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Il Castello di Issogne (AO)

                                                                                  

                                                            e il misterioso SATOR

   

       

(di Marisa Uberti)

Eccoci nuovamente sul percorso della Via Francigena, questa volta nella parte più settentrionale d'Italia, la Valle d'Aosta. Come si vede dalla cartina, questo importantissimo percorso stradale che univa Roma a Canterbury passava anche da qui, con le direttrici per Svizzera e Francia. Il tracciato, riscoperto di recente, è sia percorso culturale che spirituale e si sovrappone a quello del 'Chemins des Vignobles' (alla scoperta delle vigne, ovvero un'offerta escursionistica turistico - agricola).

                        

Issogne dista da Aosta una trentina di chilometri, e si trova di fronte all'imbocco della Val d’Ayas; è un piccolo borgo della bassa Valdaosta collocato alla destra orografica della Dora Baltea, ai piedi del costone del Creton e circondato da boschi. Il suo clima è mite, cosa che ha favorito l'agricoltura fin da epoche antiche (sono noti i vigneti dei romani lungo la piana della Dora).  Lungo la strada, che oggi si percorre comodamente in auto, l'occhio cattura paesaggi d'altri tempi, d'altri sogni, e del resto questa è famosa per essere la regione dei castelli, d'arme e d'amore...

isso-07.jpg (50032 byte) Il forte di Bard (XIX sec.)                                     ISSO-21.jpg (149584 byte) Il castello medievale di Verrès

       

Al centro del paese sorge il castello, uno dei più famosi della regione e che è quello che, sostanzialmente, ci hanno fatto pervenire i suoi proprietari più famosi, i Challant

ISSO-15.jpg (171540 byte)Ed è proprio il loro lo stemma che vediamo sul portone con profilo a chiglia, delizioso, che affaccia sulla piazzetta (di fronte alla Parrocchiale); questo portale era l'antico ingresso che immetteva direttamente nel celebre portico, nel cortile e nel giardino, e quindi si saliva alle sale da pranzo e alle cucine. Attualmente i visitatori entrano un po' più avanti, dal bel viale-giardino che offre una vista bellissima sulle montagne; per terra sono disposte alcune antiche macine e già l'atmosfera frenetica della vita quotidiana è totalmente scomparsa, come fossimo entrati in un mondo a parte.  

                                                                                    ISSO-02.jpg (83186 byte) ISSO-03.jpg (140739 byte)  

Come è nostra consuetudine, non intendiamo essere una replica delle guide che si trovano in loco, o nel sito ufficiale, molto ben fatto (tanto più che la visita al castello è obbligatoriamente guidata su percorsi prestabiliti). I nostri 'due passi' sono andati ad indagare dietro le quinte del maniero, situato in un paesaggio di esaltante bellezza e in un punto ritenuto quasi certamente sacro fin dai tempi più remoti, cosa suggerita dal fatto che è centrale rispetto al borgo (anticamente, il 'centro' rappresentava la sede della divinità; non è improbabile che dove oggi sorge la chiesa parrocchiale, vi fosse un edificio di culto 'pagano' e chiesa e castello sono situati di fronte uno all'altro). Apprendiamo così che dove oggi sorge il castello, in epoca romana vi era una domus, situata al di sotto della manica verso valle. Qui hanno puntato gli scavi  archeologici della campagna svoltasi tra marzo e luglio del 2003, che hanno inoltre interessato l’interno di parte dei vani interrati del maniero. Ciò ha permesso di eseguire un'analisi stratigrafica che ha consentito un miglioramento delle conoscenze circa la sequenza costruttiva che ha insistito sull'area, mettendo in evidenza un’articolazione strutturale in buona parte diversa rispetto a quanto fino ad ora era stato proposto(1)

                                                                                  ISSO-04.jpg (95629 byte) ISSO-01.jpg (156394 byte)

