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Il castello di Bianzano

 

                                                          (di Marisa Uberti)

Bianzano è una località di circa 600 abitanti, che si snoda su una collina a dominio della sponda occidentale del lago d'Endine, alle pendici dei monti Pler e Croce, al confine fra le valli Cavallina e Seriana e in posizione strategica per il controllo della via che, nel medioevo, permetteva di raggiungere i valichi per il nord Europa. Costituisce un punto panoramico di elevata bellezza: da qui si scruta un paesaggio sublime.

           

Il paese è situato a 614 metri s.l.m. e conserva ancora oggi un impianto urbanistico 'a stella cometa', il cui centro è rappresentato dal grandioso castello, che -a differenza di molti manieri sorti a difesa del territorio- è più basso rispetto al borgo. Nello stemma del paese è presente il bordone del pellegrino, a ricordare come questa fosse- con ogni probabilità- una stazione di sosta per i viandanti e i fedeli in transito. Niente di più facile che i Cavalieri Templari, ordine monastico- cavalleresco sorto a difesa degli stessi, possano avere avuto un ruolo nell'erezione o gestione del maniero, oggi di proprietà privata. Questo castello non venne adibito a residenza, dicono gli esperti, ma doveva avere funzioni difensive anche se su questo non c'è ancora molta chiarezza. Mancano infatti documenti scritti che indichino sia la data di costruzione che l'origine nonchè la funzione primitiva. Pare accettata una datazione compresa tra il 1221 e il 1233. Andando a visitarlo, ci si accorge di diversi particolari o simboli che abbiamo trovato in contesti legati ai Templari, ma questo non significa che loro lo abbiano gestito; solo nuove ricerche potranno portare conferme.  Il toponimo Sottotorre starebbe a ricordare che poco sopra l'attuale castello dovesse trovarsi una torre di avvistamento, che sarebbe crollata, lasciando sguarnita l'area, per cui si rese necessario porre rimedio erigendo una fortificazione. Si pensa che esistessero circa duecento castelli nel perimetro del lago d'Endine, il che rappresenta un numero considerevole per un'area abbastanza ristretta, ma che ci fa capire l'importanza da essa rivestita quale 'cerniera' che collegava il Brennero con la pianura Padana.

La visita e la struttura

Il castello di Bianzano è molto interessante, oltre che scenografico. A pianta quadrata, era circondato da un doppio recinto di mura (su due livelli diversi)di cui oggi rimangono alcuni tratti perimetrali, mentre è ben conservata la cinta più esterna nella parte sud. La cinta più interna correva parallela ai lati dell'edificio ed era dotata di piccole torri, parzialmente conservate, mentre la cinta più esterna aveva forma irregolare, con una torretta ad ognuno dei quattro angoli. Tracciando le diagonali nella pianta, si scopre che i quattro spigoli sono perfettamente orientati ai quattro punti cardinali.

                  

L'ingresso avviene da nord, percorrendo un grazioso vialetto sistemato in epoche successive, che conduce al cospetto di una gigantesca torre centrale, ai lati della quale sono disposti due corpi di fabbrica in pesanti blocchi di pietra. Una cornice separa i piani. Il portale è sormontato da un bellissimo arco ad ogiva (o a sesto acuto), tipico dell'arte gotica.

                                  

Oggi il castello presenta molte aperture, fatte in epoche diverse, ma originariamente era dotato di sole 4 aperture a bifora, una per lato, ancora oggi visibili. Le bifore sono abbellite da un colonnina in pietra di Sarnico con capitello lavorato, forse di mano Comacina, come ne abbiamo viste parecchie in altri edifici dell'epoca.

                                                            

I portali, sempre nell'assetto primitivo, erano due. Un tempo il castello aveva una merlatura ghibellina, oggi scomparsa perchè i proprietari (i Suardi) la fecero togliere per collocarvi una copertura, a salvaguardia dell'edificio, che ha dunque potuto passare attraversare i secoli pressochè intatto. Si è salvato, in questo modo, anche dalla distruzione decretata dalla Repubblica di Venezia, che lo requisì nel XV secolo, appunto perchè non aveva più l'aspetto di una fortezza, ma di residenza.

                                                            

Lo stemma sopra il portale dell'ingresso posto nella torre centrale appartiene ai Suardo (o Suardi), nobile famiglia bergamasca che detenne il maniero dal XIV sec. L'ipotesi è che prima possa essere appartenuto ai Templari e che in seguito alla loro soppressione (1312), uno di loro- appartenente alla famiglia Suardo- si sia rifugiato o stabilito qui, e in tal modo il maniero sarebbe rimasto alla sua famiglia. Atti di vendita o cessione ai Suardo, infatti, non ne esistono. Nel 1367 avvenne un matrimonio tra Bernarda Visconti, figlia illegittima di Bernabò, signore di Milano, e Giovanni Suardo, al quale la famiglia donò questo castello (da cui iniziò il ramo di Bianzano tutt'ora in vita). Per l'occasione vennero affrescati sia l'atrio che il cortiletto e sembra molto in fretta perchè i restauratori hanno constatato l'assenza dei segni di fine giornata. Troviamo dei colori ancora molto belli, in particolare sulla volta in cui sono presenti disegni geometrici e tre registri verticali di 'putti' in tre diversi atteggiamenti: prove di forza, danza e gioco. Vi sono anche le virtù cardinali e gli stemmi delle famiglie Suardi e Visconti. Interessanti sono anche altri affreschi posti sopra l'ingresso, all'interno, ma sono anche i più deteriorati.

                                   

E' chiaramente visibile, però, un tondo che inscrive una stella a sei punte (stella di Davide). Perchè?

