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Macrocosmo e microcosmo (di Marcello
Fumagalli - ultima parte)

La figura umana al centro della stampa è l’alchimista. La figura è la trasposizione dell’unità dell’opera, della pietra filosofale che si compone mediante l’unione dei contrari simbolicamente raffigurati dalla
veste metà chiara e metà scura. L’indumento è trapuntato da una moltitudine di stelle,
segni dell’ordine cosmico, della luce che viene dall’alto e, essendo tutte a sei
punte, richiamo del sigillo magico di Salomone. La tunica, nella sua globalità, vuole essere anche l’immagine della simmetria celeste, del Macro e del Microcosmo. Nell’originale e simbolica veste è
riaffermata la circolarità dell’alchimia.
Nelle mani alzate l’alchimista tiene
due asce, a loro volta piene di stelle. In questo caso la similitudine delle asce è ancora quella delle due realtà separate, della materia frantumata ( le stelle riprodotte in ogni penna) affinchè da essa si liberi la
quintessenza, lo spirito. Le due asce sono il «separa e riunisci» dell’Arte di Paracelso, supremo inizio della presa di coscienza della dualità della materia e dell’esistenza.

- Le Nubi
L’immagine delle nubi risale alle più antiche religioni. I significati principali prendono spunto dalla natura delle nubi che hanno un aspetto indefinito e confuso, figurazione di uno stato primordiale e caotico. Le nubi sono anche correlate alla pioggia, evidenza dell’attività celeste procuratrice di
fecondità. In alchimia le nubi sono pure il geroglifico della metamorfosi che gli addetti devono compiere per avvicinarsi alla sfera celeste o delle acque superiori. Le nubi sono inoltre gli Angeli che, come emanazione di Dio, dall’Empireo invadono l’Universo intero, popolandolo.

Il nostro tentativo di interpretazione può sembrare, alla maggior parte delle persone d’oggi, speculativo, astruso come un delirio d’immaginazione, trascendente dagli schemi della logica razionale degli uomini del XXI secolo che non sanno più concentrarsi di fronte a un sistema complesso, forziere di una grandiosa filosofia.
Il linguaggio è quello delle immagini metaforiche in cui sono occultate le antiche saggezze e dalle quali si possono estrarre informazioni se chi legge saprà tradurre il mondo dell’invisibile in quello del visibile.
La tavola, come tutti i grandi sistemi dell’alchimia rosacrociana, è pure un metodo per ordinare il sapere e memorizzarlo per le future generazioni di addetti.
Ai volgari non parlare che di cose volgari e riserva per i tuoi amici i segreti di ordine più elevato
Joannis Tritemius
Fine
L'Opera completa, divisa per sezioni, in
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