www.duepassinelmistero.com

 

TEMATICHE:

Aggiornamenti

Alchimia

Antiche Civiltà

Archeoastronomia

Architetture

Colonne e Nodi

Due passi nell'Italia nascosta

Due passi nei misteri esteri

Fenomeni Insoliti

Interviste

L'Uomo e Dio

Maestri Comacini

Medioevo e...

Mistero o Mito?

Personaggi

Simbolismo

Simbologia e Cultura Orientale

Storia e dintorni...

Templari "magazine

Ultimi Reports

UTILITY:

Archivio reports

Bacheca

Collaboratori

Extra sito

Libri del mese

Links amici

Ricerca veloce titoli per argomento

SERVIZI:

FORUM

Newsletter

Avvertenze/ disclaimer

 

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                           Il testamento segreto di Lenin

                                                                                                        (di Almar)

        http://cla.calpoly.edu/~lcall/outline.weekfive.html

          Lenin

L’argomento che andremo a trattare riguarda una vicenda che per molti anni rimase sconosciuta, riguardo alla quale si è poi dibattuto molto, anche se gran parte dei mezzi di comunicazione non ne ha dato un grande risalto: parliamo del testamento politico di Lenin, il fautore della Rivoluzione d’Ottobre, avvenuta in Russia nel 1917, che vide poi egli stesso salire al massimo gradino del potere nella neonata Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Il tema trattato si rivelerà interessante soprattutto per ciò che ognuno di noi potrà immaginare su cosa di diverso sarebbe potuto accadere nel mondo se il “Testamento” fosse stato realmente rispettato. Ma per comprendere meglio il contesto dobbiamo partire da un bel po’ di tempo prima della morte di Lenin…

  Chi era Lenin?

                                                                           http://rosenblumtv.wordpress.com/2007/10/20/the-ministry-of-truth/

                                                                             Lenin capo della Rivoluzione

 Vladimir Ilich Lenin (vero nome Sergei Ulianov) nacque a Simbirsk, oggi Ulyanovsk, il 22 aprile 1870. Da sempre contrario alla politica della Russia zarista, riuscì presto, grazie alle sua conoscenza in materia politica e alle sue doti di oratore, ad ottenere un ampio appoggio popolare. Egli, nei numerosi discorsi tenuti innanzi a migliaia di contadini, di operai, di disagiati, sostenne la tesi secondo cui il potere di uno Stato doveva appartenere al popolo, che per lui era invece a quel tempo sfruttato ed impoverito dalle politiche assolutiste portate avanti per anni dallo Zar Nicola II. Le tesi di Lenin riprendevano i discorsi di Karl Marx, ma lui le rielaborò per renderle meglio comprensibili al popolo. Grazie all’appoggio conquistatosi ed al crescente impoverimento della Russia (dovuto anche all’entrata nella Grande Guerra, decisa dallo zar) Lenin riuscì a muovere enormi masse proletarie che scatenarono la cosiddetta Rivoluzione d’Ottobre (o Rivoluzione Russa), in cui lo zar venne rovesciato e poi ucciso. Presero il potere i Bolscevichi, cioè gli appartenenti alla corrente politica di Lenin, all’interno poi del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS). Lenin divenne Capo di Stato dell’URSS, e a lui, all’interno del Comitato Centrale del Partito, si affiancarono molti politici e collaboratori, tra i quali vi erano Kamenev, Zinoviev, Bucharin, Piatakov, ma soprattutto Trotski (o Trotckij) e Stalin. Uno dei primi atti di Lenin come Presidente fu la decisione per un ritiro immediato dell’URSS dalla Prima Guerra Mondiale.

Nell’agosto del 1918 Lenin rimase ferito da due colpi di pistola nell’attentato ai suoi danni operato dalla social-rivoluzionaria Fanni Kaplan, ma sopravvisse. Verso la fine dell’anno, però, egli apparve già molto debilitato: dovette infatti lasciare l’attività pubblica per alcune settimane, per cure ed esami sul suo stato di salute. Nei primi mesi del 1921 gli venne diagnosticata l’arteriosclerosi, che in soli tre anni lo porterà alla morte.

