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                                                    PERVETVSTA S.BIRGITTAE ECCLESIA

                                                                  VALLIS AVERARIAE

                                              Una chiesa antica, un'inconsueta orientazione,

                                        una strana mappa del cielo, un'enigmatica iscrizione.

                                                                                   di

                                                                     Adriano Gaspani

                                                       I.N.A.F - Istituto Nazionale di Astrofisica

                                                     Osservatorio Astronomico di Brera - Milano

                                                        adriano.gaspani@brera.inaf.it

La chiesa matrice di S. Brigida d’Irlanda in località Santa Brigida, Valle Brembana, nel Bergamasco, ora Santuario della Madonna Addolorata, risale a prima dell’anno 1000, infatti sembra essere stata fondata sui resti di un precedente luogo sacro pagano probabilmente di origine celtica.  Si tratta di una strana chiesa che ha subito nel corso dei secoli numerosi ampliamenti e rifacimenti e che sostanzialmente partendo da un antico nucleo alto-medievale è stata allungata verso oriente più che raddoppiando le sue dimensioni e cambiando leggermente, ma consistentemente, anche la sua orientazione.

Questa chiesa propone ancora oggi allo studioso un certo numero di interessanti interrogativi.

Nella città di Bergamo già dal IV secolo, poco prima della dominazione longobarda, esisteva una comunità dei “credenti in Cristo” la quale era costituita principalmente da schiavi e di appartenenti ai ceti più umili.  Secondo M. Lupo, il primo longobardo Duca di Bergamo fu Clefi (nel 572) a cui successero Vallari (nel 575), Gaidolfo, Rotari (morto nel 702), Rotari II (nel 727) e poi Lupo (nel 774) (M. Lupo; “Codex diplomaticus civitatis et ecclesiae Bergomatis”, Bergomi, 1784-89).  Nelle valli invece le tradizioni religiose pagane soprattutto legate ai vecchi culti celtici rimasero ben salde per tutto l’alto medioevo.  In Valle Brembana il Cristianesimo iniziò a diffondersi solamente durante l’VIII secolo, sotto il dominio dei Franchi Giselberto I (921), Lanfranco I (930), Giselberto II (962), a seguito dell’arrivo dalla Valsassina attraverso il passo dei Piani di Bobbio di alcuni dei primi vescovi di Milano accompagnati da un certo numero di fedeli i quali si stabilirono in Valtorta e nella Valle di Averara.

La Valsassina fu nel III e nel IV secolo terra di rifugio dei primi vescovi di Milano tra i quali San Mona e San Materno (252-304), costretti a fuggire su quelle montagne in seguito alle persecuzioni contro i cristiani.  Al seguito di questi vescovi si insediarono in Valsassina molti seguaci della nuova religione che diedero così vita ai primi nuclei abitati.  Fu proprio in seguito al popolamento della valle vicina che qualche secolo dopo alcuni di questi fedeli intrapresero la ricerca di nuovi pascoli e di nuove terre giungendo, attraverso il Piani di Bobbio, in Valtorta, poi in Valle Averara e alla fine in Val Taleggio.

Il territorio era allora completamente coperto da boschi quasi impenetrabili e se da un lato questo servì da eccellente rifugio dall’altro costrinse i nuovi arrivati a strappare alla foresta i territori destinati al pascolo a prezzo di dure fatiche portando a termine imponenti opere di disboscamento.

A questo periodo sembra debbano essere fatte risalire alcune incisioni

rupestri di tipologia cruciforme accompagnate da coppelle ancora oggi visibili a Mezzoldo, in località Cà Bereri e romboidali sulla rupe presso la chiesa parrocchiale, che sono stati interpretati come simboli di cristianizzazione con scopo esorcistico.

Il culto di S. Brigida si diffuse in Italia in periodo tardo, mentre in alta Valle Brembana e in Valsassina il culto risulta già diffuso prima del 1000.  La storia di S. Brigida d’Irlanda (da non confonder con l’omonima santa svedese vissuta nel XIV secolo) è per taluni versi assai singolare.  Nacque a Faughart nella contea di Down nel giorno della festa di Beltane del 455 d.C., figlia, secondo la leggenda, del druido Dubhtach, e morì a nell’abbazia di Cille Dara (attuale Kildare) nel 523 d.C.  Le storie e i racconti che hanno a che fare con la sua vita sono uno strano connubio di elementi cristiani e pagani, alcuni dei quali hanno a che fare con il Sole, ma soprattutto con la Luna e rinviano alle leggende e agli attributi specifici della divinità pagana Brigh.

