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                                                                    Il nostro libro... per tutto l'anno!

LIBRI DEL MESE DI LUGLIO '09

Roberto Volterri "Gli Stregoni della Scienza", Eremon Edizioni (maggio 2009)


PAGINE: 240
ILLUSTRAZIONI: 510 b/n 30 colore
FORMATO: 16 X 23
ISBN: 978-88-89713-14-3
EURO: 18.00
Nikola Tesla, Giuseppe Calligaris, Ferdinando Cazzamalli, Raffaele Bendandi, Marco Todeschini, Guido Cremonese, Pierluigi Ighina e vari altri ‘eccentrici’ ricercatori. Cosa hanno in comune questi personaggi? Essi, senza dubbio alcuno, potrebbero essere considerati degli ‘stregoni’della Scienza, forse degli eretici ‘geni incompresi’, in bilico tra la tecnologia e la scienza di stretta osservanza e quegli affascinanti territori di confine dove una creativa ‘follia’ si sposa – spesso con incredibili risultati! – con ciò che già sappiamo dell’Universo che ci circonda. Scopriremo così i primi esperimenti per la prevenzione dei terremoti ad opera di Raffaele Bendandi; conosceremo come ottenere elettricità dai mirtilli e le prime ricerche per la cura della sclerosi multipla ad opera di Giovanni Mancini e entreremo nel misterioso mondo di Coral Castle e del suo costruttore Ed Leedskalnin. Ogni Capitolo di questo libro, è arricchito da un’Appendice Sperimentale che consentirà al lettore di ripetere e rivivere le iniziali esperienze di questi solitari, eretici e a volte misconosciuti studiosi.

bullet Leggi la nostra Intervista all'Autore su libro e sul suo contenuto

 

 

LIBRI DEL MESE DI GIUGNO '09

Maria Laura Leone "La fosfenica grotta dei cervi"

Libro a Colori
Dimensioni: 20,5 X 28,5
Pagine: 136
n. foto a colori: 40
n. disegni: 135

Euro 29,90
ISBN 978-88-904228-0-5

Il libro tratta del possibile significato delle pitture astratte di Grotta dei Cervi, una caverna neolitica ubicata in Puglia nel sud Italia, la cui interpretazione finora ha brancolato nel buio. Lo studio è, quindi, il risultato di uno sforzo interpretativo inedito che ha prodotto l'unico testo sull'argomento dopo la monografia di Paolo Graziosi del 1980. Contiene un Album Iconografico con i rilievi di tutte le pitture della grotta e le relative spiegazioni. Ognuno dei cinque capitoli è dedicato ai cinque scopritori della grotta: Isidoro Mattioli, Severino Albertini, Remo Mazzotta, Daniele Rizzo, Enzo Evangelisti. Grotta dei Cervi ha molto dei santuari ornati di Francia e Spagna, la scansione delle Sale, la profusione artistica, la planimetria con più entrate; in più fa parte di un territorio ricco di caverne paleolitiche con arte. Non sarebbe da escludere se da qualche parte si nascondesse un tempio preesistente inesplorato, forse nelle vicinanze, oppure sott’acqua dove nessuno non ha ancora cercato. Oggi Porto Badisco è un piccolo villaggio colonizzato dai turisti incuriositi dalle splendide acque smeraldo e dalle pitture ancestrali fotografate su cartolina. Ma pochi sanno che la sua caverna è un monumento unico in Europa. Degli artisti di Grotta dei Cervi ci rimane l’Arte, ovvero la rarità del loro pensiero sacro nato nelle lunghe notti cavernicole, ma poco più di niente dei corpi, dei volti, delle acconciature o del villaggio ove conducevano una vita normale alla luce del sole. Con le pitture parietali eseguite nel tempio sotterraneo hanno reso quasi eterne le loro visioni impossibili da spiegare. Le dipinsero col guano, l’escremento fossile dei pipistrelli, fatto di un colore bruno-nero che ha appiattito l’iridescenza dei colori visti con i loro occhi. Ma erano ossessionati da quella sostanza e da un suo potere a noi oscuro. Oggi possiamo solo immaginarli durante le misteriose sedute artistiche, ispirati dalle tenebre della Madre Terra, colei che elargiva lo straordinario fertilizzante, mentre vedevano materializzarsi miti, spiriti e forme astratte che in questo libro chiameremo fosfeni. Quelle che vedevano erano creature vere di un universo parallelo e mai frutto di processi neurologici. La cultura dei Badischiani, lo vedremo, era intrisa di mito, psichedelia e di un cervo magico da inseguire in un mondo altro abitato da fosfeni ierofanti.