I medici attribuirono all’eccessivo lavoro ed all’attentato subito le cause della malattia, che l’anno successivo portò all’incapacità di Lenin di muovere il braccio e la gamba destri, impedendogli di scrivere e, parzialmente, di parlare; solo in quell’anno gli venne estratta una delle due pallottole che lo colpirono nel ’18.

All’interno del PCUS la preoccupazione per il suo stato di salute sempre peggiore erano molte. Egli era sempre Capo di Stato, seppure trasferitosi da Mosca a Gorki, ma a prendere il posto di Segretario del Partito fu Stalin, il quale faceva periodicamente, con Trotski ed altri, visita a Lenin. La malattia del leader della rivoluzione sembrò attenuarsi, tant’è che egli rientrò a Mosca, ma nel dicembre, sempre del 1922, fu colpito da nuovi attacchi cerebrali: restò per suo volere nella capitale, ma le visite gli vennero ridotte per non affaticarlo eccessivamente, e gli venne imposto dai medici di diminuire le comunicazioni riguardanti gli affari di Stato, in attesa di un possibile, ma improbabile, miglioramento delle sue condizioni di salute. Egli però poteva servirsi di alcune stenografe per inviare brevi lettere e messaggi, ma solamente (su consiglio proprio di Stalin) per dieci minuti al giorno.

 Gli ultimi mesi di vita e il Testamento

Già verso la fine dell’anno 1922 Lenin capì che la malattia l’avrebbe ucciso, ed allora iniziò a cercare di individuare un nuovo leader per l’Unione Sovietica, che fosse nel contempo intelligente, tollerante e che disponesse di svariate conoscenze socio-economiche. Egli decise allora di inviare una lettera formale al Congresso del Partito Comunista per comunicare quali sarebbero dovute essere le strategie e le mosse da effettuare nell’immediato futuro, ovvero dopo la sua morte.

Ecco di seguito riportata parte della Lettera, del 24 dicembre 1922, che è considerata parte prima e fondamentale del Testamento politico di Lenin:

Consiglierei vivamente di intraprendere a questo Congresso una serie di mutamenti nella nostra struttura politica. Vorrei sottoporvi le considerazioni che ritengo più importanti.

In primo luogo propongo di elevare il numero dei membri del Comitato Centrale portandolo ad alcune decine o anche a un centinaio. Penso che ciò sia necessario e per elevare l'autorità del CC, e per lavorare seriamente al miglioramento del nostro apparato, e per evitare che conflitti di piccoli gruppi del CC possano avere una importanza troppo sproporzionata per le sorti di tutto il Partito.

Io penso che il nostro partito abbia il diritto di esigere dalla classe operaia 50-100 membri del CC. Una tale riforma aumenterebbe notevolmente la solidità del nostro partito e faciliterebbe la lotta che esso deve condurre in mezzo a Stati nemici e che, a mio parere, potrà e dovrà acuirsi fortemente nei prossimi anni. Io penso che, da questo punto di vista, fondamentali per la questione della stabilità siano certi membri del CC come Stalin e Trotski. I rapporti tra loro, secondo me, rappresentano una buona metà del pericolo di quella scissione, che potrebbe essere evitata e ad

evitare la quale, a mio parere, dovrebbe servire, tra l'altro, l'aumento del numero dei membri del CC a 50 o a 100 persone. Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza. D'altro canto, il compagno Trotski come ha già dimostrato la sua lotta contro il CC nella questione del commissariato del popolo per i trasporti, si distingue non solo per le sue eminenti capacità. Personalmente egli è forse il più capace tra i membri dell'attuale CC, ma ha anche una eccessiva sicurezza di sé e una tendenza eccessiva a considerare il lato puramente amministrativo dei problemi.

Queste due qualità dei due capi più eminenti dell'attuale CC possono eventualmente portare alla scissione, e se il nostro partito non prenderà misure per impedirlo, la scissione può avvenire improvvisamente”.