Uno dei più singolari elementi che hanno a che fare con l’Astronomia riguarda il fuoco che si accese spontaneamente quando dopo la sua morte la santa venne inumata nella tomba posta nel monastero di Cille Dara.  Il fuoco, elemento chiave del simbolismo celtico, veniva tenuto perennemente acceso a turno da 19 suore e per 19 giorni consecutivi, mentre il ventesimo giorno veniva abbandonato senza cura (ma senza che si spegnesse) per poi riprendere ad essere curato durante il successivo ciclo di 19 giorni e così via.

È evidente in questo rituale l’allusione al ciclo metonico diciannovennale della Luna.

Di lei è narrato che fosse in grado di operare previsioni meteorologiche sempre esatte (tenendo conto della variabilità del clima irlandese, ci voleva proprio una santa per azzeccarci...).

È noto che il culto della santa irlandese, che racchiuse in se anche tutte le prerogative del culto celtico della dea pagana Brigh, ma anche moltissime prerogative proprie della Vergine Maria, fu introdotto in Europa continentale dai monaci irlandesi seguaci si S. Patrizio e della stessa S. Brigida abbadessa del grande monastero di Cille Dara (Chiesa delle Querce, in antico irlandese) che percorsero il continente armati della loro cultura, dei loro splendidi libri miniati e di un fortissimo spirito rinnovatore della chiesa cristiana.

Anche nel caso dell’alta Valle Brembana si rileva che la diffusione del culto di S. Brigida, sembra essere stato introdotto da alcuni monaci irlandesi giuntivi prima del X secolo periodo durante il quale sembra essere presente nell’area adiacente la chiesa uno xenodochio cioè un luogo di ricovero che doveva ospitare monaci e pellegrini.  Il culto di S. Brigida era diffuso in Valsassina e in Valle Averara tra i cosiddetti “damnati ad metalla” cioè i galeotti condannati al lavoro forzato nelle miniere delle valli da cui i Romani e successivamente i Longobardi e i Franchi ricavavano il ferro e in Valle Averara, anche l’oro.  Il toponimo Valle Averara deriva forse dall’antico nome “Vallis Aurera” proprio a causa della presenza delle miniere del prezioso metallo (attualmente di sfruttamento antieconomico), anche se altre etimologie sono state proposte.

I monaci irlandesi entravano nella valle risalendo la Valsassina, dove troviamo altri luoghi di culto dedicati a S. Brigida d’Irlanda, per passare poi in Valle Stabina (Valtorta) attraverso i Piani di Bobbio, salendo poi sino ad Ornica e da lì proseguendo per il Colle della Maddalena per poi discendere verso Santa Brigida nella valle Averara il cui oratorio era già visibile in lontananza dall’alto del Colle della Maddalena e successivamente proseguire verso Bergamo scendendo lungo il corso del Brembo, per poi dirigersi verso Piacenza per raggiungere l’Abbazia di Bobbio, fondata da S. Colombano nel 612.

Questo tracciato era l’unico disponibile in alta valle durante l’alto medioevo ed esisteva a quel tempo un sistema di allineamenti a vista che avevano la funzione di guida permettendo ai viandanti di evitare di smarrire la strada.

Molti di quegli allineamenti sopravvivono tutt’oggi lungo questi antichi sentieri ancora praticabili a piedi, ad esempio in alta Valle ponendosi davanti ad una chiesa antica è sempre possibile scorgerne altre due, poste lungo le antiche vie, una posta indietro e una davanti lungo gli antichi percorsi.

Si ritiene quindi che l’oratorio che costituì il primo nucleo della chiesa di S. Brigida sia stato costruito da qualche comunità di “martiri bianchi”, così erano denominati i frati provenienti dall’Irlanda da dove il culto della Santa è originario.

In quel periodo i monaci irlandesi erano diffusi in tutta Europa, infatti S. Colombano era già giunto in Lombardia quasi 300 anni prima, nel 612 dove vi aveva fondato l’Abbazia di Bobbio, ma questa non fu la prima visita dei monaci bianchi, altre pare ce ne fossero state in epoche precedenti.  La struttura originaria dell’antico edificio sacro era molto differente da quella della chiesa plebana attuale.