Prima della 'domus' romana non sappiamo cosa sia stato trovato, e non si hanno notizie sull'uso dell'are in epoca seguente, altomedievale.  Le notizie disponibili ci informano che nel XII secolo d.C. vi era l’ ”episcopalem domum”, trasformata poi in casa-fortevale a dire di un' abitazione dotata di sistemi difensivi, appartenente al vescovo di Aosta, che possedeva diritti sulla zona almeno dal 1152) alla prima metà del secolo successivo. La famiglia Challant entra in gioco più tardi, con Ybleto, cui si deve la maggior parte delle strutture che costituiscono il castello ancora oggi, ma certamente il più determinante per le sorti del maniero fu Giorgio di Challant, priore della Collegiata di Sant'Orso ad Aosta e governatore di quella città. Ai nostri lettori suonerà forse familiare questo luogo, perchè nel 'lontano' 2002 ci recammo in visita per documentare lo straordinario Rotas/Sator circolare che era venuto alla luce nell'area dell'altare della chiesa della Collegiata stessa. Vi siamo ritornati, non temete, e vi daremo le ultime notizie; ma qui ad Issogne dovevamo documentare l'esemplare di Sator che viene spesso- a sproposito- collegato con quello di Aosta, ponendo come filo di collegamento proprio il priore Giorgio di Challant. Cercheremo di capire qualcosa di più. 

Ma andiamo per gradi, cercando di immedesimarci nella mentalità medievale, quando il sapere si trasmetteva attraverso i simboli. Oggi si è concordi nel riconoscere nell'apparato pittorico del castello non più una semplice decorazione o impianto estetico di auto-esaltazione, ma l'intenzione del priore Giorgio di Challant di trasfondere nel castello il suo sapere, acquisito non soltanto nel monastero di Sant'Orso (sicuramente una sede di cultura eccellente, che ne trabocca ancora oggi), ma attraverso viaggi in Italia e in Europa, a contatto con la cultura più raffinata dell'epoca. Molto probabilmente venne a contatto con quella che chiamiamo la Tradizione ermetica, che comprendeva allora tutte le più importanti discipline e scienze. Nel 1487 Giorgio si trova ad essere tutore dei figli del suo defunto cugino Luigi, Filiberto e Carlo, avuti dalla moglie Marguerite de la Chambre. I coniugi abitavano il castello di Issogne e quando il priore si trova a divenirne mecenate, lo adatta a dimora signorile, in cui collocare qui e là sicuri riferimenti simbolici, camuffati da pregevoli affreschi dall'impatto familiare. Egli probabilmente ricongiunse edifici di epoca diversa, con la realizzazione di loggiati e corridoi. .

 

La fontana simbolica del cortile

isso-06.jpg (97825 byte)Superato il cancello di ingresso al cortile, uno dei manufatti che attira l'attenzione è la singolare fontana ottagonale che spicca nel mezzo; è singolare poichè al centro diparte una pianta in ferro battuto, che replica un melograno con foglie di quercia, e quattro zampilli sgorgano dai suoi rami.. Una copia di questa fontana si trova nel borgo medievale del Valentino di Torino. Sul bordo ottagonale di pietra sono scolpiti gli stemmi della famiglia Challant. Quest'opera codifica diversi messaggi simbolici, a partire dall'ottagono: questa è la forma dei battisteri cristiani (ad immersione prima e poi trasformati in edifici ottagonali), e rimanda all'Ottavo giorno, quello della Resurrezione o rinascita tramite l'acqua battesimale, fonte di Vita eterna. Il melograno è correlato alla fecondità, alla copiosità dell'Opera (alchemica), coniugata alla stabilità (foglie di quercia). I quattro zampilli sono come i fiumi dell'Eden, ma sono anche le quattro fasi alchemiche che portano alla realizzazione dell'Opus e, nel complesso, il manufatto potrebbe essere raffrontato alla 'fonte dell'eterna giovinezza' di cui parlano i testi ermetici. Negli ultimi decenni la fontana è stata oggetto di minuziose analisi, disposte dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Aosta, al fine di verificare il suo stato di conservazione. Nel 1996 -volendo evitare delle radiografie - si era proceduto ad impiegare tecniche locali quali eddy current, ultrasuoni a varie frequenze ed endoscopia. A causa però della presenza di forti rugosità superficiali , di strati ossidati in superficie e di superfici di separazione molto irregolari, la risposta delle strumentazioni non era stata quella sperata. L'intervento è comunque servito per capire come procedere e alla fine si è optato per l'impiego di tecniche radiografiche di media ed alta penetrazione (nel link collegato è possibile vedere la radiografia del corpo, dei rami e dei getti). Con tecniche CAD si sono anche potuti ricostruire alcuni elementi tramite computer grafica.

