco di tempo che va dal 1800 a.C al 1690 d.C. ,convenzionalmente suddiviso in tre periodi dagli studiosi:

-periodo preclassico (1800a.C.-200 d.C.); -classico (250 d.C.-1100 d.C.), in cui la civiltà Maya raggiunge un grande sviluppo intellettuale e culturale, tra l'altro la civiltà classica Maya è l'unica (tra le culture precolombiane) che abbia usato la scrittura; vengono creati un calendario solare e uno rituale; si costruiscono grandiosi Templi-piramide di pietra rivestiti in stucco, edifici/palazzo collegati da strade rialzate;dal 300 al 900 d.C. si assiste ad una differenziazione tra i Maya delle alte terre da quelli dislocati altrove, infatti essi non usarono nè la scrittura nè l'architettura litica; post-classico (1100 -1697 d.C.). In questo periodo la grande cultura Maya collassa, si ha una violenta crisi demografica ed economico/culturale.Tutti i centri cerimoniali vengono abbandonati,si rompe l'organizzazione politica e sociale che si era andata consolidando nei periodi precedenti. In realtà, già alla fine del IX secolo d.C.,nella zona centrale del loro territorio, l'originario popolo Maya si estinse,forse in seguito ad una catastrofe(non si sa cosa successe realmente nè dove sia finito quel popolo); continuarono ad essere occupati i centri a nord,nel Puuc, mentre a sud si erano da tempo infiltrati i Pipil, genti messicane di cui si sa poco in realtà, mentre andrebbero maggiormente indagati. Nel X sec. ci fu l'arrivo dei Toltechi di Tula, che portavano con sè  la divinità del "Serpente Piumato" (Quetzacoatl). Questa immigrazione nei territori dei Maya, portò ad una sorta di 'fusione'delle due culture (Maya e Tolteca) che perdurò per oltre due secoli presentando entrambi gli aspetti. Nel corso del XV sec. si ritiene che un susseguirsi di flagelli naturali,epidemie e carestie percossero la penisola dello Yucatan fino a quando arrivò il flagello maggiore: la conquista Spagnola. Si dice che Cortes, quando arrivò in loco,abbia posto fine alla civiltà Maya ma questo non è esatto poichè i Maya erano scomparsi già da molto tempo, prima dell'arrivo dei Conquistadores, ha affermato Bertelegni.

Per comprendere l'architettura Maya è necessario individuare in essa la stretta correlazione con la mappa celeste. La terra,per loro, doveva essere lo 'specchio del cielo' e qui -a differenza delle costruzioni egizie per le quali non vi è un riconoscimento ufficiale di questo- gli studiosi hanno accertato correlazioni celesti inequivocabili. L'archeoastronomia, sembra pertanto entrare a pieno titolo nell'interpretazione profondamente intima tra cielo e terra che caratterizzò l'arte litica dei Maya. Disprezzate dai Conquistadores (che avevano solo fame dell'oro favoleggiato), le grandiose città Maya restarono celate nella giungla per molti secoli, fino a che vennero riscoperte nel XIX secolo e quindi tesori archeologici come Copàn(nell' attuale Honduras),Uxmal(nello Yucatan),Palenque(in Messico),Chichen-Itzà... rividero la luce. Città distanti chilometri nella giungla ma unite da una identica cultura madre, edificate in pietra e in cui si ritrovano le stesse iscrizioni, la stessa architettura, tanto che faranno dire a chi le vide per la prima volta "L'America,secondo gli storici,era popolata da selvaggi ma mai dei selvaggi avrebbero potuto squadrare queste pietre"(Stephens).

Il complesso di Monte Alban,. (vicino all'attuale città di Oaxaca),datato al 250 d.C., ad esempio, presenta una 'appendice' costituita da una costruzione il cui impianto planimetrico ricorda la punta di una freccia, rivolta esattamente dove sorgeva , tra le montagne, la costellazione della Croce del Sud.

 

La stessa direzione,seguita dall'altra parte,passando per la gradinata di un palazzo,fornisce il punto in cui sorgeva Capella assieme al sole il giorno in cui l'astro passava allo Zenith del luogo,giorno che coincideva con l'inizio della stagione delle piogge.

Ciascuna delle costruzioni piramidali attribuite ai Maya, indicava perfettamente una levata eliaca,un solstizio,un equinozio o correlazioni stellari ben precise. Perchè?

Il Caracol (la Chiocciola) è una struttura formata da una torre circolare che ha un grande basamento multiplo e reca una camera sulla sommità.Vi si rilevano importanti allineamenti stellari.

Ogni piramide reca sulla sua sommità una terrazza o  tempio, in cui avvenivano sacrifici rituali, questi svolti al fine di placare il 'caos' e ingraziarsi la benevolenza degli 'dei'. Ma chi erano questi dei così assetati? Ogni divinità,per i Maya, sembra essere stata creata per combattere il caos, ogni giorno era dedicato ad una divinità e la si celebrava con aspetti propri del dio in questione. Il sovrano incarnava -come per altre culture- il dio in terra.La scrittura geroglifica che essi avevano adottato simboleggiava l'eternità e niente veniva inciso a caso.  Sono stati ritrovati solo tre testi, tutto quanto è pervenuto è inciso nella pietra. Essi usavano 850 segni, di cui 370 principali. Si denotano infiniti calcoli matematici incisi nella pietra. L'arrivo dei Toltechi nella civiltà Maya portò ad un cambiamento,poichè divennero brutali e guerrieri; con l'avvento della divinità del 'Serpente Piumato' si venerava per la prima volta la morte. Cos'era avvenuto?

E' interessante sottolineare come le costruzioni Maya (e Azteche) sorgessero su cavità della terra (fori o caverne), probabilmente per rappresentare simbolicamente la loro concezione cosmogonica, o meglio la loro origine. A Bolochen (bolon=nove, chen =pozzi),Yucatan,   i primi viaggiatori -recatisi per via di racconti sulle loro sorgenti sotterranee-trovarono i nove pozzi,che si aprono sulla piazza del villaggio,le cui case hanno i tetti di erba secca. Gli esploratori che li visitarono per primi dissero che sono profondi fino a 150 metri.Queste voragini spalancate fecero loro dedurre come l'acqua avesse un valore mistico,sacro per i Maya. 