In epoca altomedioevale era presente una chiesa molto più piccola, un semplice oratorio costruito in pietra a secco con il tetto a spiovente ripido, una piccola porta d’ingresso posta ad occidente, analogamente allo stile costruttivo tipico degli antichi oratori che ancora possono essere ammirati in Irlanda quali Gallarus, ma soprattutto Mc Dara con il quale le analogie architettoniche sono sorprendenti, posto in corrispondenza del quadrante nord occidentale della pianta dell’attuale santuario, con la torre (non necessariamente atta ad alloggiare le campane) posta nella stessa posizione di quella attuale.

L’oratorio subì nei secoli vari ampliamenti uno dei più importanti è documentato tra il 1300 e il 1400 in occasione del quale il vecchio oratorio venne allungato verso oriente, la parete meridionale venne rimossa, il tetto venne sostituito con uno con gli pioventi con pendenza più ridotta e la porta d’ingresso ampliata e spostata centrandola rispetto alla facciata della nuova costruzione.

Gli ampliamenti successivi alzarono il tetto, allungarono nuovamente la costruzione e aggiunsero il porticato meridionale con gli splendidi affreschi quattrocenteschi.

Altri ampliamenti e restauri vennero operati nei secoli successivi sino allo stato attuale, compreso il cambiamento di dedicazione operato dal Borromeo durante il XVII, il quale dedicò la chiesa alla Madonna Immacolata (la sua simpatia per i santi della chiesa celtica non doveva essere notevole).  Osservando la facciata della chiesa si nota ancora oggi il profilo dell’antica costruzione, quello della porticina d’ingresso e le tracce della finestrella con possibili, anche se non del tutto probabili, funzioni eliotrope, posta sopra la porticina.

È interessante l’esecuzione di alcuni confronti con le strutture architettoniche di alcuni tra i più famosi oratori irlandesi costruiti grosso modo nella stessa epoca.

Al di la del magnifico esempio rappresentato dall’Oratorio di Gallarus situato vicino a Dingle, l’architettura dell’antico oratorio di S.Brigida mostra notevolissime similitudini con la picoola chiesa irlandese di S.McDara a Cruach Mach Dara presso Galway, nella parte occidentale dell’Irlanda.

Le somiglianze sono rimarchevoli sia nella struttura costruttiva che nell’orientazione rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali.  Le competenze astronomiche dell’antico clero irlandese sono un fatto noto e ben documentato come lo sono i criteri che venivano seguiti quando i luoghi di culto venivano progettati e il rito di fondazione era celebrato.  È difficile ricostruire con esattezza l’orientazione dell’asse dell’oratorio che costituì il primo nucleo del luogo sacro, ma avendo esso conservata la facciata ed essendo il suo sviluppo verso oriente limitato dalla presenza dell’antica torre che nel corso dei rifacimenti successivi rimase al suo posto e diventato il campanile della nuova chiesa, fu inglobato nella navata, è stato possibile ricostruirne, almeno a livello di stima, l’antica planimetria.

È stata quindi possibile, allo scrivente, l’esecuzione negli ultimi anni di numerose misure le quali hanno permesso una buona stima dell’orientazione dell’asse del primitivo oratorio.

La direzione dell’asse dell’oratorio antico risulta essere consistentemente diversa rispetto a quella complessiva dell’asse della struttura attuale.  Paradossalmente potremmo aspettarci che nel XIII secolo, periodo in cui era fortemente raccomandato che le chiese fossero costruite in modo che il loro asse fosse esattamente parallelo alla linea equinoziale, la nuova costruzione fu ruotata verso nord allontanandosi ulteriormente dalla direzione del punto cardinale est.

L’esatta direzione equinoziale (azimut pari a 90 gradi), tanto raccomandata ad esempio negli scritti di Guglielmo Dorando da Mende, vescovo del XIII secolo: <<...Debet quoque (ecclesia) sic fundari, ut caput inspiciat versus Orientem... videlicet versum ortum solis, ad denotandum, quod ecclesia quae in terris militat, temperare se debet aequanimiter in prosperis, et in adversis; et not versus solstitialem, ut faciunt quidam>>, non fu tenuta in grande considerazione durante i lavori di ampliamento.  Per questa ragione ci sentiamo di scartare la possibilità che in fase di fondazione siano state eseguite procedure geometriche, quali quelle che usualmente ritroviamo nel “De Architectura” di Vitruvio, atte a determinare con sufficiente esattezza la direzione equinoziale.  L’oratorio antico risulta astronomicamente orientato e, con grande probabilità, anche progettato tenendo conto di criteri astronomici.  La direzione dell’asse nel senso ingresso-abside è caratterizzata da un azimut di 84.2 gradi rispetto alla linea del meridiano astronomico locale e corrisponde bene ad un punto dell’orizzonte fisico locale, ad est, che presenta una sella tra due montagne poste sullo sfondo, il monte Faino (1562m) e posteriormente la parte più settentrionale del monte Torcola (1636m) prima di congiungersi con il Monte Secco posto sopra Piazzatorre.  L’altezza apparente di questo punto è circa 8 gradi rispetto all’orizzonte astronomico locale.