Il saggio è della dott.ssa Maria Laura Leone, paletnologa, ricercatrice e autrice di studi sugli aspetti ideologici e religiosi della preistoria in Puglia. Per informazioni  www.grottacervibadisco.it


LIBRI DEL MESE DI MAGGIO '09

Fabio Gaggia "Alessandra di Rudinì Carlotti. Tra laicismo, cattolicesimo e procedimenti giudiziari" (per contattare l'Autore riguardo ad eventuali copie del libro rivolgersi a questo indirizzo).

-Centro Studi per il Territorio Benacense

-Comune di Costermano

-Comune di Garda

Marzo 2008

pp. 139 con illustrazioni b/n

Consigliamo questo libro per diversi motivi. Anzitutto la penna chiara e mai noiosa del prof. Fabio Gaggia, ex insegnate e storico locale di Garda (VR); la meticolosa ricerca d'archivio e delle fonti da lui condotta; la storia della nobildonna Alessandra. Non una storia romanzata ma che può essere benissimo soggetto di un romanzo, perchè la marchesa ebbe veramente una vita intensa e particolare, ancora oggi densa di misteri e domande insolute. Nata nel 1876 da una nobile famiglia di latifondisti siciliani, i di Rudinì, impegnati politicamente, fu sposa a soli 19 anni al conte Marcello Carlotti, di Garda, con cui visse solo cinque anni per la morte prematura di lui. Travolta dalla passione per il poeta Gabriele D'Annunzio, visse con lui alcuni anni d'amore incurante delle 'malelingue'. Coinvolta in numerosi procedimenti giudiziari che la videro alle prese con creditori mai pagati, ma anche imputata del reato di "prodigalità"(!), seppe sempre- pur condannata- trarsi d'impaccio. Subì l'umiliazione della dichiarazione di 'inabilità', per la quale le vennero tolti i due figli, che morirono a soli vent'anni per tisi. Donna forte e dalle mille risorse, seppe stare al mondo, in quel mondo sospeso a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, in cui numerose società 'segrete' o iniziatiche proliferarono e che, forse, non la videro estranea. Sapeva cavalcare, guidare l'auto, amava i viaggi, era ben istruita... si definirebbe oggi una donna emancipata, intelligente e soprattutto alla ricerca della propria espressione femminile, forse troppo in anticipo sui tempi. Ma ad un certo punto ebbe una conversione religiosa e decise di farsi suora in un monastero dell'Alta Savoia, dove divenne priora, benvoluta dalla sue consorelle, e dove finì i suoi giorni, senza un parente attorno (anche perchè non era rimasto nessuno). Il casato di Rudinì terminò con lei e quello dei Carlotti con i suoi figli, che non le sopravvissero. Una figura di nobildonna che merita un approfondimento.

 

Adriano Gaspani "Astronomia e antica architettura sull'arco alpino", Priuli e Verlucca editori.

Il libro sarà disponibile dal 12 giugno nelle librerie.

Quaderni di Cultura Alpina, No.89
 Priuli e Verlucca Editori - Scarmagno (TO),
 Marzo 2009,  143 pagine, con molte figure in B/N,
 illustrazioni e diagrammi esplicativi. 
 Prezzo Euro 24,50.