Questo è ciò che scrisse Lenin a fine dicembre, in cui si può dedurre che Stalin e Trotski erano i due personaggi di spicco del Partito Comunista, ma Lenin non li elogia particolarmente: infatti dubita del fatto che il primo possa saper gestire adeguatamente il potere che ha finora accumulato, e contemporaneamente critica il secondo per l’eccessiva sicurezza di sé stesso e per non saper affrontare le questioni politiche a 360 gradi, sebbene questi sia ritenuto molto capace.

Ecco invece cosa aggiunse Lenin riguardo a Stalin il 4 gennaio del 1923; questa si considera come seconda parte del suo Testamento politico ed integrazione alla Lettera, analizzata in precedenza:

“Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell'ambiente e nei rapporti tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso. Questa circostanza può apparire una piccolezza insignificante. Ma io penso che, dal punto di vista dell'impedimento di una scissione e di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotski, non è una piccolezza, ovvero è una piccolezza che può avere un'importanza decisiva”.

Lenin                                                                                                         

4 gennaio 1923

In questa aggiunta, inserita come appendice alla Lettera al Congresso del Partito, Lenin dice esplicitamente che Stalin debba essere rimosso dal direttivo del partito e che gli vada impedita l’ascesa al potere, poiché egli non è considerato da Lenin stesso sufficientemente tollerante e leale, evidenziandone la grossolanità, difetto che Lenin non ammetteva per un dirigente del partito.

Questo suo Testamento politico avrebbe dovuto essere letto, per sua esplicita disposizione, dopo la sua morte. La Lettera venne realizzata in quattro copie sigillate, e non venne più aperta fino all’effettiva scomparsa del leader bolscevico.

All’insaputa di Lenin accadde però un altro fatto, datato 22 dicembre 1922: Lenin il giorno prima aveva dettato una lettera alla moglie, Nadejda Krupskaia, da consegnare a Trotski, nella quale si diceva soddisfatto della non abolizione del monopolio di Stato in alcuni aspetti della micro-economia interna. Stalin viene a conoscenza del fatto e telefona a casa di Lenin e, parlando con la moglie del leader, la rimprovera con tono secco per aver fatto affaticare il marito nella stesura della lettera. La moglie di Lenin non avverte il marito del colloquio avuto con Stalin, forse per non farlo preoccupare, ma il 23 dicembre scrive una lettera a Kamenev, vice-Presidente del Consiglio dei Ministri, nella quale comunica quanto segue:

Stalin s' è permesso ieri un attacco assai rozzo nei miei riguardi, sotto il pretesto che avevo autorizzato Ilich a dettarmi una breve lettera - ciò che io ho fatto col consenso dei medici. Non è da oggi che sono membra del partito, ma in trent’ anni non avevo mai sentito nulla di simile. Gli interessi del partito e dello stesso Ilich mi stanno a cuore tanto quanto a Stalin. So bene ciò di cui si può o non si può parlare con Ilich, poiché so che cosa lo preoccupa, lo so meglio di qualunque medico, in tutti i casi meglio di Stalin... Non sono di marmo e i miei nervi sono al limite”.

Ma il 5 marzo 1923, cioè ben dopo la composizione della Lettera-Testamento, Lenin viene a conoscenza del fatto e scrive immediatamente a Stalin questa lettera:

Al compagno Stalin
Copie ai compagni Kamenev e Zinoviev

“Caro compagno Stalin: sei stato molto insolente ad esigere mia moglie al telefono e usare un linguaggio così grossolano. Sebbene lei ti avesse detto di essere pronta a dimenticare l'accaduto, non di meno ciò è venuto a conoscenza, per suo tramite, ai compagni Zinoviev e Kamenev. Io non intendo dimenticare così facilmente ciò che è stato fatto contro di me perché non è necessario dire che ciò che è stato fatto contro mia moglie lo considero fatto contro di me. Per questo ti chiedo di riflettere bene e se sei pronto a ritirare quello che hai detto, a fare le tue scuse, oppure, se preferisci, a considerare interrotti i nostri rapporti. Con rispetto, Lenin”

Stando a quanto riferito in una lettera della sorella di Lenin, Maria Ulianova, Stalin presentò le sue scuse a Lenin, che nel frattempo emana le ultime direttive di amministrazione e gestione dello Stato ad auspica che l’allargamento dei membri del Comitato Centrale del Partito possa avvenire rapidamente e che possa così aumentare la possibilità di individuare un leader adeguato che sappia rimpiazzarlo alla sua morte.