Considerato che la direzione dell’asse dell’antico oratorio è compresa entro l’arco ortivo del Sole, è del tutto naturale ritenere che l’orientazione del primitivo oratorio fosse stata decisa sulla base della levata dell’astro diurno, dietro la sella formata dalle due montagne citate in precedenza.

Il Sole poteva avere un azimut di 84.2 gradi ad un altezza di 8 gradi solamente se fosse sorto all’orizzonte astronomico a circa 75.3 gradi.  Questo poteva avvenire intorno alla prima decade di Aprile durante il X e l’XI secolo, grosso modo poco meno di un mese dopo l’equinozio di primavera che avveniva il 15 marzo del calendario giuliano.  Il Sole ripassava per quell’azimut grosso modo intorno al 22 agosto.  In entrambi i casi la declinazione del centro del disco solare doveva essere circa 10 gradi sopra l’equatore celeste per poter passare attraverso la sella tra il Faino e il Torcola, infatti in entrambe le date la declinazione del Sole era +9 gradi e 44 primi.

La declinazione del Sole è consistentemente lontana dai 16 gradi che rappresenta un valore molto comune per i luoghi di culto irlandesi, quindi è possibile ragionevolmente supporre che il criterio di orientazione sia stato più quello romano che quello irlandese.

Abbiamo però a che fare con due possibilità in quanto il Sole levava due volte durante l’anno entro la sella tra il Faino e il Torcola, una in primavera e una in estate.

Per un luogo di culto di fondazione “romana” è immediato scartare la data estiva, ma per uno costruito da ecclesiastici irlandesi la questione non è così banale.

Infatti come vedremo proprio in agosto esistevano giorni importanti per la Chiesa delle Gallie.

L’orientazione primaverile potrebbe essere spiegata ammettendo che l’asse dell’oratorio fosse stato in origine diretto verso un punto dell’orizzonte in corrispondenza del quale sorgeva il Sole all’orizzonte fisico locale una domenica di Pasqua caduta poco prima della metà Aprile del calendario giuliano, giorno in cui, all’alba, potrebbe essere avvenuto il rito di fondazione dell’edificio sacro.

A questo punto sorge un interrogativo: quale Pasqua? Quella romana o quella secondo l’uso celtico?.

L’epoca di fondazione dell’oratorio di S. Brigida è posteriore alle delibere dei sinodi sia di Orleans che di Streanaeshalch (l’attuale Withby), quindi possiamo aspettarci che anche i monaci bianchi avessero accettato il sistema di calcolo introdotto da Dionigi il Piccolo (che e praticamente quello in uso anche oggi), ma ci sono prove dell’uso, anche in epoca tarda, da parte della chiesa celtica del ciclo Augustale di 84 anni entro il quale la Pasqua doveva avvenire in coincidenza di un plenilunio compreso tra il 25 Marzo a il 21 Aprile.

Ammettendo che la domenica di Pasqua in cui il rito di fondazione potrebbe essere avvenuto seguisse l’uso romano e quindi dovesse essere caduta il 9 Aprile in modo da rispettare la direzione di orientazione rilevata, allora gli anni possibili per la fondazione del primitivo oratorio di S. Brigida potrebbero essere il 915, il 920*, il 999, il 1010, il 1083, (l’asterisco indica che l’anno era bisestile).

Tali date sono però del tutto indicative in quanto l’approssimazione con cui l’azimut di orientazione è stato misurato potrebbe variare di qualche giorno la data teorica di fondazione e quindi anche l’anno in cui la Pasqua cadde in quella data.

L’orientazione dell’asse verso il transito del Sole dietro la sella tra il Faino e il Torcola durante la terza decade di Agosto risulta però più interessante e ricca di implicazioni soprattutto dal punto di vista della chiesa celtica.