 

LIBRI DEL MESE DI APRILE '09

"I simboli cristiani primitivi",  Jean Daniélou, Edizioni Arkeios

DAN045

Brossura cucita

pp.165

Euro 15,49

La croce, l’aratro, la corona, il carro, il pesce, la palma: una nuova pagina della storia del Cristianesimo, in cui l’Autore, con un’attenta analisi delle immagini e dei documenti giudeo-cristiani scoperti in Palestina, restituisce il vero significato al simbolismo cristiano dei primi secoli: questo Cristianesimo, che rimaneva oscuro e sconosciuto e di cui lo studio della simbolica giudeo-cristiana ci fa conoscere certi caratteri, è ora vicino a noi con il suo pensiero squisitamente biblico. Prima di espandersi nel mondo greco e romano e di assumerne il linguaggio, il Cristianesimo ha conosciuto un periodo importante in un ambiente ebreo in cui si parlava l’aramaico. Le tracce di questo giudeo-cristianesimo erano quasi scomparse. Eppure delle opere strane, tramandate in traduzioni in lingue orientali (armeno, siriaco, copto, etiopico) hanno consentito di restituire poco a poco l’eredità letteraria (“Odi di Salomone”, “Ascensione di Isaia”, “Testamento dei Dodici Patriarchi”, “Documento di Damasco”, ecc.). Il Cardinale Jean Daniélou, attento ai simboli studiati in questa letteratura, ha analizzato le immagini e i segni che ci ha trasmesso il Cristianesimo antico. La croce, l’aratro, la corona, il carro, il pesce, la palma: tanti simboli che riacquistano così la loro pienezza dimenticata, e il cui significato e uso si ritrovano confermati dalle scoperte archeologiche che sono, in Palestina, le più importanti dopo i manoscritti del Mar Morto.



 

Marco Bonafede "Asia Anderson e i fantasmi del tempo", Navarra Editore, 2009

Navarra Editore

Categoria:Narrativa

Anno: 2009

Pagine: 208

Prezzo di copertina: € 12,00

Una figura di donna appare misteriosamente dal passato: fenomeno paranormale o realtà? Mark Smith, medico psichiatra, si trova, suo malgrado, coinvolto in un’indagine inquietante. Cosa sono realmente i fantasmi? Chi è Asia Anderson? Mark Smith è uno psichiatra inglese che lavora nel consultorio pubblico di Beckett Street a Oxford. È uno
strizzacervelli scettico; dice di essere "praticante ma non credente", perché esercita la professione ma non ha fiducia in nessuna delle teorie correnti sul funzionamento del cervello. Una mattina un paziente anglo-indiano, Arun Majumdar, gli racconta un episodio che ha dell'incredibile: dice di avere visto una figura di donna dall'aspetto ottocentesco venire fuori dalla parete della sua living room… Dopo avere esaminato accuratamente il caso, il dottor Smith si ritrova coinvolto in un'indagine su un fenomeno paranormale sul quale si affacceranno inquietanti spiegazioni razionali. Con cosa possono essere identificati i fantasmi? Quale può essere la loro vera natura? Un romanzo con l'incipit di un medical thriller che vira verso un fantasy scientifico, per finire in una spy-story fantapolitica. Senza perdere neanche una virgola di
credibilità.
Marco Bonafede è nato a Cefalù nel 1959. Ha scritto e disegnato il libro a fumetti "La psicoanalisi spiegata al popolo" (Glenat Italia) e i romanzi "L'ultima notte di Crowley" (Dharba Editore) e "Mutande Virtuali" (Muzzio Editore).