Vladimir Ilich Lenin muore il 21 gennaio del 1924 a Gorki. La sua salma si trova a Mosca, esposta ancora oggi nella Piazza Rossa.

                                                                                 http://www.aha.ru/~mausoleu/m-hist_e.htm

Prima di scoprire cosa avvenne dopo la morte di Lenin e quale fu la sorte del cosiddetto Testamento, andiamo a vedere chi era, in realtà, Stalin.

 Chi era Stalin?

 

                                                                                   http://www.marxists.org/reference/archive/stalin/photo/s1936a.htm

                                                                                           Stalin

Josif Stalin (vero nome Josif Vissarionovic Dzhugashvili) nacque a Gori, in Georgia, nel 1879 da una famiglia del ceto medio-basso: il padre era calzolaio. Stalin si avvia verso studi per diventare prete, ma poi abbandona a causa del carattere inadatto alla vita religiosa. Diventa poi collaboratore del giornale Pravda a Pietrogrado, o Pietroburgo, (che diventerà poi Leningrado, per tornare successivamente al nome originario), e si iscrive al Partito Socialdemocratico. In quel periodo assume il soprannome di Korba. Egli viene arrestato diverse volte ed esiliato in Siberia, da dove viene liberato con l’amnistia generale voluta dallo zar Nicola II. All’età di 34 anni prende il nome di Stalin, che significa Uomo d’Acciaio, e, dopo la rivoluzione leninista, assume la carica di commissario delle nazionalità e alla tutela delle minoranze etniche e linguistiche, aderendo al Partito Comunista. Come abbiamo visto resterà nelle prime file del partito, addirittura come Segretario, accanto a Lenin fino alla morte di quest’ultimo.

 Ora vedremo se le volontà del Presidente Lenin saranno rispettate o trasgredite.

  Cosa accade alla morte di Lenin, il fautore della Rivoluzione?

L’annuncio della morte di Lenin scatenò una diffusa preoccupazione tra il popolo e la dirigenza del partito: da un lato si temeva che un nuovo leader non avrebbe saputo gestire adeguatamente il potere in uno Stato enorme, che versava in difficoltà economiche, alle quali Lenin stava cercando di dare una risposta.

La Lettera di Lenin, detta Testamento, venne letta al Congresso del Partito ed aveva fatto capire alla Dirigenza che le due personalità considerate favorite alla sua successione, ovvero Stalin e Trotski, non erano considerate adatte da Lenin medesimo a ricoprire tale carica. Allora Stalin decise di prendere in mano la situazione, sia per mantenere il ruolo di segretario, sia per escludere Trotski dalla candidatura alla presidenza. Egli, da segretario del partito, affermò che prendeva atto delle accuse mossegli da Lenin nel Testamento, ma sostenne che si trattava di critiche puramente personali e non politiche, e che avrebbe agito per migliorarsi come persona. Stalin giurò inoltre fedeltà a Lenin.

A quel punto il Comitato Centrale del Partito decise di non rimuoverlo dalla carica che ricopriva, poiché la maggioranza di loro temeva che una eventuale salita al potere da parte di Trotski avrebbe rappresentato l’inizio di una dittatura assolutista come quella degli zar, perché Trotski appariva molto egocentrico ed autoritario, anche più di Stalin. Il Congresso del Partito decise di non pubblicare la lettera, ritenuta una comunicazione privata all’interno del Partito stesso e, parallelamente, il numero dei membri del Comitato Centrale fu innalzato, seppure non nelle proporzioni indicate da Lenin.