Da un luogo o caverna simbolica,chiamata COLUHA TEPEC, non si sa 'quando', avevano avuto origine le Sette Grandi Razze e da questo luogo emigrarono. Questo luogo si chiamava Aztlan per gli Aztechi, Tollan o Tullan Zuliva (Isola del Biancore) per i Maya. 

L'assonanza terminologica con 'Aztl' che significa 'acqua' nella lingua maya, riporta-secondo il relatore- alla mitica Atlantide, ad una Età dell'oro che scomparve in seguito ad una catastrofe, come attestano le tradizioni maya giunte fino a noi(faccio notare come altri nomi locali sono curiosamente simili: superate le montagne del  Guatemala , il ricercatore ottocentesco Stephens superò un lago chiamato Atitlan, ai piedi di enormi vulcani, poco lontano dalle rovine di Uatlan).

Il Tempio delle Iscrizioni a Palenque si apre con cinque porte decorate con rilievi di stucco. Vi si trovano glifi e simboli, che ne raccontano la storia.

I primi visitatori delle zone che hanno ospitato la cultura Maya rimasero assorbiti e attoniti dai problemi che la loro conoscenza astronomica poneva, cosa che permane anche ai nostri giorni, comunque. 

Essi avevano un anno di 260 giorni,suddivisi in tredici mesi di venti giorni ciascuno. Dal computo dei loro calcoli, si è dedotto che riportano a tempi remotissimi. Per loro, il tempo pare non avesse avuto 'inizio'. Sulle sommità delle loro torri, delle quali si ipotizzano varie funzioni ancora non ben definite,si svolgevano grandi cerimonie:ogni 52 anni, aveva luogo una cerimonia per simboleggiare la fine del mondo, poi si accendevano le torce per ricominciare.

La Luna e le sue fasi cicliche erano un riferimento importantissimo per i Maya,che ne sapevano calcolare le eclissi.

  Il relatore ha quindi affrontato l'analisi architettonico /simbolica della piramide Maya di Palenque, unico esemplare (fino ad oggi) ad avere rivelato la presenza di una sepoltura ipogea.Fu costruita attorno ad un singolo sovrano, Pacal (furono anche ritrovati i corpi di quattro schiavi sacrificati) e presenta un cunicolo di collegamento con la sommità della piramide.All' ingresso della tomba c'è una porta che è più stretta delle dimensioni del sarcofago che è stato ritrovato all'interno (come nella Grande Piramide di Giza).

  Dettaglio della costituzione delle tre parti del sarcofago di re Pacal (lastra superiore, intermedia a forma di serratura di chiave, e sarcofago vero e proprio). Il relatore ha esposto i particolari del corpo ritrovato in esso: appartiene ad un uomo di altezza pari a 1,75 m (alto per il tipo medio Maya),cranio allungato (caratteristica di forme rituali Maya),che per i  Maya si rifaceva alla somiglianza con i loro avi, gli dei,da cui credevano di discendere.Però l'allungamento era ottenuto con metodi cruenti artificiali fin dalla tenera età mentre il personaggio deposto nel sarcofago pare l'avesse per nascita. Aveva sei dita (polidattilia), caratteristiche che per i Maya erano appannaggio di una Razza Divina, loro progenitrice. Pacal probabilmente racchiudeva in sè ciò che per loro era il concetto di un dio,quindi come tale era considerato incarnazione terrena non solo di un re, ma di un essere divino. Ciò che affascinava i Maya erano, oltre le succitate caratteristiche fisiche, l'alta statura, i denti aguzzi, i lobi delle orecchie allungati,  lo strabismo di Venere, la pelle bianchissima, gli uomini barbuti. Tali attribuzioni venivano ricercate anche in modo artificiale, perchè ritenute fondamentali nelle pratiche rituali. I Conquistadores  ci hanno tramandato come si trovarono difatti a contatto con alcuni individui dalla carnagione chiara, insolita per un popolo del Mesomerica, ancora più chiara di molti Spagnoli. I Maya, del resto,attendevano l'arrivo di un 'dio bianco e barbuto' che sarebbe tornato a loro dall'acqua, e credettero di identificarlo in Cortès  (che accolsero con tutti gli onori).

Sulla lastra più esterna del sarcofago di Palenque, è riportato un curioso disegno inciso, che ha fatto scrivere fiumi di parole circa la sua interpretazione, inclusa quella 'archeospaziale', in cui alcuni autori ritengono di raffigurare un essere extraterrestre con la sua navicella. In realtà, Pacal è un personggio storicamente attestato, il cui nome completo è Hanub Pacal (che in lingua Maya significa 'scudo'),nato nel 603 d.C.e divenuto re a 12 anni e 125 giorni (nel 615) e morto attorno agli ottant'anni. Lo scheletro ritrovato, però, recava una dentatura perfetta, cosa insolita a quell'età, ma c'è di più. Appartiene ad un soggetto morto attorno ai 40 anni, allora chi sarebbe costui? I ricchi simbolismi di cui è composta la lastra di Palenque. Un'allegoria?

L'ipotesi affascinante che il gruppo HWH22 ha proposto, in un finale purtroppo veloce per lo scadere del tempo a disposizione (sembra un eufemismo in questo preciso contesto!) consiste nel tenere ben presenti le SETTE ERE o SOLI che i Maya computavano e che si compongono di migliaia di anni ciascuna, ognuna contrassegnata da eventi catastrofici che portarono alla distruzione della civiltà precedente e al succedersi di una successiva. Attualmente,secondo questa sorta di 'calendario ciclico', ci troviamo nel V SOLE o Tonatiuh (sole movimento), la cui fine dovrebbe espletarsi tra il 22 e il  23 dicembre 2012.

In base alle considerazioni relative alle cinque Ere fino ad oggi succedutesi, che Bertelegni ha approfondito nel merito ma che qui è impossibile approfondire, il suo gruppo ritiene di aver identificato nell'incisione di Palenque non una navicella spaziale ma una sorta di  'capsule temporali', ovviamente cinque, descritte appunto dalle cinque ere che, innestandosi l'una con l'altra, formano un'unica capsula temporale. Un'ipotesi suggestiva, indubbiamente, in cui spazio e tempo si annullano, in cui realtà e virtualità sembrano scambiarsi d'abito in modo impressionante, eppure tali ipotesi non sono del tutto nuove, se -come ha accennato Bertelegni- sono state oggetto di romanzi fantascientifici come 'La Macchina del tempo' di H.G.Wells. Oggi, nuove branche della fisica, ci mettono davanti a scoperte(spesso tenute coperte da un eccessivo riserbo) rivoluzionarie, che il gruppo HWH22 sta seguendo da tempo e che, partendo da ricerche in campo archeologico, lo ha condotto su una ricerca di confine denominata 'Archeologia Spaziale'. Auguri! www.hwh22.it

(Marisa Uberti)

  • Spirano,19/11/2004: "Le piramidi italiane di Montevecchia (LC)" (report a cura di Elena Serughetti)

  Si è tenuta nel palazzo comunale di Spirano, venerdì 19 novembre, la terza conferenza del ciclo “Archeologia e Misteri”. Il relatore ha illustrato un argomento purtroppo ancora poco conosciuto, ma degno di maggiori attenzioni: le cosiddette “Piramidi di Montevecchia”, in provincia di Lecco. 