Il porticato del piano terra e la Triplice Cinta

ISSO-05.jpg (92747 byte) Sotto le bellissime volte a crociera che costituiscono l'ossatura del porticato, si ammirano degli affreschi la cui lettura -apparentemente banale- non è invece così semplice. Troviamo scene che -stando alla critica - dovevano testimoniare la tranquilla vita del feudo sotto i Challant: gli affreschi sulla parete di fronte alla fontana ritraggono il mercato e le botteghe artigiane(beccaio, fornaio, sarto, speziale, formaggiaio/salumiere) in cui l'abbondanza trionfa ma altri elementi depongono per la rappresentazione nascosta dei vizi (ira, gola, lussuria), tuttavia non esiste ancora una lettura simbolica esaustiva (7 è un numero 'magico', intanto, non casuale). Lungo la parete perpendicolare, è raffigurato il Corpo di Guardia che, appese le armi alla parete, si concede a svaghi e giochi. 

ISSO-11.jpg (144659 byte)Tra questi, si vedono benissimo il back-gammon e il 'filetto' (che per noi è la 'nostra' Triplice Cinta'). Si vedono due giocatori che stanno disputando una partita su un tavoliere, nel quale compaiono pedine bianche e nere. I loro abiti però non lasciano pensare a dei soldati, quanto più dei ricchi nobili; forse questi ultimi si concedevano di svagarsi con le guardie nei momenti...liberi. Comunque la circostanza relativa ad un gioco tra soldati ci conferma tra l'altro quanto già appurato in altri luoghi, dove incisioni di 'filetti' vengono ascritte a soldati che, tra una pausa e l'altra, si dilettano a sfidarsi su questo tavoliere, dove lo scopo è mettere tre pedine in fila (gioco di allineamento). Questo comunque apre una parentesi sulla notorietà che questo gioco dovesse riscuotere nell'ambiente dell'epoca. In questo contesto è innegabile che lo schema rappresentato sia usato come ludus, tuttavia- conoscendo anche il suo valore simbolico- ci può sorgere il dubbio che il committente abbia usato un espediente scontato ed efficace per far pervenire un messaggio a chi doveva arrivare. 

I graffiti e le scritte ovunque

Sul dipinto appena visto sopra, un buon osservatore avrà notato la presenza di numerosi graffiti (sul cappello blu del giocatore di spalle, in primo piano, ad esempio, ma un po' sparsi sull'intera scena). E' la prassi, per questo maniero: fin dall'ingresso, se si avrà cura di prestare attenzione, si rileveranno scritte sui muri a profusione, sia incise con punte metalliche che tracciate con pastello rosso o scuro. Perchè? Viene spiegato in loco che era quasi una regola, tra nobili (castellani od ospiti) si lasciavano scritte non per maleducazione ma come ricordo. Nutriamo una certa perplessità, tuttavia è innegabile che alcune di esse siano vergate con estrema eleganza e rappresentano una testimonianza della vita del castello. Anzi, una di esse -considerata la più antica - risale al 1489 e riferisce della costruzione stessa del maniero; una, del 1538, fu lasciata da un tale Barbero che nella sala di Giustizia ci informa di essere giunto al castello il 3 giugno 'più morto che vivo' (probabilmente il suo viaggio fu estenuante, ma non sappiamo altro). Troviamo anche figure araldiche, cuori trafitti da frecce, lance o spade; brani della Bibbia, citazioni e notizie personali di chi scrisse, nomi, sigle e date...

