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Filattiera (MS)                                                             (Viaggio in Lunigiana, a cura di duepassinelmistero)

E' una località che si raggiunge da Pontremoli in pochi minuti di automobile, lungo la Strada Statale della Cisa (direzione La Spezia). E' interessante fare una tappa qui per capire meglio il contesto culturale in cui si trovava la Lunigiana quando il cristianesimo tentò di soppiantare gli 'antichi idoli', cioè le statue-stele di cui abbiamo fatto la conoscenza al museo di Pontremoli. D'obbligo quindi visitare la splendida pieve romanica di Santo Stefano (detta di Sorano, dal nome antico del paese) in cui sono conservate un paio di statue-stele della Lunigiana, venute alla luce in corso di scavi nelle fondamenta dell'edificio e la pieve di S.Giorgio, in cui la lastra di Leodegar ci informa di come vennero distrutte nell'VIII secolo, segno che ancora erano note alla popolazione, e forse venerate... Inoltre a Filattiera, come a Pontremoli, aveva sede l'antico hospitale dei Cavalieri del Tau di Altopascio, di cui resta solo una croce. Una curiosità inoltre riguarda Filattiera: qui vi sarebbe una delle strade anomale sul tipo di quella di Ariccia (RM) di cui abbiamo parlato in altra sezione.

Si tratta di un tratto stradale rettilineo e in pendenza, della lunghezza di circa 200 metri e largo 5 m, localizzato tra Filattiera e Caprio (raggiungibile prendendo una strada secondaria verso nord distante circa tre chilometri da Caprio) in cui sarebbero avvenuti strani fenomeni 'gravitazionali', studiati negli anni '70 del secolo scorso. Un'automobile lasciata a un terzo della discesa con il motore spento, risaliva lentamente il pendio senza spinta alcuna! Se si spingeva la macchina, risultava assai maggiore lo sforzo dirigendola verso la discesa che in salita! Buttando dell'acqua a circa 30 metri dalla fine della salita,  il liquido compiva circa 12 metri di percorso risalendo la china, malgrado l'assorbimento dell'asfalto. Il pomeriggio queste misteriose 'forze' che davano luogo a tali bizzarri e inconsueti fenomeni sembravano più deboli rispetto al mattino. Vennero scattate fotografie ed eseguite misurazioni strumentali, chiaramente, impiegando bolla a cannocchiale, magnetometro, contatore Geiger, bussola magnetica che fornirono risultati anomali (1). Venne allora incaricato un tecnico professionista (un geometra di Firenze) di eseguire una perizia su detta strada e al termine dell'indagine emerse che in realtà il dislivello totale della strada era pari a 1, 475 metri su 170 m di strada (cioè una pendenza media dell' uno per cento); l'apparente salita era in realtà una lieve discesa che giustificava il fenomeno anomalo gravitazionale. In poche parole, si era davanti ad una illusione ottica (motivazione che è stata fornita per altri tratti di 'strade anomale'). Non risultano, da quel lontano 1976, che siano proseguite ulteriori indagini e che abbiano portato a conclusioni diverse.

Occupiamoci adesso della pieve di Sorano, situata sulla sponda sinistra del fiume Magra.Essa costituisce il più importante monumento romanico lunigianese. Il suo toponimo compare per la prima volta nel VII secolo d.C. nella "Descriptio orbis Romani" del geografo bizantino Giorgio Ciprio, indicando un presidio militare bizantino 'Kastron Soreon'.Era questo probabilmente l'ultimo baluardo a nord della struttura difensiva bizantina contro i longobardi. Ma quando Luni -che era la loro base militare - cadde, tal fronte venne spostato più a sud, a Soriano nel Cimino (Lazio).

Questa zona fu abitata in epoche remotissime e venne costantemente mantenuta attiva per la sua importanza strategica poichè vi convergono le principali strade di comunicazione che risalivano la Val di Magra per sboccare nella valle del Po, attraverso l'Appennino. L'attuale pieve sorge su un precedente edificio di culto pagano: qui alcune statue-stele preistoriche stavano ad indicare un punto particolarmente importante; continuò ad essere zona 'sacra' vista la riedificazione sullo stesso luogo di edifici cultuali di epoca diversa. Fotografie di fine ottocento mostrano la chiesa al centro della strada principale, circondata da boschi e campi. Oggi, scorgerla dalla carrozzabile è suggestivo: un impianto romanico 'puro', in mattonicini chiari, con un singolare 'rosone' a forma di croce che pare anche un fiore a quattro petali (ricorda un nodo di Salomone).Un interessante giro intorno a tutto l'edificio sarà stimolante per scorgere i particolari di cui la zona orientale è particolarmente 'adorna'.