Dopo una premessa sul significato del termine “mistero” (è ciò che ancora non conosciamo, dunque è una “dichiarazione di ignoranza” ma anche di voglia di conoscere), il relatore ha introdotto l’argomento dicendo che avrebbe cercato di chiarire DOVE,COME.. QUANDO E CHI ha edificato queste incredibili formazioni piramidali.

  Di Gregorio, che abita appunto a Montevecchia, da molti anni si dedica allo studio dell’archeologia locale. Negli anni ha portato alla luce importanti ritrovamenti di epoca medievale, romana e anche pre-romana. In questi ultimi anni in particolare sta studiando, con la passione e l’impegno che lo hanno sempre caratterizzato, tre formazioni collinari inserite nel Parco naturale di Montevecchia e della Valle del Curone.

Le tre colline hanno attirato l’attenzione del relatore soprattutto dopo che egli ha potuto visionarle dall’alto: le fotografie aeree e da satellite infatti, mostrano chiaramente la disposizione delle tre colline e le loro proporzioni.

Si notano due colline a forma di piramide perfettamente allineate, e una terza più piccola spostata rispetto all’allineamento delle prime due.

Subito questa particolare disposizione riporta alla mente le tre celebri piramidi egizie di Giza, che paiono rispecchiare perfettamente le stelle della “cintura di Orione” (le tre stelle che si trovano al centro di questa costellazione).

Solo una coincidenza? 

 

Il relatore ha chiesto il parere di esperti come l’astrofisico Gaspani, dell’osservatorio Brera di Milano, il quale ha analizzato le foto satellitari e ha misurato vari parametri delle tre formazioni piramidali.

Oltre alla perfezione geometrica dei lati, il prof. Gaspani ha misurato l’inclinazione dei lati delle prime due piramidi (la terza presenta difficoltà nella misurazione perché avvolta in parte dal bosco): con una buona dose di sorpresa, si è constatato che l’inclinazione è di 42-43°. Questa precisione ricorda molto da vicino altre piramidi egizie: quelle di Dashur, più antiche delle tre di Giza. Due di queste piramidi di Dashur presentano anch’esse inclinazioni che vanno dai 42° ai 43°.

Un’altra coincidenza?

Dopo questi primi, sorprendenti dati, Di Gregorio è passato a uno studio sul campo, rintracciando parti di un muro in blocchi di granito, sulla sommità della seconda collina piramidale (chiamata Belvedere Cereda per il panorama che vi si può ammirare). Questo muro è orientato verso il Nord con una precisione impressionante: l’errore è infatti dello 0,5%. Considerando che oggi si raggiunge a stento, e con l’uso delle tecnologie più sofisticate disponibili, un margine d’errore dello 0,6/0,7%, si può comprendere la straordinarietà di una simile costruzione.

Una delle ipotesi fatte in proposito, è che si tratti del muro perimetrale di una costruzione d’epoca celtica (le tre colline sono da sempre state considerate come luoghi di alta religiosità).

  Ora il problema è: chi, e quando, ha costruito queste piramidi? In realtà, ha chiarito Di Gregorio, non si è trattato di una “costruzione” come quella delle piramidi egizie (trasporto e messa in loco di blocchi litici): molto probabilmente infatti sono state scelte tre colline naturali, che avessero alcune caratteristiche particolari, e le si è scolpite dando loro una forma a piramide a gradoni.

Ma chi ha pensato e realizzato quest’opera? Il relatore, che ha cercato la collaborazione della Soprintendenza ai beni archeologici, si è visto spesso porte chiuse a sbarrare questo percorso di conoscenza: in primis gli è stato detto che, siccome ne’ Celti ne’ Romani costruivano piramidi, queste devono essere anteriori a tali popolazioni. Bene, ma… prima di loro “non c’era nessuno” (ufficialmente). E se non c’era nessuno, le piramidi non possono essere artificiali.

  Ora, in realtà il territorio della Valle del Curone ha visto insediamenti umani fin dalla notte dei tempi: sono state ritrovate infatti molte punte di lancia in selce (considerando che ad oltre 400 km di distanza sono state trovate le selci di questo territorio, si può intuire il florido commercio fra popolazioni neolitiche apparentemente così distanti).

Per capire il motivo che ha reso questo territorio meta ambita fin dalla preistoria, bisogna considerare la geografia italiana all’epoca glaciale: i ghiacciai alpini giungevano fino oltre Milano, ma data la particolare conformazione e disposizione di alcuni monti a Nord di Montevecchia, questo territorio era solo sfiorato dai ghiacci, costituendo una sorta di “isola” nel mare gelato che si stendeva tutt’attorno. I ritrovamenti di epoca preistorica confermano questi dati, e danno un’idea precisa di quanto lunga e popolata sia la storia della Valle del Curone.

Dunque non pare ragionevole asserire che “prima di Celti e Romani non c’era nessuno”; secondo l’archeologia “ortodossa”, prima di questi due popoli non esistevano genti in grado di pensare e realizzare un’opera tanto precisa. Eppure, tre colline chiaramente scolpite in forma piramidale, con i lati perfettamente allineati e inclinati in modo preciso, sono lì, visibili da tutti, a dimostrazione che qualcosa, e qualcuno, doveva esserci.

L’ortodossia estrema non aiuta la Ricerca, ma la passione e l’onestà intellettuale possono arrivare là dove nessuno avrebbe immaginato.

Dunque chi ha scolpito tre colline in quel modo così preciso? Chi poteva avere conoscenze astronomiche tanto avanzate e facoltà matematiche tanto raffinate? Stiamo parlando, per tornare al “quando”, di un’epoca molto vicina a quella delle piramidi egizie. Pare dunque abbastanza ragionevole pensare che, almeno in questa Valle, ancora molto c’è da scoprire e da disseppellire dal buio del tempo: ancora molto c’è da ripensare, su un’epoca e una popolazione di cui oggi non sappiamo nulla.