L’orientazione di taluni antichi oratori hibernici è in accordo con la levata del Sole nei primi giorni di Agosto che corrispondono grosso modo al periodo pertinente all’antica festa celtica di Lughnasad correlata, per i Celti continentali, con il sorgere eliaco di Sirio oppure di Regolo, ma per gli irlandesi la simbologia solare del Cristo aveva sostituito quella del pagano Lugh, a cui la festa era in origine dedicata.  L’assimilazione del Sole a Lugh nei riti religiosi pagani è un fatto storico documentato in Irlanda, d’altra parte “Lugh” significa “luminoso”, “splendente”, ma la trasposizione di Cristo come divinità solare è altrettanto nota e documentata ad esempio dalle parole di S. Patrizio il quale, secondo R. Pernoud <<...Patrizio parla la lingua del paese, ne conosce i costumi e gli usi, sa far leva sulle credenze esistenti per trasfigurarle; per lui il culto del Sole simboleggia quello di Cristo, Sol Invictus...>>.  I monaci irlandesi avevano trasposto al 1 Agosto la festa di Lughnasad, mentre la data teorica basata sui fenomeni astronomici era per il XI secolo il 7 Agosto, con un’incertezza di un paio di giorni in più, ma non in meno, quindi grosso modo dal 7 a 9 per quanto riguarda la levata eliaca di Sirio, ma dal 25 al 27 Agosto se prendiamo in esame la levata eliaca di Regolo.  È comunque possibile che la tecnica delle levate eliache delle stelle fosse, a quell’epoca, stata abbandonata da tempo e sostituta con un criterio di tipo solare e più comodo da usarsi, in coincidenza della trasposizione delle quattro feste celtiche principali alle date di 1 Febbraio (Imbolc), 1 Maggio (Beltane), 1 Agosto (Lughnasad) e 1 Novembre (Samhain).  Nella terza decade di Agosto durante il X secolo il Sole si trovava nella costellazione del Leone, circa 14 gradi sotto la stella Regolo la quale sorgeva prima del Sole poco a nord della sella tra i due monti grosso modo nel momento in cui l’astro diurno si trovava a circa 6 gradi sotto l’orizzonte astronomico locale.

Dobbiamo quindi concludere che una delle possibili orientazioni del primitivo oratorio di S. Brigida potrebbe essere stata la direzione verso cui sorgeva il Sole entro la sella tra i due monti nel giorno in prossimità del quale avveniva la levata eliaca di Regolo durante l’XI secolo, quindi grosso modo a Lughnasad.

Questa orientazione di stile tipicamente celtico ben si accorda con le abitudini e le conoscenze del clero irlandese il quale aveva assimilato simbolicamente il Sole a Cristo, ma che non avevano dimenticato l’antica corrispondenza pagana tra la festa di Lugh e l’astro diurno.  Lo testimonierebbe anche la tipologia del modo di pregare diffuso tra il clero irlandese, curiosamente molto più affine al cristianesimo orientale che a quello romano.

Ad esempio era diffuso un genere di preghiere, dette “loricae” che erano composte da una formula iniziale ripetuta varie volte racchiudente un testo libero lasciato all’improvvisazione, molto più simile tipologicamente al modo bardico di improvvisare storie che al rigido schema previsto dalla chiesa di Roma.

In questo tipo di cristianesimo trovavano posto molte antiche tradizioni pagane, quindi non è detto a priori che l’orientazione del primitivo oratorio di S. Brigida fosse stata determinata dalla levata del Sole pasquale più di quanto non lo potrebbe essere stata da quella a Lughnasad.  Il punto dell’orizzonte fisico locale dove è diretto l’asse del primitivo oratorio fu teatro durante il XI secolo di alcuni spettacolari fenomeni degni di nota i quali forse potrebbero aver influito sulla scelta della direzione di orientazione dell’antico oratorio.

Durante l’ XI secolo avvenne per due volte una congiunzione planetaria multipla in cui cinque pianeti, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno si raggrupparono vicini nella stessa zona di cielo.  Le date giuliane delle congiunzioni furono il 14 Agosto del 1007 e il 15 Aprile del 1088.

A queste va aggiunta la congiunzione multipla precedente cioè quella del 14 Aprile 967.

Tutte queste congiunzioni avvennero in date rilevanti per quanto concerne l’antico oratorio di S. Brigida.

Prendiamo subito in esame la congiunzione del 967.  Il 15 Aprile i cinque pianeti visibili ad occhio nudo erano disposti tutti in fila, poco sotto l’Eclittica, nella costellazione dei Pesci, raggruppati entro un arco di circa 20 gradi.