                                                                  

Stupisce la presenza di una possente torre quadrangolare quasi attaccata all'edificio, ma non facente parte dello stesso contesto, forse era una torre di avvistamento o di difesa. Un campanilino a vela svetta tra l'abside centrale e quella di sinistra (guardandole da est). La parte absidale esterna è una meraviglia ed è anche quella artisticamente più ricca. C'è anche un motivo per cui le monofore (gli occhi della pieve) sono storte (si dice che questa pieve ha gli occhi storti ma non a caso!): risultano orientate a sinistra rispetto all'asse dell'edificio. "E' come se i costruttori avessero cercato di correggere l'orientamento della pieve voltando un po' le finestre verso est", scrive G. Battista Martinelli, autore della guida "La Pieve di Sorano", 2001(reperibile in loco), avanzando l'ipotesi che la presenza della torre e di un edificio -già esistente e che venne inglobato- abbiano influenzato la costruzione della chiesa.

                                                                                                                

"A fine lavoro l'abside guardava ad oriente ma non perfettamente ad est, così i costruttori modificarono le finestre per orientarle verso l'est. L'esistenza della torre ha costretto i costruttori a compiere una imperfezione morfologica nell'abside destra, nella parte a contatto con la torre stessa. Hanno infatti eseguito un prolungamento rettilineo dell'archetto terminale che così non conclude il suo semicerchio".

Studi più recenti (2005), condotti dall'attuale parroco di Filattiera, Don Antonio, hanno fornito una spiegazione dell'anomalia costruttiva, che è legata all'archeoastronomia. Egli infatti ha osservato, nei giorni degli Equinozi e dei Solstizi che il sole, se il cielo è sereno, filtra i suoi raggi scandendo le stagioni in maniera impeccabile: a dicembre attraverso la monofora di destra, a marzo da quella centrale, a giugno da quella di sinistra." I costruttori vollero che attraverso le finestre dell'abside, in un tempo in cui i calendari non erano diffusi come oggi, si potesse avere con certezza la data del passaggio delle stagioni e, soprattutto, si potesse calcolare la data della Pasqua", scrive. E aggiunge:"L'architettura della Pieve appare essenziale, senza sovrastruttura alcuna ma, pur nella sua lineare semplicità, rivela un sapiente progetto e manifesta una pratica utilità". Un piccolo 'tempietto cosmico', potremmo azzardare, se ci è consentito, come ne abbiamo trovati altri durante le nostre ricerche e che testimoniano il profondo legame che esisteva tra uomo (microcosmo) e il cielo (macrocosmo, inteso come manifestazione divina). Nella foto, l'effetto luminoso all'interno della chiesa prodotto dalle aperture a ovest (facciata) della pieve.

                                                                                                                 

Il territorio fu in passato risaputamente 'pagano', di fronte alla religione cristiana che si andava consolidando e che faticò a prendere piede. La lapide conservata nella chiesa di S.Giorgio, che tra poco vedremo, è indicativa.

Nel corso del tempo subì dei restauri ma nel 1700 perse d'importanza, la popolazione si era spostata nel borgo sopraelevato; nel 1843 i documenti dicono che era abbandonata e viene citata solo perchè vi era un cimitero (tuttora esistente intorno all'edificio)..

Nel 1924 venne ritrovata, alla profondità di circa due metri e mezzo e nello spazio corrispondente alla navata destra, la prima statua-stele detta Sorano I (classificata nel gruppo B, età del rame) Si trovava disposta orizzontalmente con la faccia anteriore rivolta verso il basso, era priva della testa (2) ed era femminile; anche la linea clavicolare e parte dei seni erano stati asportati. Si ritiene che forse fu usata come parete di una vasca (!) e quando questa venne smontata, la pietra venne sepolta e ricoperta dalle murature successive della Pieve romanica. E' possibile vederla nella navata sinistra, appoggiata alla parete di fondo, entrando nella pieve:

                                                                                                             

Nel 1966 e nel '67 sono state scoperte, nel cimitero della pieve, due parti di stele identificate come Sorano III e conservata nel Museo delle Staue-Steli di Pontremoli.