E’ risultato incredibile al pubblico, intervenuto numeroso e interessato, che nessuno fra i molti gruppi e associazioni archeologiche lombarde, si sia ancora accostato allo studio della storia del territorio montevecchino, nonostante siano ormai moltissimi i reperti di varie epoche portati alla luce da appassionati locali o semplici passanti (una delle punte di freccia in selce è stata trovata affiorante sul ciglio di un sentiero!).

  Le sorprese però non sono finite. Di Gregorio sta continuando le sue ricerche, rammaricandosi del fatto che un’altra strana condizione sia stata data dalla Soprintendenza: l’ente infatti non può permettersi un investimento eventualmente negativo, scavando su una collina in cui non è stato trovato alcun reperto che ne attesti l’importanza. Insomma, la Soprintendenza può scavare solo in presenza di reperti significativi; ma per trovare reperti… bisogna scavare! Uno strano circolo vizioso davvero, in cui parrebbe impantanarsi anche la più ferrea passione archeologica.

Ma Di Gregorio nel frattempo ha continuato la ricerca: non sul campo, ma dall’alto.

Ha analizzato varie foto aeree, scattate in diversi anni, scoprendo un altro carattere sorprendente che all’inizio era sfuggito. 

Un momento della relazione

La seconda collina mostra, al centro di un lato e un po’ più in alto rispetto alla base, un gruppo di piante che crescono rigogliose, circondate dai cosiddetti “prati magri” (formazioni vegetali spontanee che crescono su terreni rocciosi, non utilizzabili dall’uomo per alcuno scopo). Si tratta di un canneto: quindi siamo in presenza di una ristretta zona, sul fianco della parete, che gode di particolarissime condizioni idriche; una zona alimentata da una riserva d’acqua sottostante, probabilmente un pozzo (il relatore ha trovato tracce di forma circolare che farebbero pensare a questa struttura). Questo pozzo, prosegue l’autore nella sua ipotesi di lavoro, è probabilmente collegato a una grotta sottostante, una cavità la cui presenza è attestata dal ritrovamento, del tutto insolito nel contesto geologico superficiale, di un pezzo di roccia ricoperto interamente da cristalli di quarzo. Questa roccia, così particolare per il luogo in cui si trova, dovrebbe provenire da una cavità profonda (si trovano spesso delle geodi su cui crescono cristalli di quarzo in simili cavità).

Ora, questa intuizione (che va debitamente indagata)potrebbe non significare granché, se non riportasse alla mente un’altra caratteristica delle più celebri piramidi di Giza: la presenza di una camera sottostante la piramide, posta più in basso rispetto al piano, collegata all’esterno tramite condotti o pozzi. 

  Dopo aver mostrato una serie di schemi delle piramidi di Giza, il relatore ha concluso la sua interessante esposizione con un quesito: “E se si trovasse davvero una cavità, una camera, sottostante al canneto, collegata all’esterno tramite un pozzo…?”

Veduta aerea di una delle tre strutture piramidali di Montevecchia

  Inutile dire che questa domanda, assolutamente intrigante, ha lasciato il pubblico a meditare su tutta la vicenda e sui suoi possibili sviluppi.

  Di Gregorio ha poi risposto ad alcune domande poste dal pubblico, chiarendo altri punti particolari della sua ipotesi e dando ulteriori spiegazioni a quesiti che hanno appassionato i partecipanti.

La serata è stata davvero molto interessante; e ci ha lasciato con una serie di fatti e ipotesi su cui meditare, oltre che con la speranza che finalmente qualcosa si smuova dall’immobilità e dal torpore, che finora hanno chiuso le porte a una Ricerca condotta con onestà e impegno. Una Ricerca che potenzialmente può rivoluzionare le nostre attuali conoscenze, non solo sulle popolazioni locali della Valle del Curone, ma anche sul contesto generale lombardo e sulle relazioni, ancora oscure, fra varie antiche popolazioni, nonché sui loro spostamenti e sulla diffusione di conoscenze in tempi così remoti. 

Curiosità:unendo virtualmente centri cultuali vicini a Montevecchia, il dr. Di Gregorio ha notato che si riproduce la costellazione di Orione. Per maggiori informazioni visitare il sito:

www.prolocomontevecchia.it

Alla prossima-e ultima-conferenza dell'interessante ciclo!

 

  • "Viaggio nell'affascinante mondo dell'Antico Egitto -riflessioni ed interrogativi ancora insoluti"- Spirano(BG)-Sala Consiliare del Comune

La seconda serata dell'interessante ciclo di conferenze proposte dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Spirano si è svolta venerdì , 12 novembre 2004, alla presenza di un pubblico interessato e attento.

La relatrice è stata la scrivente. (foto di V.di Gregorio)

Si è voluto dare un 'taglio' cronologico alla serata tematica, proponendo inizialmente l'aspetto spinoso che riguarda la preistoria Egizia, a tutt'oggi avvolta nelle nebbie.

Da dove arriva la Civiltà Egizia?

Per gli Antichi,l'Egitto faceva già parte dell'antichità. Erodoto, che visitò il Paese nel  450 a.C., ebbe ad esternare queste parole:" Esistono in Egitto meraviglie che non si trovano in nessun altro luogo". L'Egitto è così antico, che gli Egizi stessi non sapevano da dove venivano e dove fossero nati. Prima delle dinastie universalmente riconosciute, l'Egitto era governato da esseri semidivini, in una imprecisata 'Età dell'Oro', ma chi erano realmente costoro? Ancora non si conosce la risposta.

Gli egittologi hanno potuto ricostruire la storia Egizia, a partire da un dato momento storico, grazie a liste di sovrani che sono contenute in diversi documenti(la Pietra di Palermo,il Canone di  Torino, ad esempio), e da incisioni sulle pareti dei Templi, le cui Biblioteche erano piene di Testi e documenti preziosi. Unendo i frammenti di liste stilate nelle varie epoche, con i ritrovamenti archeologici, gli egittologi hanno ricostruito una mappa dinastica dell'impero egizio.

