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Due passi sull'isola d'Elba

III parte
                                                               (di Marisa Uberti)
 

Venire all'Elba e non visitare le miniere, sarebbe un sacrilegio. Anche se ne abbiamo ampiamente parlato nella sezione dedicata all'incontro con Gino Brambilla e il segreto della metallurgia etrusca, a Portoferraio, è il momento- per il nostro breve ma intenso tour- di capire la situazione attuale. Perchè in passato sappiamo quale importanza massima ebbe l'isola per le sue risorse minerarie, ma oggi?

Per conoscere le cose ci spostiamo nella parte est, affacciata sul Canale di Piombino, chiudendo -per così dire- il cerchio, nel senso che abbiamo visitato l'Elba settentrionale, la occidentale, siamo transitati per quella meridionale ed ora approdiamo in quella orientale, dove le rocce hanno oltre 500 milioni di anni! La nostra meta è Rio Marina, dove ha sede il Museo dei Minerali e dell'Arte Mineraria. Situato negli spazi espositivi del Palazzo Burò, nel centro storico, conserva una raccolta considerata tra le più importanti dell'Elba, con esemplari di grande fascino. Alcuni sono così ben modellati dalla natura, da sembrare modellati dall'uomo in forme geometriche perfettamente levigate. Invece tutto lavoro plurimillenario della Natura stessa... All'interno del Museo è stata ricostruita anche una miniera, utilizzando materiale originale rinvenuto nei vecchi cantieri. I locali sono:l'officina del fabbro ferraio, il riparo del minatore ed un piccolo tratto di galleria a dimensioni reali. Si può in tal modo immaginare quanto fosse duro il lavoro di un minatore, pericoloso e pesante. Un bel viaggetto in trenino ci porta sulla terra rossa di miniera, attraverso i cantieri minerari più importanti per conoscere la storia delle miniere di ferro dal vivo, e la valenza geo-mineralogica di questo versante dell'isola. Nel 1981 tutte le miniere elbane sono state definitivamente chiuse, dopo millenni di attività (con tutti i pro e i contro del caso...).

                            

Il sopralluogo all'anfiteatro naturale del Monte Giove, che è stato scavato a gradoni, suscita molti sentimenti intimi profondissimi: il paesaggio quasi lunare, con le rocce rosse e a tratti nere per la presenza di ematite, evoca pensieri remoti, di quando in questa zona operavano gli Etruschi, e poi tutti gli altri popoli, uomini con le loro storie personali, e all'ingegno umano, alla natura, capace di offrire dei frutti così preziosi come i minerali, che -lungi dall'essere cose morte- nascono e crescono nella loro vena, trasformandosi continuamente. E pensiamo anche ai minatori più vicini nel tempo, che venivano pagati con farina o prodotti naturali. Lo sguardo spazia all'intorno, a 360 gradi: solo miniera e montagna, ed un piccolo laghetto. 

Riprendiamo il bus-navetta ed eccoci a superare il Fosso Reale, che divide Rio Marina da Rio nell'Elba, la cui descrizione è alquanto ardua da fare in poche righe, poichè vanta una storia lunghissima e gloriosa, di cui si sta lentamente perdendo la memoria. Tuttavia, per la storia comune, si parla di 'terra di Rio', senza operare troppe distinzioni. Il più importante documento della cittadina sono gli Statuta Rivi, databile al 1546 con aggiunte fino al 1745, che raccoglie gli ordinamenti riesi in varie materie e disciplinava la vita in quei tempi. Lungo il percorso, si possono incontrare di tanto in tanto dei pannelli che ricordano con pertinenza tali regolamenti. La terra di Rio è ricca, oltre che di minerali, di acque e proprio a Rio nell'Elba si trova la sorgente più ricca e generosa, che generò il nome (Rio). Questa sorgente di acqua perenne fu il centro attorno al quale si sviluppò l'antichissimo insediamento, centro principale della terra delle miniere. Ancora oggi l'acqua sorgiva sgorga dalle Cinque Bocche, una fontana del centro storico. Due chilometri nord-est sorgeva anche un altro borgo, Grassera, che oggi è scomparso, ai piedi del Monte Giogo e a margine della cava di ferro La sua pieve, dedicata a San Quirico, si fuse con la Parrocchiale di Rio, che tutt'oggi è intitolata ai SS. Giacomo e Quirico e che si presenta come una fortezza. La piazza dove sorge la chiesa è il centro nevralgico di Rio, commerciale, sociale, amministrativo. Lungo la vicina via Zambelli (l'antica via Maestra o di Chiesa o anche di Piazza), si nota la pavimentazione a grandi lastre quadrangolari e si incontra il Teatro Garibaldi (detto popolarmente 'Il Teatrino', edificio di origine settecentesca). Molto interessanti l'antico Lavatoio coperto, il Museo Archeologico e la visita al Santuario di Santa Caterina, attorno al quale vi è un mistero che tratteremo tra poco.