                                          

Su uno dei conci di pietra dell'atrio abbiamo trovato un simbolo che riproduciamo, sembra una croce, piantata sul Calvario, con dei cerchi alle estremità dei bracci.

                                                                 

Nella piccola corte, dotata di un ballatoio su tre dei quattro lati, si resta impressionati dalla profusione di losanghe bianche e nere (che vengono associate alla famiglia Visconti), una 'dualità' che potrebbe non essere casuale ma legata ad una precisa volontà di chi l'ha voluta. Pare che gli affreschi risalgano alla metà del XIV secolo. Sul blocco immediatamente a sinistra dell'accesso, ad altezza occhi, si può vedere un chiaro Fiore della Vita inscritto in un cerchio, scolpito con particolare profondità e cura, sopra il quale è presente una data, mal leggibile, che dovrebbe essere il 1233, con il segno zodiacale del Leone posto all'inizio, che viene legato al mese di agosto di quell'anno.

                                            

Alzando gli occhi oltre il ballatoio, di fronte, sotto il tetto, abbiamo visto un altro Fiore della Vita, inciso su un peduccio di sostegno. Come i nostri lettori sanno benissimo, questo simbolo è spesso presente nella 'decorazione' di chiese e castelli Templari (come nella chiesa di San Bevignate a Perugia).

                                          

Un'altra particolarità sono delle feritoie a forma di croce, davvero singolari. Se ne apprezzano sulla torre centrale, una sopra l'ingresso e l'altra sul lato destro; mentre un' altra si trova nella torretta che sorge in posizione staccata lungo il percorso delle mura esterne. Se in un primo momento si potrebbe ipotizzare che attraverso questa forma si potesse collocare una balestra, vedendo da vicino la struttura di quest'ultima finestra, dall'interno, ciò è da escludersi per l'impossibilità pratica anzitutto di avvicinare l'attrezzo all'apertura, secondariamente risulta troppo piccola. Allora che funzione potevano assolvere queste finestre? Tra l'altro, se si osserva bene, presentano tutte una sorta di 'piedistallo' superiormente; forse potrebbe rifarsi ad un simbolismo Templare? Potrebbero aver lasciato proprio loro questo dettaglio, che ricordava la doppia natura di cavalieri e di monaci?

                                

Abbiamo trovato molto suggestiva l'inquadratura data da due specchiature della torretta periferica, dalla quale è possibile vedere il campanile del santuario dell'Assunta, eretto appena un anno dopo del castello (1234) in forme romaniche (oggi rimaneggiato). Un tempo la chiesa aveva un campanile a vela e sembra potesse costituire a sua volta un punto di avvistamento importante perchè, sorgendo in asse al castello ma su un'altura più avanti, permetteva di visionare tutta la porzione di vallata (con le sue strade e il lago) che dal maniero stesso non era possibile osservare. Non si può escludere che vi fossero dei passaggi sotterranei che collegassero i due edifici, anzi sarebbe strano il contrario dato che ogni castello era dotato di vie di fuga. Ma finora non sono stati messi in evidenza.

                  

A tutto ciò si va ad aggiungere uno studio archeoastronomico di Aldo Tavolaro (Astronomia e simbolismo nel castello di Bianzano, Editore: Istituto Italiano dei Castelli), il quale, sulla base delle sue esperienze di studio su Castel del Monte in Puglia, ha individuato per Bianzano  un voluto collegamento iniziatico tra cielo e terra: i raggi del sole agli Equinozi vanno a colpire un preciso angolo interno mentre per i Solstizi i punti di incidenza individuano larghezza e altezza della torre, del castello, del cortile; anche la luna viene coinvolta, correggendo l'orientamento del castello ai punti cardinali con 10 gradi di differenza. La guida ci ha informato che nel portale di accesso all'atrio è rispettata una proporzione 'armonica', poichè l'altezza divisa per la base dà 1,618, che è il numero aureo o divina proportione, come la chiamò il matermatico Luca Pacioli. Che con tale numero d'oro avessero dimestichezza i Templari è convinto l'attuale proprietario, l'architetto Faglia.

Curioso è pure il simbolo inciso sulla chiave di volta del portale del lato sinistro, verso il lago,di difficile decifrazione, anche perchè la parte superiore è completamente scomparsa.

                                                                  

Dal portale del lato destro è invece l'attuale ingresso padronale (il castello è affittato in una porzione e dispone di un l'alloggio per il custode), contornato da un bellissimo arco a tutto sesto, la cui chiave di volta è rovinata. Il passaggio è visibilmente piccolino, e infatti sembra che  ciò crei alcune difficoltà ad individui di alta statura. All'interno, che è interdetto al pubblico, le guide informano che vi sia un sistema di 'trabocchetti' ideati nel medioevo per scopi difensivi, chiaramente, in caso di attacco della fortezza. 

                                                                  

Non nascondiamo che ci sarebbe piaciuto portare i nostri 'due passi' anche all'interno delle sale del primo piano, che è l'unico abitato, con la torre. Rivivere l'atmosfera che sicuramente ancora aleggia, come in ogni maniero che si rispetti, e godersi la vista paradisiaca che dalle sue finestre sicuramente di apprezza, sia sul lago che sulle colline circostanti. Dietro quelle porte chiuse, molti misteri attendono ancora di essere svelati.

 

Il castello è visitabile con guida, da maggio a settembre. Per informazioni generali, come arrivare e prenotazioni visitare il sito ufficiale: www.allacortedeisuardo.it Per il 2009 la manifestazione tradizionale -rievocazione storica presso il castello si terrà nei giorni 30 e 31 luglio, 1 e 2 agosto.

 

Sezioni correlate in questo sito:

Italia da conoscere (misteri italiani)

 

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                                                                              Giugno '09