 

LIBRI DEL MESE DI MARZO '09

Ian Wilson "I pilastri di Atlantide", Piemme, 2003


Titolo originale: Before The Flood
Editore: Edizioni PIEMME
Edizione: 1^ edizione 2003
Copyright originale: 2001
Codice : ISBN 88-384-7038-3
 

L'ha letto per noi Roberto Bicci, che ne fa la seguente recensione: "Il racconto di una tremenda catastrofe sopravvive nel retaggio culturale di popoli che hanno abitato le più disparate aree del globo, Sumeri e Assiri, Hindu e Maya, Toltechi e Greci, Celti ed Egizi. Si tratta di una memoria collettiva troppo forte, troppo radicata, troppo diffusa perché la si possa sbrigativamente liquidare come una favola. Ma solo le ultime sensazionali scoperte di biologi e geofisici hanno permesso di individuare la realtà che si cela dietro al mito di un cataclisma universale che ha lasciato traccia di sé nei racconti della Creazione, nell'epopea di Gilgamesh, nel libro della Genesi. Migliaia di anni fa il Mar Nero non era che un lago, e solo nel 5600 a.C., in seguito ad un sensibile innalzamento del livello dei mari, il Mediterraneo si è riversato prepotentemente sulla terraferma, con una forza pari a 200 volte quella delle cascate del Niagara. Recenti indagini effettuate grazie a sofisticati mezzi robotizzati, hanno consentito di individuare straordinari reperti perfettamente conservati: si tratta di resti di case a piante rettangolare e di numerosi manufatti che attestano l'elevato grafo di civilizzazione degli uomini che li hanno creati. Può essere questa la realtà della leggendaria Atlantide. Sono questi, svestiti dell'aura del mito, gli Atlantidei. Furono gli eredi di questa avanzata cultura, i superstiti del Diluvio, a diffondere la civiltà agricola. E a ricreare la Storia. Come d' abitudine, riporto le note di copertina prima del commento personale, questo mese riservato ad un saggio veramente illuminante. Niente misteri misteriosi, dunque, ma il mistero più affascinante per l'Uomo: la riscoperta della propria Storia e delle proprie origini, di cui purtroppo poco si sa più si risale a ritroso nel tempo. Precisiamo subito che mai titolo è stato tradotto in maniera più
infedele; il titolo italiano è assolutamente fuorviante rispetto al contenuto, sicuramente meglio il titolo originale: Before The Flood, prima dell'inondazione, del diluvio. Ian Wilson, laureato di storia moderna a Oxford e autore di molti libri di successo, ci guida in un rompicapo dove, a complicare, i singoli pezzi sono distanti fra di loro, o quanto meno alcuni conservano l'eco distorta dell'immagine di altri. Alcuni ritrovamenti archeologici sui fondali del Mar Nero, inaspettatamente perfettamente conservati a causa della particolare composizione delle acque di profondità, permettono di osservare costruzioni e manufatti in materiali che altrove sarebbero già stati degradati e quindi perduti per sempre. Ma per ospitare simili reperti, questi fondali un tempo devono essere stati all' asciutto, e proprio da questa osservazione comincia a dipanarsi il percorso di ricostruzione e di ricollocazione geografica delle vicende narrate nelle saghe che raccontano del Diluvio o di scomparse di terre popolate e civilizzate. Difficile ricostruzione, dovuta in parte al fatto che i siti archeologici dell'area circostante, nell'attuale Turchia, sono pochissimo indagati sia per scarsa sensibilità sia per motivazioni politiche. Ma il confronto con ritrovamenti simili rinvenuti nelle isole egee ed in Africa settentrionale, nonché una nuova lettura di antichi testi in cui si fa riferimento ad avvenimenti accaduti in tempi remoti e già allora dimenticati, apre nuovi orizzonti. Primo fra tutti è la retrodatazione della nascita della Civiltà e il suo spostamento geografico: appare infatti evidente che non ebbe inizio nella ben nota .mezzaluna fertile. né tanto meno 3500 anni prima di Cristo, ma nell' area dell'Anatolia orientale e nel Caucaso e almeno 2000 anni prima, vale a dire quando in Europa era ancora il Neolitico a dominare le abitudini di vita delle popolazioni locali. Proseguendo nell'analisi dei reperti, ecco apparire dalle nebbie delle più antiche Credenze umane un altro elemento: si trattava di una
Cultura che adorava la Dea Madre. Adorava altresì il Toro e divinizzava le coppie di gemelli, aveva un'organizzazione sociale matriarcale o perlomeno matrilineare e viveva in centri popolosi ma senza fortificazioni, apparente indizio di genti pacifiche. Ma eventi naturali e climatici improvvisamente causarono una catastrofe di immane portata per l'area degli insediamenti occupati da queste oscure popolazioni, che furono costrette a migrare. In alcune zone di destinazione mantennero ancora nel tempo le stesse abitudini e gli stessi Culti, ma successivamente vennero invase da popolazioni a cultura patriarcale, costrette probabilmente a causa dei medesimi mutamenti climatici a cambiare sede. Queste ultime presero il sopravvento sia fisicamente, sia culturalmente, scrivendo poi la Storia come la conosciamo noi. E di questa Civiltà scomparsa non restano che alcune vestigia palesemente diverse dai contesti culturali limitrofi, nonché alcune eco in saghe e racconti.
Un libro da non perdere, seriamente documentato e argomentato (e soprattutto di agevole lettura anche per non addetti ai lavori), che apre sul nostro passato una finestra da non trascurare".