Secondo le simulazioni al computer essi sorsero in sequenza uno dopo l’altro da dietro il monte Torcola poco a sud rispetto alla direzione dell’asse dell’oratorio di S. Brigida.

La sequenza fu: Marte, Venere, Giove, Mercurio, Saturno e poi, alle 6:21 sorse il Sole, nella costellazione dell’Ariete, entro la sella tra il Faino e il Torcola.

In quell’anno la Pasqua cristiana cadde il 31 Marzo e già in quella data i pianeti erano prossimi al loro massimo raggruppamento sorgendo in fila da dietro il Monte Faino.

Nel 1007 la congiunzione planetaria quintupla si ripeté il 14 Agosto e di nuovo il Sole sorse entro la sella tra i due monti proprio il giorno del massimo raggruppamento, anche questa volta entro 20 gradi di longitudine eclittica.

Questa volta però i pianeti sorsero dopo il Sole, quindi all’alba il fenomeno non fu visibile, ma al tramonto la configurazione fu spettacolare.  I cinque pianeti tramontarono praticamente sull’asse del tempio, ma in direzione opposta e dal luogo in cui sorgeva l’oratorio di S.Brigida non potevano essere osservati a causa del monte Disner e il Pizzo di Cusio che precludevano l’orizzonte occidentale.

Salendo sul Colle della Maddalena però il fenomeno poteva essere osservato in tutta la sua spettacolarità.

A prima vista, quindi, questa data potrebbe sembrare da scartare, ma non è così, infatti lasciando trascorrere poco più di un mese si arriva al 25 Settembre 1007, in prossimità della festa di S. Michele che in alta valle marcava la data dell’equinozio d’autunno.

All’alba di quel giorno, Giove, Saturno e Marte, raggruppati entro pochi gradi nella costellazione del Leone, sorsero esattamente entro la sella tra le due montagne alle 4:50, prima del sorgere del Sole e brillarono luminosissimi nel cielo del mattino.

Durante l’XI secolo nella stessa zona di cielo avvenne un altro spettacolare fenomeno visibile ad occhio nudo.  Nel 1066 avvenne il ritorno della Cometa di Halley la quale passò al perielio il 29 Marzo raggiungendo la minima distanza dalla Terra il 24 Aprile a 0.11 U.A.

Essa fu visibile sopra il Faino e il Torcola grosso modo il giorno di Pasqua che cadde il 16 Aprile di quell’anno.

Le osservazioni della traiettoria della cometa sono reperibili sia nelle registrazioni Cinesi sia Giapponesi che Coreane, ma anche in Europa.  Infatti un manoscritto depositato negli archivi della cattedrale di Viterbo contiene le pure e semplici osservazioni eseguite da uno dei canonici, tal Amminuno, dal 5 al 20 Aprile.

Secondo le informazioni contenute in questo manoscritto la Halley fu visibile, molto luminosa, al mattino del Sabato Santo del 1066, ad est, grosso modo lungo la direzione dell’asse della chiesa di S. Brigida, molto prossimo alla direzione lungo la quale sorse anche il Sole.  Ammettendo che l’orientazione della chiesa fosse in qualche modo correlata con la spettacolarità di questi eventi visibili in cielo potrebbe essere possibile che il rito di fondazione sia avvenuto in quegli anni, cioè grosso modo tra il 960 e il 1070.

Il 15 Aprile del 1088 si ripeté nuovamente la congiunzione planetaria quintupla, ma nuovamente i pianeti seguirono il Sole e si osservarono al tramonto in direzione occidentale, inosservabili dal sito della chiesa, ma perfettamente visibili dalle località vicine.

A questo punto sono necessarie alcune considerazioni.  Come abbiamo visto, durante l’alto medioevo la fondazione di una chiesa prevedeva la sua orientazione esclusivamente in base al punto di levata del Sole all’orizzonte fisico locale.

Questo criterio, pur risalendo alla notte dei tempi, fu stabilito dalla chiesa romana ed entro certi limiti accettato anche dalla chiesa celtica la quale però non si basava esclusivamente sul Sole per orientare i propri luoghi di culto, ma talvolta anche su altri fenomeni astronomici.  Infatti negli antichi monasteri irlandesi si rilevano luoghi di culto il cui asse è posto abbondantemente fuori dell’arco ortivo del Sole.  Questo ci autorizza a non trascurare, nel caso dell’antico oratorio di S. Brigida la possibilità che non solo il Sole, ma altri fenomeni astronomici molto appariscenti, visibili nel X e XI secolo lungo la direzione di orientazione dell’asse del luogo sacro, abbiano contribuito alla scelta della direzione lungo cui orientare il luogo sacro.