Altri temi 'ermetici'

Premesso che una lettura in chiave esoterica degli affreschi del castello andrebbe eseguita con calma e tempo, ci permettiamo di osservare come talune allegorie presenti in essi rimandino all'Alchimia; è il caso  del dipinto (situato all'oratorio al primo piano) dell'Assunzione della Vergine e la leggenda di Santa Margherita, fagocitata dal drago e poi risorta prodigiosamente grazie all'aiuto della Croce. Marguerite era anche il nome della moglie del cugino di Giorgio di Challant, e fu lei- rimasta vedova- a dare al priore stesso l'incarico di tutore dei figli, nonchè di disporre del maniero a suo piacimento. Il drago è la 'materia nera' degli alchimisti, i quali devono estrarre da essa la 'bianca fanciulla'. La croce è il geroglifico alchemico del crogiolo, dove la materia compie le sue trasmutazioni e si spiritualizza. Nell'oratorio di Giorgio di Challant troviamo rappresentata la Passione di Cristo nelle scene cruciali (Crocifissione, Pietà e Deposizione nel Sepolcro, temi ovviamente cristianissimi (trattandosi, poi, di un uomo di chiesa), ma innegabilmente allegorie pregnanti della realizzazione della Grande Opera Alchemica.

Nelle sale basse c'è anche un interessante paesaggio di Gerusalemme con il Calvario che reca infisse delle croci vuote (interpretato come allusione alla Resurrezione). Nella parte di cinta del giardino sono raffigurati filosofi e saggi dell'antichità, che dovevano evocare le virtù della Tradizione antica.

ISSO-10.jpg (63955 byte)Nella bellissima Cappella del primo piano, situata nel lato orientale del castello, i temi centrali sono la Vergine e l'infanzia di Gesù mentre di contorno stanno i Profetti, gli Apostoli e i quattro Dottori della Chiesa, nonchè la rara raffigurazione della Morte della Vergine. L'altare a sportelli, recuperato dall'ultimo proprietario, Avondo, su un mercato antiquario, risale ai primi del 1500 (durante l'epoca di Giorgio di Challanti), riporta -tra le altre-scene come l'Annunciazione, la Natività, la Strage degli Innocenti, la visita dei Re Magi...

Nella Sala di Giustizia, l'ambiente di rappresentanza principale del maniero, di influenza franco-fiamminga, sontuosa e con un accogliente camino, Giorgio di Challant si fece dipingere come Paride nell'affresco del Giudizio di Paride.Nella Camera da letto del priore, campeggiano croci Mauriziane (da qui il locale era deto 'chambre de st. Mauris', camera di san Maurizio), simbolo dell'Ordine Mauriziano legato ai Savoia. Lo stemma sul camino reca accanto due esoterici animali, un leone e un grifone, emblemi di Giorgio di Challant stesso. 