LIBRI DEL MESE DI FEBBRAIO 2009

Carlo e Luca  Gavazzi "Giocare sulla pietra: i Giochi nelle Incisioni Rupestri e nei graffiti di Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria", Quaderni di Cultura Alpina, Edizioni Priuli & Verlucca (Ivrea, 1997)

pp. 96,  ill. b/n

cm 21x29,5

ISBN 8880680668 / 9788880680666 / 88-8068-066-8

Negli anni in cui questo libro è uscito, più di dieci anni or sono, la ricerca in merito ad uno dei più popolari giochi di pedine che hanno divertito generazioni di persone in ogni luogo d'Italia, conosceva forse il suo apice. L'istituto francese GERSAR si era incaricato di raccogliere tutti gli esemplari censiti fino a quel momento, tramite l'opera di coordinamento di Christian Wagneur, decidendo di chiamare il soggetto  'triple enceinte' ('triplice cinta', epiteto che già gli esoteristi francesi P. Le Cour e R. Guènon, alla fine degli anni '20, avevano dato al triplice quadrato concentrico). Il progetto del GERSAR, dopo qualche anno, si arenò e non fu più proseguito. Ma Carlo Gavazzi e il figlio Luca, che pure vi avevano collaborato, da tempo avevano intrapreso l'avventurosa esplorazione del 'filetto', come è noto ai più, soprattutto in ambito rupestre, ma anche in alcuni contesti architettonici di alcune regioni italiane (Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria). Hanno senza alcun dubbio apportato linfa allo studio e alla catalogazione dei 'filetti' e ancora oggi questo testo rappresenta un valido aiuto a quanti vogliano accostarsi alla conoscenza di questo ubiquitario petroglifo. Noi stessi, per la stesura del nostro saggio 'I luoghi delle triplici cinte in Italia:alla ricerca di un simbolo sacro o di un gioco senza tempo?' (Eremon Edizioni, 2008) lo abbiamo preso come uno dei riferimenti bibliografici più lucidi e attendibili, portando poi avanti la nostra  ricerca della triplice cinta anche dal punto di vista simbolico e allargando il censimento a tutta la penisola italiana, cosa che non era mai stata fatta fino ad oggi perchè queste ricerche sembravano, per così dire, essersi arenate con il verosimile fallimento dell'operazione condotta da Wagneur. In questo libro dei due stimolanti Gavazzi viene affrontata l'analisi ludica della triplice cinta e del suo valore sociale, con qualche accenno al fatto che in taluni casi (in verticale o di piccole dimensioni) non possa trattarsi di un gioco, ma di un simbolo. Scritto molto bene, con riferimenti precisi e puntualmente riscontrabili, non può mancare nella biblioteca degli appassionati della triple enceinte.