                                 

Saliamo sopra Rio e ci fermiamo in uno dei posti più incantevoli che abbiamo visitato sull'isola: il percorso pedemontano è il preludio ideale al contatto con l'eremo di S. Caterina, nei cui pressi si trova pure l'Orto dei Semplici Elbano. Una zona carica di insediamenti etruschi, romani e medievali; zona di passaggio di pellegrini in transito per la Terrasanta e per questo, forse, anche percorsa dai Templari. Da un lato la visione stupenda del mare, dall'altro il Monte Serra. L'istituzione dell'Orto botanico si deve allo scrittore e fotografo berlinese Hans George Berger che dal 1977 soggiorna nel giardino dell'eremo (dove coltiva le sue rose e ospita artisti da tutto il mondo) e che dal 1990 si è attivato per promuovere eventi culturali per far conoscere il luogo, mantenerne le caratteristiche naturali e la spiritualità. E' coadiuvato, nel progetto, dall'Amministrazione Comunale e sostenuto scientificamente dal Dipartimento di Scienze Botaniche dell'Università di Pisa, della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant'Anna e dalla Facoltà di Agraria di Pisa. Nell'Orto dei Semplici vengono preservate anzitutto le diversità biologiche vegetali dell'isola d'Elba e dell'Arcipelago Toscano, ricco di ben 1368 specie di piante vascolari spontanee e naturalizzate, tra le quali 30 endemiche e subendemiche; si recupera e valorizza quella vegetazione che rischia l'estinzione, si salvaguarda il patrimonio culturale legato all'uso di molte piante, sia per uso medicinale che alimentare. L'Orto occupa un'area di circa un ettaro ed è aperto al pubblico dal 1997. La vicinanza con l'eremo di S. Caterina vuole forse esprimere il legame che c'è stato da sempre tra l'attività conventuale dei monaci- farmacisti e la natura. Hans George Berger ha trovato, qui, il suo ritiro spirituale ed artistico. L'Orto è costituito da diversi 'orti conclusi', ciascuno dedicato ad un tema, collegati da un percorso armonico (e forse iniziatico!).

                                                    