Il quadrato magico del Sator e un sorprendente dettaglio

Nei numerosi articoli e libri che ci è capitato di leggere sul misterioso quadrato magico del Sator, abbiamo sempre visto citato -quasi come copia/incolla ormai tanto di moda - il Sator di Issogne relazionato a quello presente nella Collegiata di Sant'Orso ad Aosta, almeno da quando quest'ultimo venne scoperto alla fine degli anni '90 del XX secolo. Noi andammo a documentarlo nell'agosto 2002 (senza presunzione diremo che la nostra ricerca fu in seguito ispirazione per molti altri ricercatori). Del Sator di Issogne però, pochissimi hanno saputo dire come veramente esso fosse. Noi stessi ci siamo fino ad oggi limitati ad inserirlo nel censimento, ripromettendoci di fare chiarezza appena fosse possibile. Per toglierci lo sfizio, da buoni segugi, desideravamo documentarlo, anche per capire meglio se un raffronto con quello aostano vi fosse, ma soprattutto se il Sator stesso esistesse, da qualche parte nel castello di Issogne. Possiamo dire di si, esso esiste davvero; è tracciato in verticale lungo la scala a chiocciola ( o scala elicoidale, viret) che collega il corpo centrale all'ala orientale del castello, ritenuta un capolavoro di architettura rinascimentale. "La scala a chiocciola in pietra rappresenta un capolavoro di maestria tecnica in cui i gradini hanno la sagoma di un settore di corona circolare; lo spessore è equivalente all'altezza del gradino, ma nella parte più sottile termina con un elemento cilindrico e la sovrapposizione dei gradini crea un allineamento in verticale degli elementi cilindrici. La sovrapposizione di questi dà origine alla colonna centrale di sostegno con i gradini che si aprono a ventaglio per dare vita alla scala. La loro sovrapposizione e l’incastro nella muratura dà un’immagine prospettica particolare, rafforzata dal soffitto della rampa continua per cui la scala sembra formata da un unico nastro che si dipana attorno alla colonna centrale"(2). 

Non ha nulla a che vedere con il Sator del mosaico pavimentale di Sant'Orso ad Aosta. Questo è stato vergato in colore rosso, in maniera forse frettolosa o comunque che non denota un'eleganza stilistica. Più che nella forma quadrata, assume una disposizione rettangolare, a caselle 5 x5 classiche, con il palindromo cominciante con la parola Sator, poi Arepo, Tenet, Opera, Rotas. La forma classica, dunque. Ben visibili tutte e cinque le parole, sommariamente, ma le ultime tre sono un po' più scolorite. Lo schema è obliquo, non dritto e, cosa veramente unica per quanto attiene alle nostre conoscenze, presenta una particolarità: nella parte superiore si nota una sorta di 'appendice' che potrebbe far pensare ad una sorta di maniglia, di pomolo, come quello di alcuni taglieri di legno, ma vagamente ricorda anche un minuscolo collo con un altrettanto minuscolo capo (che però non ha lineamenti). Noi ci vedevamo anche un 'braccio' piegato a novanta gradi e appoggiato sul pomolo ma...mostrato a degli amici che probabilmente hanno molte più diottrie della scrivente, si è scoperto trattarsi della rappresentazione di un gancio (ad anello) che, chiaramente virtualmente, è appeso ad un 'chiodo a rampino' che -sempre virtualmente- entra nella parete. Un Sator da appendere, dunque.  Un simbolo di protezione o 'anti' qualcosa, visto in chiave magica.  Una cosa che sembra di poter affermare con certezza è che lo schema del Sator e le curiose appendici siano stati fatti dalla medesima mano, cioè pensati e realizzati unitariamente. Quando? Qui sembra poter ravvisare un termine sine qua non, cioè oltre il quale non si può andare ed è quando Giorgio di Challant fece eseguire le strutture di collegamento tra i vari corpi dell'edificio, ovvero dopo il 1489. Come scrivono infatti gli esperti che hanno eseguito le ricognizioni archeologiche nel castello, la scala a chiocciola non doveva esistere prima: "Un ulteriore importante elemento, che sulla base dei rapporti stratigrafici tra le murature limitrofe, non è riconducibile al momento costruttivo di Ybleto de Challant, è la caratteristica scala a chiocciola. Essa costituisce,viceversa, l’ultima attività edilizia inserita nel corpo di collegamento tra la parte nobile, cosiddetta, e il nucleo antico. Osservando la parete verso il cortile si nota come i marcapiani tra i tre corpi non presentano la stessa quota d’orizzonte. L’edificio che costituisce il raccordo tra i due corpi, presenta una quota di marcapiano che tenta di raccordare i due blocchi cui si va ad appoggiare. Essa non corrisponde a nessuno dei due, così come non è in asse con le quote delle finestre della scala a chiocciola. La scala a chiocciola mostra chiaramente, anche sull’intonaco esterno, il suo inserimento a posteriori[...]), v. nota 1.