 Il sacerdote Manetone, che visse all'incirca nel 300 a.C. -quando la civiltà Egizia volgeva verso il suo termine- compilò una storia completa dell'Egitto antico, basandosi su quanto si trovava nei Templi stessi. Purtroppo tale documento è giunto a noi mutilo e non nella sua forma originaria. Esso raggruppa i sovrani Egizi in trenta dinastie distinte e consequenziali, separate dai periodi 'intermedi', e termina con la data del 332 a.C.,quando Alessandro Magno lo conquistò(mancano i sovrani seguenti ovviamente, che furono i Tolomei.Le gloriose dinastie egizie si conclusero nel 30 a.C. con la conquista dell'Egitto da parte dei Romani).

I documenti che ho menzionato narrano tutti anche di un periodo antecedente all'elenco dei re "storici", riportando informazioni relative ad un periodo nel quale avrebbero governato i semidei e poi figure chiamate 'Seguaci(o compagni) di Horus', forse re predinastici che si erano distinti in modo tale da assumere caratteristiche,per il popolo, non umane (divine, appunto).Ci sarebbe un computo  totale di migliaia di anni, prima di Menes, il primo Re della lista di  Abydos.
Qui, nel tempio costruito dal faraone Sethi I (XIXdinastia), si ha un prezioso documento eternato su una delle pareti del tempio, in cui si vede il faraone che mostra al figlio giovinetto Ramsete II i 76 cartigli dei re che avevano governato l'Egitto fino a quel momento (ne sono esclusi sia la Regina-faraone Hatshepsut che i faraoni del periodo amarniano).Il primo di questi cartigli si riferisce ad un nome di re, MENE (o Menes,che taluni identificano con NARMER) che regnò all'incirca nel 3100 a.C.; secondo Manetone, fondò una dinastia e regnò per  circa 60 anni, ricevendo la stima del popolo, fino a che un ippopotamo lo portò via.Mito e storia si intrecciano nella nebbia del tempo...

Da dove ebbe veramente origine la civiltà Egizia? Forse, non sul Nilo. La  cosidetta preistoria Egizia è semisconosciuta ai più, potrebbe comunque ricollegarsi alle più note culture megalitiche di cui restano testimonianze in varie zone del nostro pianeta.

Per trovare forse le prime tracce di una civiltà che in seguito avrebbe potuto originare quella dei faraoni, dovremmo spostarci ad un centinaio di chilometri dal Nilo,verso ovest, nel cuore del Sahara, dove fa talmente caldo che perfino la pioggia evapora ancor prima di giungere al suolo. Un Team internazionale  di archeologi (della Sudden Meddley University,Dallas,Texas) guidati dall'archeologo Fred Wandorf, hanno esplorato il deserto alla ricerca di tracce di antichi insediamenti umani. Nel 1974 localizzarono un antico insediamento vicino ad uno specchio d'acqua poco profondo che chiamarono Nabta Playa, nelle vicinanze dello Uadi Kabbaniya(circa un centinaio di chilometri a ovest di Abu Simbel). Bisogna dire che il Sahara non fu sempre così arido; i rilevamenti al radiocarbonio hanno evidenziato come, attorno all' 8000 a.C., il monsone proveniente dall'Africa tropicale si spostò verso nord, causando l'aumento delle piogge sul deserto e favorendo la formazione di laghi stagionali.Uno di questi era Nabta Playa e qui viveva una tribù (nomade?)che regolava la propria esistenza sulla pioggia, fonte della loro stessa sopravvivenza; poichè le piogge erano irregolari, se cessavano il lago si asciugava e poteva rappresentare la morte. Un archeologo dell'accademia polacca delle Scienze ha ritrovato uno straordinario insieme di pietre, una piccola 'Stonehenge', ma di duemila anni più antica. Sembra che queste pietre costituiscano uno dei più vecchi calendari dell'umanità,che serviva per calcolare la stagione delle piogge.E' costituito da un cerchio di pietre simile ai cromlech che furono costruiti in Europa  nel Neolitico, e da due file verticali; una di queste file è rivolta a nord mentre l'altra -posta a sessanta gradi- indicava il punto dove annualmente il Sole si sarebbe trovato all'inizio dell'estate, che coincideva con la stagione delle piogge e, quindi, della vita.

Vennero trovate anche strane pietre, collocate in circolo, che corrispondevano a strane buche. Erano state portate in questo luogo da una zona lontana, spendendo sicuramente forza lavoro e, presumibilmente, dietro ordine di un personaggio di rango. Ma perchè? Qual'era lo scopo? Wendorf pensa che esse potessero contraddistinguere una sorta di tombe di personaggi illustri oppure che ne potessero celebrare gli spiriti. Ricordiamo che le antiche civiltà nacquero in condizioni ambientali ostili, e sicuramente un fattore era ad ognuno presente: il CAOS (visto come insieme di elementi sfavorevoli),che doveva essere vinto poichè solo con l'ORDINE si poteva fare il volere degli dei. In ogni antica società, la figura del 'capo' era necessario per placare il Caos, e quindi c'era bisogno della manifestazione terrena di un dio, che verrà identificato con il faraone in età dinastica. 

Uno dei massi più imponenti che venne all'attenzione di Wandorf appariva come un masso qualunque ma in realtà egli s'accorse che era una scultura primitiva.Si ergeva a circa un metro dalla buca che era stata scavata, dove si doveva trovare un pozzo; si presentava smussata e lavorata, era una scultura notevole, che presentava le caratteristiche delle grandi pietre lavorate (megalitiche).Probabilmente databile al 7000 a.C.

 

Verso il 5000 a.C., la cultura che qui si era insediata, si trovò costretta a migrare in quanto le condizioni climatiche subirono un'altra mutazione: il monsone estivo si spostò verso sud e questo causò il cessare delle piogge in detta zona e oasi come Nabta Playa si seccarono per sempre. La gente probabilmente si spostò verso est,dove scorreva il grande Nilo. Qui, trovarono altre tribù? [Per gli interessati alle tracce di preistoria in Egitto, una missione italiana nell'oasi di Farafra, nel 2001, ha riportato interessanti collegamenti con la tribù di Nabta Playa].