Il mistero della stele egizia

L'Eremo di Santa Caterina d'Alessandria risale almeno al medioevo, ma è probabile che vi sorgesse già un edificio precedente. Si presenta attualmente nelle forme conferitegli nel 1634, e versa in condizioni non brillanti. Ha un campanile sul lato destro, guardando la facciata, che appare austera. La sua origine, secondo una narrazione locale, si fa risalire all'apparizione di santa Caterina ad un ragazzo del posto; l'evento viene ricordato annualmente, dopo la Pasqua. Appare sconsacrato, non si officia più, è sede occasionale di mostre ed accoglie una fondazione culturale. Siamo venuti a conoscenza che negli anni '70 dello scorso secolo, si trovava una stele, sulla facciata della chiesa, oggi dispersa, ma di cui rimangono delle foto scattate dal sig. Gianfranco Fazzini per conto della professoressa Maria W.Boutakoff, una ricercatrice del Museo del Louvre. Lei ne fece una descrizione: "Nettamente in forma di capigliatura nello stile 'nemeo', da un sarcofago egiziano, questa stele ha la faccia solare, la cui capigliatura forma come dei raggi solari, evocando anche la criniera del leone, animale simbolico che in Astrologia significa non solo l'omonima costellazione ma il Sole stesso. Sul petto vi sono simboli, attributi pagani che sono stati tolti in epoca cristiana, ma le loro tracce resistono ancora molto visibili, per cui la fessura, dalla quale sgorgava l'acqua, era stata ingrandita e deformata per essere adattata a ricevere le offerte (oboli), mentre restano- ai due lati della bocca- due piccoli simboli pagani, simboli "Chenou", del Potere Universale, antichi segni egizi che sussistono nella Simbologia Paleocristiana. Tutto questo, proprio come la coppa del naso a triangolo e gli occhi a forma di chiocciola, alla maniera arcaica, confermano nel loro insieme le origini antiche e pagane, sebbene un paganesimo tardo-antico, di questa stele incontestabilmente isiaca ed egizianeggiante. Quanto all'iscrizione cristiana posteriore, essa è pisana ed è stata aggiunta molto tardivamente. E' possibile che questa stele pagana sia stata anticamente una stele -sorgente -solare -oracolare. Occorre non confonderla con la Bocca della Verità romana, perchè qui la bocca parla, non morde, essa non ha il più piccolo orifizio. Dentro la chiostra dei denti si vede la lingua che parla annunciando l'oracolo o semplicemente risponde alle domande del consultante". Tutto ciò è stupefacente! E la ricercatrice mostra di avere quasi una certezza fondata. Per suffragare la sua tesi, ha ricercato altri possibili indizi che possano soddisfare l'ipotesi 'egizia' all'Elba. Un autore antico, Rutilio, faceva riferimento ad un culto Osiriaco, sulla costa di Piombino, per la verità, in occasione del termine della seminagione (fine ottobre-inizio novembre). Secondo la Boutakoff, poi, vi sarebbe una 'triplice collina solare' -antichissimo centro di culti solari- non molto distante da Rio, dietro Portoazzurro, nella località chiamata Monserrato (dove tra l'altro c'è un Santuario(1) costruito dagli Spagnoli su immagine di quello catalano in cui si venera la Madonna Nera più importante di Spagna), e che è appunto meta di pellegrinaggio all'Elba. Ma come è finita una stele egizia (se lo era), sulla chiesa di S. Caterina d'Alessandria? Chi l'aveva portata qui? Da dove proveniva? C'era forse un santuario egizio, ancora da scoprire, da qualche parte sull'isola? Perchè la stele venne recuperata e portata qui? E perchè è sparita? Qualcuno ne ha notizia o ebbe modo di vederla, visto che fino al 1970 pare fosse ancora sulla facciata dell'eremo? Noi siamo qui ad accogliere ogni informazione su questo mistero.

                                        

 

 

E se volete fare un tour all'Elba su questo genere, consigliamo il Genio del Bosco!

 

              

 

Note:

1)- Il Santuario della Madonna Nera di Monserrato all'Elba, Nuestra Señora de Montserrat, fu voluto dal governatore Josè Pòns Leon nel 1606; fu gestito dagli Agostiniani di Piombino, che furono sostituiti da un sacerdote nel 1653. Nel 1722 si collocarono dei frati per assistere i militari malati, che risiedettero nell'ospedale del vicino Forte S. Giacomo, eretto anch'esso nel 1606. Il santuario della Madonna Nera venne ampliato nel 1763, costruendo l'antistante parte della chiesa.

Sezioni correlate in questo sito:

Isola d'Elba insolita
Due passi sull'isola d'Elba II parte
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                                                                                      Maggio 2010