Il vecchio altare maggiore della chiesa di S. Brigida, il quale potrebbe forse essere stato costruito riutilizzando almeno il parte quello antico risalente all’alto medioevo, ci riserva alcune sorprese.  La faccia rivolta ad occidente, verso la navata, è quella che nel corso dei secoli è stata rimodernata e abbellita secondo le esigenze del culto e gli ampliamenti della chiesa.

L’altare in questione fu inglobato in una struttura di copertura in gesso, sulla quale vennero eseguite le decorazioni in stile barocco, costruita nel XVII secolo e rimossa solamente negli anni ‘30 quando venne trasferita all’altare della nuova parrocchiale sorta più a valle.  Gli stucchi più recenti, ancora presenti sull’altare, risalgono grosso modo al secolo scorso.

La faccia posteriore, quella rivolta verso l’abside della chiesa è rimasta grezza e riporta una serie di 11 coppelle incise in modo da formare una figura quadrangolare puntata al centro e alcune serie di croci, tre delle quali furono tracciate quando l’intonaco di copertura era ancora fresco e altre graffite in epoca posteriore.

Queste ultime sono raggruppate a tre a tre in modo da suggerire la scena della crocifissione, per cui potrebbe forse essere assegnato loro un marcato simbolismo esorcistico.

Il lato meridionale dell’altare riporta un’iscrizione incisa con lettere greche, ma possibilmente anche mesogotiche, l’interpretazione è tutt’altro che agevole considerato lo stato di conservazione, la quale non è ancora stata decifrata con sicurezza, mentre la sorpresa è stata la scoperta nell’Agosto del 1998 da parte di A.Gaspani della presenza sul lato settentrionale di una serie di incisioni graffite nell’intonaco e rappresentanti una configurazione di 7 stelle accompagnate da alcune iscrizioni latine, alcuni simboli raggruppati a forma di “S”, una figura antropomorfa e più in basso da un graffito pisciforme la cui forma è simile alla lettera greca Gamma oppure all’antico simbolo cristiano del pesce, posto però in posizione verticale, leggermente inclinata a sinistra.  È stato facile riconoscere che i graffiti riproducevano una vera e propria mappa del cielo, tracciata da qualcuno che sapeva leggere e scrivere, che aveva accesso all’altare cioè al luogo più sacro della chiesa e che aveva familiarità con il cielo stellato.

La configurazione delle 7 stelle è tale da corrispondere perfettamente, alle tre stelle del timone dell’Orsa Maggiore (Alioth, Mizar e Alkaid), più Arcturus posto sul loro prolungamento e Segihus poco discosta.  A sinistra delle tre stelle dell’Orsa Maggiore troviamo Cor Carolis appartenente alla costellazione di Canes Venatici e più oltre Debebola (beta Leonis) immersa nella bocciardatura operata durante nel XIX secolo al fine di far aderire il gesso di copertura.

Le stelle sono state riprodotte come forse potrebbero essere state osservate attraverso una monofora posta in alto sul lato settentrionale dell’abside, ora scomparsa a causa degli interventi edilizi operati nei secoli successivi quando venne costruita la cappella mortuaria che attualmente occupa il settore nord-est della chiesa.

L’iscrizione che si compone di quattro righe è molto deteriorata, ma elaborando al computer, mediante tecniche di pattern recognition basate su reti neuronali artificiali, le fotografie eseguite in loco, è stata possibile almeno una parziale lettura.

Una parte del testo, facente parte delle due righe centrali dell’iscrizione e posta in prossimità delle tre stelle del timone dell’Orsa Maggiore recita:

 

                                                                   Pars

                                                        Septhemtrionalis

 

 

Per ora non è stato possibile decifrare altro a causa del cattivo stato di conservazione.