Il Nilo è la linfa vitale dell'Egitto. Dalle sue sorgenti in Etiopia,scorre verso nord per 6500 chilometri prima di sfociare nella Valle del Nilo,lunga 900 chilometri; si ramifica a 'delta' per un percorso di 160 chilometri e poi si getta nel Mar Mediterraneo.Una volta all'anno le piogge facevano ingrossare le sorgenti etiopi e di conseguenza il Nilo aumentava la sua portata fino a inondare i campi,riversandovi una sostanza nerastra fertilizzante,il limo. Da qui pare che anticamente sia stato dato il nome Kemet=Terra Nera,all'Egitto. Ma le genti che si erano insediate sulle sue rive dovettero ben presto imparare a convivere con l'imprevedibile fiume,in quanto se le piene erano troppo intense potevano distruggere i raccolti,se troppo esigue, causare carestie e morte. Pertanto, fin da tempi remoti, i 'protoegizi' fondarono un calendario basato non solo sul cosmo ma sul Nilo, di cui avevano distinto tre stagioni:

-quella dell'inondazione (piena)

-quella dell'emersione (la semina con il ritirarsi delle acque)

-quella della secca (raccolto),in cui il livello del Nilo era al minimo

Scavarono quindi pozzi, costruirono argini, applicarono i primi rudimenti di geometria per ritracciare ogni anno i confini dei campi.

Tra il 5000 e il 4000 a.C. appaiono le prime tracce della civiltà Egizia, con vasellame dai decori raffinati, spatole a forma di animale,per mescolare i cosmetici

,coltelli di pietra finemente lavorati,di inimitabile bellezza

(particolare del manico del coltello, che evidenzia incisioni di animali eseguiti con una perizia incredibile per l'epoca).

Quando si unificò l'Egitto,così come convenzionalmente lo intendiamo nella definizione della Storia della Cultura Egiziana?

Dai ritrovamenti effettuati in Egitto, si è potuto constatare come, già nel 3500 a.C., la città di Hieracompolis(l'antica Nekhen), la città del falco, capitale dell'Alto Egitto (porzione che si trova a sud del Paese), ospitava una civiltà agricola fiorente, piuttosto progredita, che produceva vasellame che per materiale e fattura era tecnologicamente migliore di quello di Buto, capitale del Basso Egitto (porzione del paese che si trova nei pressi del Delta del Nilo), rivale di Hyeraconpolis. Oggi è scomparsa l'antica struttura delle due città e per molto tempo si è ritenuto che il loro territorio non avesse più nulla da rivelare; ma non è così. I ritrovamenti degli ultimi decenni hanno permesso di capire che l'insediamento di Hyeraconpolis si estendeva per oltre tre chilometri e che rappresentava uno dei centri più importanti lungo il Nilo.Nel 1985 furono scoperte grosse buche che dovevano ospitare altrettanto grossi pali lignei, facendo ipotizzare che la struttura(debitamente ricostruita dagli archeologi in base ai ritrovamenti in loco) costituisse l'intelaiatura di un sacrario,la facciata di uno dei templi più antichi di tutto l'Egitto,che dominava la città. La ricostruzione grafica ce lo mostra così Sembra che la sua forma ricalcasse quella di un animale

Anche a Buto sono stati ritrovati reperti appartenenti ad una cultura antecedente il 3500 a.C.,ma come abbiamo detto la tecnologia era più scadente di quella che rivelano i manufatti rinvenuti ad Hyeraconpolis. Le due culture vennero in contatto, pensano gli studiosi, ad un certo momento della storia umana, ma quando? E in modo cruento o indolore avvenne la 'fusione'?

Non lo si sa con certezza, ci si deve basare sui dati a disposizione riportati alla luce finora. A Hyeracompolis, che sembra fosse la capitale del sud in quel periodo, si sono trovate raffigurazioni di  un re, chiamato il re Scorpione poichè mancherebbe una traduzione fonetica del suo nome (simboleggiato da uno scorpione appunto),che combatte gli egiziani. Sembra che il potere del re Scorpione si sia esteso fino a nord di Menfi, mentre il re che unificò l'Egitto sarebbe stato Narmer, il suo successore. Uno dei pezzi più importanti e famosi che attesterebbe l'unificazione del Nord e del Sud è la tavolozza di Narmer (forse è lo stesso Mene,il primo faraone riportato sul primo cartiglio dei 76 rinvenuti sulle pareti del Tempio di Abydos?),la quale presenta aspetti interessanti da più punti di vista. Anzitutto é qualitativamente pregevole, eseguita con abilità tecnica mirabile (per essere in fondo una tavolozza che apparterebbe al periodo predinastico); in essa compaiono già dei geroglifici (come il falco e il nome del faraone) e su una faccia presenta il re con la corona bianca dell'Alto Egitto (Narmer ne era -infatti- il sovrano) che sottomette un asiaticoTavoletta_di_NARMER.jpg (15917 byte) (popolazione che si era insediata nel Delta) e dalla parte opposta il re porta la corona rossa,simbolo del Basso Egitto, quindi si deduce che egli  fosse sovrano del regno unificato. I colli intrecciati di due leoni (così vengono identificati), confermerebbero ulteriormente questa unificazione

L'evento viene datato attorno al 3100 a.C. Quello che potrebbe interpretarsi come un fatto di autoglorificazione del re Narmer, sarebbe un fatto storico certo. Un altro reperto,infatti, ritrovato ad Abydos ne sarebbe la dimostrazione. I primi re Egiziani venivano sepolti qui. 

Sotto cumuli di cocci, nel 1977 l'archeologo tedesco Gunther Dreyer pensò si potesse trovare la traccia di qualcosa di importante e fece riaprire gli scavi.  Sotto mucchi di detriti e cocci, il suo team individuò delle tombe di una dinastia che fino a quel momento era sconosciuta e che chiamò dinastia zero. 

Sostenendo di aver trovato anche la tomba di re Narmer, nei pressi della quale trovò una etichetta d'avorio (che veniva apposta sulle giare d'olio e che attestavano l'anno di regno di quel sovrano) che pare raffigurare proprio l'evento riprodotto sulla tavolozza di Narmer.Anche qui,pur se mutila, l'archeologo sostiene che è raffigurata la vittoria del re dell'Alto Egitto sui popoli del Delta. 

Se questo ci indica che a quel momento i regni erano unificati, non si può comunque dire con certezza se -prima di tale evento- il processo di unificazione non fosse già in atto,magari da tempo.

Sotto quei cumuli di cocci, all'interno di tombe sconosciute,l'archeologo tedesco fece scoperte ancor più sorprendenti della precedente:tavolette con caratteri geroglifici che costituirebbero la prova che quel popolo aveva ideato un sistema di scrittura molto prima di quanto si pensasse, ma anche prima dei Sumeri della Mesopotamia. La tavoletta appartenente a questi ultimi, datata come la più antica, mostra un sistema di calcolo semplice basato su figure e numeri. 