La parete su cui è tracciato, però, poteva esservi? Secondo noi si, perchè è parte della muratura dell'edificio, sulla quale si è impostata la scala. Ma non siamo esperti per poterlo assicurare. L'esemplare non appare medievale; si intravede una data, superiormente, dipinta in rosso, 1 8...milleottocento...o si tratta di un 5, dunque millecinquecento e...? Ma, ammesso sia così, può c'entrare qualcosa con il Sator? La tinta rossa sembra la stessa, mentre si può dire che è diversa da quella usata per tracciare la vistosa X che va parzialmente a ricoprirne la parte sinistra (dunque la X è posteriore). Comunque lo strano Sator 'appeso' è circondato da una serie di altre scritte notevole (ma come abbiamo già detto, è una caratteristica presente in tutti gli ambienti dell'edificio), che vengono datate dal XVI sec. in poi. Chiara è una delle scritte posta più a destra, lungo la scala, che reca la data 28 ottobre 1525.

Strutture simili, dipinte in rosso su una parete, ne esiste almeno un'altra, a Castel Mareccio (Bolzano), probabilmente del XVI secolo. 

Da chi fu tracciato questo Sator nessuno lo sa, almeno per nostra informazione. Forse qualche ospite del castello, qualcuno che ne conosceva il senso -indipendentemente dal fatto che nella Collegiata di Sant'Orso si trovasse un Sator (che risalirebbe al XII secolo e, nel XVI secolo, era ormai nascosto sotto il pavimento del presbiterio della chiesa di Sant'Orso).  Il collegamento con Giorgio di Challant, pertanto, potrebbe essere molto debole, tuttavia non escludibile. Se ammettiamo il palindromo del Sator un sigillo magico, usato in certe sfere 'colte' (è anche il presente caso)...Certo solo chi aveva accesso al castello poteva notarlo (e oggi solo chi lo cerca come noi), non chiunque. 

Rimane tutto il fascino arcano di questo esemplare, come se non vi fosse abbastanza mistero su un palindromo che è capace ancora di stupirci e di donarci stimoli nuovi d'indagine.

                                               


Grazie, Issogne.

Piccola galleria fotografica del borgo: visitatelo!

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Note:

1)- Per un esaustivo approfondimento dei risultati degli scavi si legga il Bollettino della Soprintendenza ai Beni Culturali "Dallo scavo archeologico all'analisi architettonico-strutturale: il caso del castello di Issogne" di Gaetano de Gattis, Mauro Cortelazzo, Renato Perinetti, scaricabile al link: http://cortelazzomauro.it/pubblicazioni/castelli/castello_issogne.pdf 

2)-"A spasso per le nostre valli, Issogne,il palazzo degli Challant", di Michele Peyretti (in La Veillà du Val d'Aoste, Periodico quindicinale dell'Università delle Genti, in http://www.centronuovomillennio.it/veilla/archivio%20011.htm

LINKS utili e di approfondimento per la storia e le vicende del maniero, orari,biglietti, ecc.:

http://www.comune.issogne.ao.it/it/turismo/tradizioni-e-cultura.aspx
http://www.issogne.vda.it
http://www.regione.vda.it/imagevallee/default_f.asp?phv=2&mnlist=3&m_filtra=0,5,0&m_view=1&m_fotopag=15 (bellissima galleria fotografica di edifici valdostani)

 

Sezioni correlate in questo sito:

Guardate il nostro video sul Canale Youtube Rotas e Sator: muti segreti

Italia da conoscere (misteri italiani)
Via Francigena

 

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