Sevèrin Batfroi "La via dell'alchimia cristiana", Edizioni Arkeios (2007)


Numero di pagine: 204

Prezzo: € 22,00
ISBN-13: 9788886495837
ISBN: 8886495838

La prima, vera tappa della lunga storia dell'alchimia risale all'inizio dell'età del ferro, quando l'uomo, con l'aiuto del fuoco, riuscì a estrarre i metalli dai minerali grazie a metodi di fusione che padroneggiava perfettamente. In tal modo il fabbro, antenato dell'alchimista, divenne il "sacerdote" di una religione arcaica che è poi confluita nello sciamanesimo. Gradualmente, attraverso l'Egitto, la Grecia e il mondo arabo, l'archetipo alchemico si nutrì, nel bacino del Mediterraneo, del simbolismo degli universi religiosi che incontrò e che a sua volta fecondò per mezzo di apporti originali di notevole ricchezza. A lungo considerata come un insieme di fantasticherie del tutto prive di consistenza, l'alchimia è uscita dall'ambito del segreto grazie ad alcuni lavori universitari che hanno saputo metterne in luce il carattere profondamente originale. Storia delle scienze, storia delle religioni, psicologia e psicanalisi sono alcuni degli ambiti in cui essa oggi occupa un posto indiscutibile. In una società nella quale la ricerca del senso è più che mai una preoccupazione, è finalmente giunto il momento di vedere come e perché la via dell'alchimia cristiana, che rappresenta un cammino spirituale di grande originalità, può essere ricollegata al fatto religioso e, più specificamente, al Cristianesimo.

 

Gianluca Toro "Alberi- fungo e funghi nell'arte cristiana"(2009)

Il libro è auto-prodotto e auto-distribuito dall'autore ed è disponibile nel formato pdf su Cd-rom; per informazioni sull'acquisto contattare l'autore all'indirizzo e-mail gianlucatoro@libero.it

La presenza e il significato delle rappresentazioni fungine in generale - e dei cosiddetti alberi-fungo in particolare - nell’arte cristiana antica appare come un fenomeno sorprendente ed enigmatico, una presenza sempre più numerosa e sempre meno casuale. Queste immagini sembrano ispirarsi a modelli naturalistici di funghi psicoattivi, cioè in grado di alterare lo stato di coscienza ordinario. Prendendo le mosse da questa premessa, il libro si propone di raccogliere e commentare in modo sistematico la documentazione iconografica già esistente e quella reperita dall’autore, seguendo la traccia indicata dai documenti stessi e senza forzare la ricerca verso risultati predefiniti. Le immagini sono state distinte secondo i modelli principali “albero-fungo”, “naturalistico” e “schematico-simbolico”, individuando anche altre tipologie. La prima parte, dopo avere ripercorso la storia della ricerca, propone alcuni dati relativi all’etnomicologia delle principali specie psicoattive europee e agli elementi simbolici relazionati ai funghi in generale. Viene poi presentata l’evoluzione iconografica che ha portato dall’albero, all’albero-fungo e al fungo vero e proprio e una valutazione dei possibili significati attribuibili all’immagine fungina nel contesto dell’arte cristiana. La seconda parte consiste nella catalogazione e commento delle immagini individuate, distinte secondo i modelli sopra riportati. E’ probabile che, attraverso questo tipo di iconografia l’artista esprimesse, in modo più o meno consapevole e nascosto, un preciso messaggio simbolico. Tale messaggio si può interpretare valutando la morfologia dell’immagine fungina, il contesto in cui si trova e la sua relazione con altri elementi della scena, ma anche il rapporto che l’uomo del periodo aveva con i simboli e il loro significato e con l’idea del sacro. In definitiva, le immagini fungine nell’arte cristiana potrebbero nascere da antiche tradizioni di tipo religioso, filosofico ed esoterico, in cui i funghi avevano un certo ruolo. La cultura cristiana assorbì queste conoscenze, esprimendo il “messaggio micologico” nell’iconografia.

 

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