Le tavolette Egizie, invece, contenevano già delle figure che indicano suoni, come gli alfabeti moderni.I geroglifici in esse raffigurati sono dei suoni. Gli egittologi sono riusciti a tradurre il simbolo del cobra e quello dei due triangoli con la parola 'giù' e 'montagna '("le montagne delle tenebre" e trattandosi di tombe direi che l'interpretazione non è fuori luogo).I geroglifici di altre placchette indicano che il re riscuoteva tasse sia dall'Alto che dal Basso Egitto, segno che c'era l'unificazione in quel periodo.

Una delle placchette ritrovate dall'archeologo tedesco.

Una delle città più antiche è Menfi, che fu fondata dai re della prima dinastia;oggi restano poche rovine e nessuna risale al tempo di Narmer.

Dopo il primo periodo di regno di sovrani su cui si sa ancora poco, si assiste all'esplosione della civiltà Egizia così come la conosce il mondo intero,ben strutturata e gerarchizzata. La conferenza è proseguita con l'illustrazione del mio viaggio in Egitto nei luoghi più suggestivi, soffermandomi sugli interrogativi che ancora non hanno trovato una risposta definitiva e che in sostanza si trovano nella mia sezione dedicata all'Egitto.

Al prossimo venerdì con Enzo di Gregorio "Le piramidi italiane di Montevecchia (Lecco)" !

(Marisa Uberti)

 

  • Conferenza del prof. M. E. Chioffi “Egitto Magico: il Papiro Westcar e le Camere Segrete del Tempio di Toth”- Spirano(BG) - Sala Consiliare del Comune-

  Si è svolta venerdì 5 novembre alle ore 21 la prima delle quattro conferenze del ciclo “Archeologia e Misteri” organizzate dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Spirano. Graditissima l’introduzione del gentilissimo sig.Sindaco, che ha auspicato come questo tipo di manifestazioni possano occupare uno spazio sempre maggiore nella società culturale del paese, poiché cultura è crescita sotto vari punti di vista (e non si può essere che d’accordo con lui!).

  L’accogliente sala che ha ospitato l’evento ha fatto da splendida cornice all’esposizione raffinata del prof.Chioffi, egittologo, archeologo subacqueo, esperto in scrittura geroglifica. 

In buon numero le persone presenti, che hanno dimostrato partecipazione attiva, come del resto è consueto quando si parla di Antico Egitto.

  Il relatore ha aperto la propria conferenza offrendo una panoramica dei punti caratteristici della scrittura degli antichi Egizi, affinché si potesse penetrare meglio l’argomento-cardine della serata, un brano del Papiro Westcar che, mutilo di varie parti, è stato pazientemente e recentemente ‘ricostruito’ in quelle stesse parti, dal prof.Chioffi e dalla bravissima Giuliana Rigamonti, attraverso un’operazione di comparazione attenta e particolareggiata. Operazione che ha portato alla lettura delle parti mancanti del brano in cui viene menzionato il ‘numero delle camere segrete del Tempio di Toth’, un lavoro di ricostruzione di recente conclusione,  che riserverà molto interesse tra gli studiosi e gli appassionati del settore. Si ringrazia infinitamente il prof.Chioffi per averlo proposto a Spirano, come una delle anteprime assolute di divulgazione di questa magnifica scoperta.

Il prof.Chioffi in un momento della conferenza.

  Abbiamo detto che la conferenza è iniziata offrendo una visione dei contenuti salienti del sistema di scrittura dell’Antico Egitto,di cui necessariamente fornisco una (inesaustiva) sintesi. Secondo la mitologia, l’invenzione della scrittura egizia si deve al dio Toth, che viene spesso raffigurato con corpo umano e testa di Ibis. Come per le altre lingue, un primo passo verso la scrittura Egizia fu quello di rappresentare graficamente ciò che si vedeva, così per scrivere ‘bocca’ si disegnava una bocca: questo si chiama ideogramma; ma per esprimere concetti astratti, tale sistema non bastava più e si rese necessaria l’introduzione di un sistema fonetico, basato su segni che rappresentavano suoni. Si crearono così fonogrammi monoconsonantici (che equivalgono ad un solo suono), biconsonantici (che equivalgono a due suoni), triconsonantici (equivalenti a tre suoni).Il sistema di scrittura si arricchì di ulteriori strutture grammaticali nel corso del tempo e anche se i simboli utilizzati divennero (sotto le varie dinastie) dell’ordine delle migliaia, il sistema poteva essere in pratica ridotto ai fonogrammi monoconsonantici e ad alcuni altri segni. Il motivo per cui continuassero ad usare tanti segni è che le persone che sapevano leggere e scrivere costituivano una parte assai esigua della popolazione e queste –gli scribi- formavano una classe privilegiata, interessata a mantenere il sistema così complesso perché potesse continuare ad essere privilegio di pochi. Gli egittologi hanno adottato e perfezionato un sistema di lettura o meglio di traslitterazione dei segni nel nostro alfabeto, introducendo convenzionalmente la vocale ‘e ’ per poter pronunciare le parole( l’alfabeto egizio, come quello delle altre lingue semitiche, non ha vocali).

  I tre sistemi di scrittura egiziana sono tradizionalmente chiamati: -geroglifico (termine che fu dato dai greci e che significa ‘scrittura sacra’),riservato alla grafia monumentale; - ieratico (scrittura sacerdotale), sistema che è paragonabile ad un geroglifico ‘corsivo’, un sistema più veloce per redigere documenti  amministrativi; -demotico (scrittura popolare), che compare in epoca più tarda. Infine potremmo includere il copto, che è per così dire l’ultimo stadio della lingua egizia.

L’importanza che rivestiva la parola per l’Egiziano antico lo si può comprendere negli ambiti in cui essa si ritrova maggiormente, nei monumenti funerari e nei testi sacri. La parola aveva un valore non solo di espressione di concetti ma ‘magico’, di grande potere, ed era importante ‘come ‘ la parola veniva pronunciata e l’ambito.

La scrittura egizia copre un arco di tempo di circa tremila anni e tradizionalmente ha termine  il 24 agosto 394 d.C.,data in cui risale l'ultima iscrizione geroglifica (fino ad ora conosciuta almeno): essa si trova -graffita in modo semplice e non elaborato da uno scriba che si chiamava Esmet-Aakhom (scriba dell'archivio del Tempio) -sulla parete interna del muro nord della Porta di Adriano,davanti ad un'immagine del dio nubiano Mandulis, sull'isola di Philae.  L'ultima iscrizione demotica conosciuta è datata al 452 d.C.