Finalmente nel corso del 1980 si iniziarono i lavori di restauro, recupero, consolidamento e valorizzazione del complesso (sono finiti per il Giubileo del 2000). Durante questi lavori è stato rimosso un 'ripiano' che separava due nicchie nella parete corrispondente alla navata esterna e si è scoperto che esso era...un'altra statua-stele, classificata come Sorano IV. Oggi rimane in loco un calco; si nota un pugnale sul fianco ma per il resto la parte decorata rimane rivolta verso l'alto e dunque non la si vedeva, sembrando una semplice lastra di pietra! Il manufatto è spezzato in due punti e si ritiene che questi 'idoli infranti' siano il prodotto della lotta iconoclasta di un missionario morto a Filattiera nel 752, di cui tra poco parleremo parlando della pieve di S.Giorgio. Ma si ritiene anche che a quell'epoca le statue-stele fossero ancora in superficie, ben note alla popolazione. Solo con il medioevo esse vennero infrante, spezzate, sepolte o talvolta reimpiegate nelle costruzioni come materiale edilizio (!).

Dagli scavi nella navata centrale emersero murature, ossari, tombe, fossa per fusione delle campane di varie epoche dal tardoantico al medioevo. Durante questi scavi si scoprì una statua-stele dell'età del ferro, la Sorano V, nota come il guerriero di Sorano.

                                                                                                          

La sua eccezionale particolarità rispetto alla altre statue-stele ritrovate fino ad oggi è che fu rilavorata e rimase in uso o perlomeno in superficie fino a tutta l'età tardo-antica, quando venne reimpiegata per la prima volta. Ciò testimonia la sopravvivenza di culti pre-romani in tale epoca, uniti alla difficoltà di sradicarli poichè fu lenta e sofferta l' affermazione del cristianesimo nell'area della Lunigiana.

La chiesa ha tre navate e tre absidi, caso unico in Lunigiana dove, pur essendovi tre navate, le absidi sono generalmente due. Quattro le colonne per parte, le più antiche circolari, con capitelli disadorni che in alcuni casi recano incisi dei segni curiosi. Sopra la prima colonna di sinistra si nota un bassorilievo che ritrae un personaggio con evidenti attributi maschili e dalle enormi orecchie, identificato con Adamo (?).

                                                                                                         

Lasciata l'interessante pieve di S.Stefano, ci portiamo nel borgo di Filattiera e troviamo le indicazioni per l'Ospitale di San Giacomo di Altopascio. Giunti in loco, constatiamo che non è rimasto nulla, eccetto- ci dice il pannello- una 'croce templare' e una maestà che mostra S. Giacomo Maggiore in veste di pellegrino. In realtà la croce è patente e non certo il caratteristico TAU dei Cavalieri omonimi (ricorda più una croce dei Templari o dei Giovanniti). E' scritto che essa sia un rifacimento fedele all'originale... La presenza di questo hospitale, mentre ricorda l'attività espansiva dei Cavalieri di  Altopascio, conferma il passaggio in questo luogo dell'itinerario italiano per Santiago de Compostella (in Galizia, Spagna nord-occidentale). L'ospitale rimase legato alla magione di Altopascio fino ad epoca molto tarda.

                                                                              

Giungiamo quindi alla chiesa romanica di San Giorgio, sul monte omonimo, apertaci da una gentile 'custode' locale.

                                                                                                        

All'interno si apprezza la lapide di Leodegar, realizzata in marmo lunense. Il nome Leodegar fu proposto dallo studioso Mazzini ma non è certo; si tratterebbe di un missionario di stirpe longobarda (morto forse nel 753 d.C.). La lastra non doveva trovarsi originariamente qui ma nella pieve di S. Stefano (vista sopra) prima che questa fosse trasformata nelle sue forme romaniche. L'epitaffio di Leodegar attesta come egli si diede da fare per infrangere tutti gli antichi idoli pagani. Essa recita infatti:

                             " Non curandosi delle sicurezze della vita, 

                               qui spezzò i vari idoli dei pagani

                              Mutò con la fede i riti di chi era in errore

                              donando ai pellegrini bisognosi il suo cibo

                              Ogni anno tirando a sorte distribuì le decime

                              Fondò l'ospizio di San Benedetto

                              Protettore Cristo, costruì la chiesa di S.Martino

                              Con animo pio volle esser qui sepolto

                              Offrì le risorse di tutte le sue mense

                              Il suo corpo è dato alla terra e l'anima penetra nei cieli

                              Dodici olimpiadi e un primo e un secondo lustro

                             aggiunse ai due che visse qui

                             Morì nel quarto anno del re Astolfo".

                                                                                    

 

Note:

1)- La descrizione dell'esperimento condotto è ben descritto da U. Cordier nella "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia", Piemme editore; pagg. 204-205.

2)- Gli studiosi ritengono che sua testa sia quella denominata Sorano II rinvenuta nel 1924 e attualmente conservata nel Civico Museo di La Spezia. Le incisioni presenti sul collo, a mò di collana, combaciano con il resto della statua-stele Sorano I.

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                                                                                gennaio '09