Stalin aveva così ottenuto campo libero, trasgredendo l’ordine di Lenin, per diventare il nuovo Capo di Stato dell’URSS. Appena andato al potere, egli emanò la propria teoria del “socialismo in un solo Paese”, che prevedeva lo sviluppo dell’economia basata sul socialismo reale solamente nell’URSS, senza coinvolgimento di più Stati in un’ottica di rivoluzione proletaria. Questa sua teoria contrastava nettamente rispetto a quella di Lenin, che invece avrebbe voluto “esportare la Rivoluzione”. Trotski dal canto suo rimase fedele all’impostazione leninista e, dopo aspri litigi con Stalin, dovette lasciare lo Stato.

                                                                                  http://library.usu.edu/Specol/digitalexhibits/masaryk/stalin.html

                                                                                      Stalin Capo di Stato

Stalin iniziò una politica dittatoriale fondata sul culto della sua persona (cioè dittatura personale), facendo arrestare, fucilare ed esiliare (soprattutto in Siberia) migliaia, poi milioni, di comunisti che, dall’interno del suo stesso partito, gli muovevano accuse o anche solo critiche. Questo clima di terrore non impedì però all’URSS di progredire economicamente, tanto da “spaventare” seriamente gli Usa e il loro modello economico capitalista.

Gli ex-collaboratori di Lenin vennero perseguitati dalla dittatura stalinista: molti di loro dovettero autoaccusarsi di fascismo e nazismo in veri e propri processi-farsa; Piatakov sarà fucilato nel 1936, Bucharin sarà vittima, nel 1938, delle cosiddette “purghe staliniane”, Trotski verrà assassinato, nel 1940, a Città del Messico, ucciso a colpi di piccone da Ramón Mercader, sicario di Stalin. Si pensi che dei membri del primo Consiglio dei Commissari del Popolo, istituito da Lenin all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre, solo Stalin sopravvisse oltre il 1942.

Stalin morì nel 1953 a Mosca. La sua morte fu accolta con modesta allegria da una buona parte di popolo, mentre alcuni stranieri a lui “vicini” si esibirono in pianti per le strade, soprattutto in Finlandia. A Josif Stalin succedette Nikita Krušev, il quale governò in modo più democratico del suo predecessore, attuando, tra l’altro, la cosiddetta “destalinizzazione”, per tentare di rimuovere la figura autoritaria di Stalin dalla coscienza della società civile sovietica.

                                                                               Nikita Sergeevič Chruščëv

                                                                                           Krušev

Indubbiamente, come detto in apertura, ognuno di noi potrà fare le proprie personali considerazioni, ma rimane il fatto che, se le volontà di Lenin fossero state rispettate, la dittatura stalinista non sarebbe esistita. Forse ce ne sarebbe stata un’altra, ma non lo possiamo sapere con certezza.

Lenin ha dimostrato di aver, suo malgrado, indovinato riguardo all’inadeguatezza di Stalin come leader, anche se non lo potrà mai sapere.

                                                          Khrushchev (a sinistra) e Stalin (a destra)

                                                                                Krušev con Stalin

Il Testamento di Lenin venne parzialmente reso noto nel 1927, ma la parte riguardante la rimozione di Stalin venne totalmente omessa. Nel 1956 venne però pubblicato integralmente sulla rivista “Kommunist”, e, nel 1957 e nel 1963, apparvero testimonianze certe dell’autenticità del documento.

A questo punto, a ciascuno buona riflessione.

 

Le fotografie di Lenin e Stalin sono tratte da “Google”; le fotografie di Krušev e di Krušev con Stalin sono tratte da “Wikipedia”.

Bibliografia e webgrafia:

Mosche Lewin, L'ultima battaglia di Lenin, Edizioni Laterza 1969
E. H. Carr, La morte di Lenin. L'interregno 1923-24,  Einaudi 1965.

http://www.homolaicus.com/teorici/lenin/lenin_testamento.htm
http://www.marxists.org/italiano/lenin/1922/12/testamento.htm
http://cronologia.leonardo.it/mondo24cc.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Lenin
http://www.geocities.com/pibspin/lenin.htm

 

Sezioni correlate in questo sito:

Storia e dintorni

 

www.duepassinelmistero.com                                                                                            Avvertenze/Disclaimer

                                                                                     ottobre '08