  Un altro momento della serata.

La tradizione egizia sostiene che il dio Toth fosse stato l’inventore dei geroglifici e che egli avesse compilato un libro che conteneva la base di ogni sapere: il mitico e potente "Libro di Toth", che evidentemente andava custodito gelosamente. Il papiro di Toth, come tutti i papiri egizi importanti, era conservato nella biblioteca segreta del tempio di Hermopolis, ovvero nella "Casa della Vita " (in egizio "Per-ankh").

  Durante la sua conferenza, il prof.Chioffi ci ha illustrato un passo del  "Papiro Westcar", un manoscritto che fu redatto  tra la XVI o XVII dinastia (fine del periodo Hyksos), che porta questo nome da colei che lo portò via dall’Egitto, Miss Westcar; oggi è conservato a Berlino. Il Papiro in questione riveste una grande importanza poiché ci informa del passaggio dalla IV alla V dinastia egizia(dal faraone Cheope alla nascita dei re che regnarono dopo di lui); può essere considerato come il primo vero riferimento collegabile  alla prestidigitazione, riportando formule magico-rituali adottate dai sacerdoti egizi.

Anche se redatto molto tempo dopo l’epopea di Kheope, IV dinastia (a cui si attribuisce la costruzione della Grande Piramide di Giza), è costituito da una serie di Racconti, che si ipotizzavano narrati alla corte di quel faraone, e  compongono cinque storie all’interno di un’unica struttura compositiva. A noi sono pervenuti in modo completo il terzo e quarto racconto; il secondo ha varie lacune;il primo è pervenuto con la sola parte finale. Il quinto termina in modo brusco,anche se narra vicende descritte con ampiezza e ricchezza di particolari,tant'è che si discosta dagli altri quattro, come schema narrativo.

Alla corte di Cheope,  pare ci si annoiasse molto. Per ‘ingannare’ il tempo, venivano narrate storie per alleggerire la monotonia e per creare un clima di attesa e di gaiezza. Alla corte, viveva e si esibiva un mago in grado di compiere prodigi che, naturalmente, venivano spacciati per manifestazioni soprannaturali; queste riempivano la vita di palazzo e suscitavano lo stupore della gente.

Una di queste storie cita  la  ricerca condotta da Cheope per trovare "qualcosa" appartenuto al tempio di Toth.

Il pubblico in sala segue con interesse la relazione dell'egittologo

Attraverso l’attenta analisi del brano del papiro dedicato alle camere segrete del tempio di Toth, si viene a sapere che Cheope avrebbe mandato a chiamare uno dei due grandi sacerdoti di corte, Djedi, che il faraone aveva sentito dire conoscesse il numero delle stanze segrete del tempio del dio, forse perché intenzionato a replicarle nel suo monumento, la Piramide di Giza.

Mandatolo a chiamare, Cheope gli pose la fatidica domanda e Djedi  profetizzò al re la nascita della persona che avrebbe rivelato al re stesso ciò che egli desiderava sapere e inoltre gli predisse che tale personaggio avrebbe spodestato i discendenti di Cheope stesso.

Ma Cheope insiste con la sua domanda:”Conosci il numero delle camere segrete del Tempio di Toth?” e Djedi risponde che non conosceva il loro numero, bensì il luogo in cui era custodito il documento in cui ciò era scritto e che tale luogo si trovava nella città di Eliopoli.

Non sappiamo, dice il prof.Chioffi, se tale documento fu fatto cercare e trovato da Cheope, rimane un punto interrogativo; né possiamo sapere se Cheope impostò su tali basi la disposizione interna della Piramide di Giza; ma ciò che possiamo constatare è come - a partire dalla V dinastia- le pareti interne delle piramidi vengano ricoperte meravigliosamente da iscrizioni geroglifiche che riportano i cosiddetti “Testi delle Piramidi”, che si ritiene provengano da testi molto più antichi, la cui origine non è nota.

 

 Le ultime ricerche - che in questa sede sono state fornite in forma sintetica- sono raccolte nel volume “I Racconti di Kheope-Il papiro Westcar”, di prossima uscita, scritto da M.E.Chioffi e la Patrice Le Guilloux, con integrazioni geroglifiche e note storiche di Giuliana Rigamonti, per la DUAT Edizioni. La pubblicazione comprende la ricerca “I racconti del papiro Westcar : i grandi maghi”, a cura di Carlo Faggi e Marcello Garbagnati.

  Molti gli interventi a fine esposizione, con le curiosità del pubblico, alle quali il prof.Chioffi ha risposto garbatamente e piacevolmente, attenendosi ai dati oggettivi fino ad oggi in possesso degli egittologi, ribadendo che ciò che si sa con certezza è meno di quanto non si sappia, in merito all’Antico Egitto (il 70 per cento giace ancora sotto le sabbie).

  Alla conferenza è stato presentato l’ultimo libro del prof.Chioffi, che ho il piacere di segnalare in questa sede (e già recensito come Libro del Mese di Ottobre 2004 in questo sito):

Le avventure di Sinhue”-scritto a due mani con Patrice Le Guilloux, con la collaborazione di Giuliana Rigamonti-  Testo geroglifico,traslitterazione e traduzione commentata-Edizione bilingue italiano/francese con CD Rom interattivo- Edizioni Duat

  Erano presenti sia l’Editore della DUAT, Gianluigi Guzzi, (tra l’altro autore di “Osiride Rivelato”) che il curatore del progetto grafico, Marcello Garbagnati (www.egittologia.net)

  Inoltre, dal momento che spesso si trattano gli argomenti relativi all’Antico Egitto a sproposito, ovvero alterando quelle che sono le prove acquisite e documentate, è stato approntato un testo, cui hanno collaborato vari autori (oltre a M.E.Chioffi, M.Garbagnati, G.Sozzani, presenti in conferenza),intitolato “Antico Egitto: curiosità e misteri svelati”, Edizioni Duat.

 

Un fatto certo è comunque emerso: gli interrogativi e i dubbi aiutano a continuare una Ricerca seria e disinteressata, che deve svolgersi con umiltà e onestà d’intenti, restando aperti alle conoscenze che le nuove, future scoperte possono contribuire a migliorare o a colmare.

 

(Marisa Uberti)