La mappa celeste graffita sull’altare solleva non pochi interrogativi: non sappiamo quando fu disegnata, da chi e soprattutto per quale motivo e perché proprio sul ciò che di più sacro esiste in una chiesa.  L’altare di una chiesa era tradizionalmente, per i Cristiani, un microcosmo.  Esso è orientato in rapporto alla direzione orientale astronomica ed è generalmente posto, in posizione sopraelevata, su alcuni gradini.  Ogni altare richiede uno spazio attorno che non ha solo lo scopo di renderlo visibile, ma anche quello di separarlo dal santuario.  In un luogo sacro, lo spazio posto nelle immediate vicinanze dell’altare costituisce un luogo ancora più sacro Il termine altare deriva dal latino “altus”, alto.

Esso è un luogo alto, e questa configurazione fa di esso la trasposizione simbolica della cima della montagna sacra, nonché la montagna stessa.  L’altare è simbolicamente un microcosmo non solo nel mondo naturale, ma anche dell’universo spiritualizzato dalla sua consacrazione.  La scelta di incidere dei graffiti e una mappa del cielo su un luogo di grande sacralità dovette essere motivata da una rilevante valenza simbolica.

È chiaro quindi che bisogna cercare di capire cosa si volesse rappresentare e soprattutto perché.

Vediamo inizialmente di cercare di formulare qualche ipotesi relativamente alla collocazione cronologica del graffito.

La chiesa di S. Brigida ha subito in circa un millennio vari rifacimenti di cui si può osservare traccia direttamente osservando la facciata su cui si rilevano distintamente i resti di tre distinte costruzioni, ivi compreso il profilo del tetto e dell’ingresso dell’oratorio più antico.  La chiesa nel corso dei secoli è stata allungata verso oriente e alla fine fu aggiunto anche il porticato meridionale e i relativi affreschi.  Il primo rifacimento importante che comportò l’ampliamento della chiesa e il probabile spostamento dell’altare, oppure come appare più probabile, la sua costruzione ex-novo che potrebbe essere avvenuta, durante il secolo XIV.  È chiaro che queste due possibilità stabiliscono almeno in teoria due differenti limiti più remoti per attribuire un limite superiore alla collocazione cronologica della mappa del cielo graffita sul vecchio altare della chiesa di S. Brigida.

L’altare è una struttura in muratura a forma di parallelepipedo assemblante alcune lastre di granito e con grande probabilità fu costruito ex-novo durante l’ampliamento della chiesa avvenuto tra il 1300 e il 1400.  Questo fatto sembrerebbe confermato dalla tipologia dell’intonaco e dallo stile costruttivo.

La mappa celeste, quindi, sarebbe collocabile cronologicamente, come limite più remoto, dopo l’ampliamento avvenuto nel XIV secolo.  L’autore del graffito doveva essere un ecclesiastico in quanto anticamente solo la mano di un sacerdote poteva toccare un altare senza provocarne l’immediata sconsacrazione, nessun laico avrebbe potuto e osato scalfire la pietra sacra.

Rimane l’interrogativo relativamente alla ragione che spinse l’autore a rappresentare una porzione di cielo sulla parte più sacra della chiesa.  Forse proprio per il fatto che l’altare cristiano era tradizionalmente ritenuto essere una rappresentazione del cosmo potrebbe giustificare la scelta di tracciare dei simboli stellari su di esso.  Le stelle rappresentate non hanno nulla di speciale, a parte il fatto di essere state rappresentate, l’iscrizione latina ci dice, per ora, solamente che quella è la zona settentrionale del cielo, ma nulla più.  Le tre “S” incise hanno un significato totalmente oscuro, come oscuro rimane il significato delle numerose striature diagonali che solcano il graffito e della figurina antropomorfa tracciata presso le stelle che corrispondono ad Arcturus e Segihus che potrebbe forse contenere qualche indicazione a proposito dell’autore del graffito dal momento che l’aspetto del vestito è assimilabile a quello degli ecclesiastici del basso medioevo.  Le stelle rappresentate sono, oltre alle tre appartenenti all’Orsa Maggiore, Cor Carolis, Arcturus, Segihus (mag. 3.0) e Denebola, ma stranamente non è stata rappresentata Gemma (Alphecca, mag. 2.2) cioè Alpha Corona Borealis che d’altro canto è molto luminosa e ben visibile ad occhio nudo, addirittura più di Segihus peraltro rappresentata.  Questo fatto non è chiaro, ma una delle possibili spiegazioni di questa carenza potrebbe essere che il graffito si riferisca ad una configurazione stellare osservata all’alba ad un orario in cui Gemma non era ancora sorta all’orizzonte fisico locale, mentre le altre stelle erano già ben visibili nel cielo.

Una siffatta configurazione poteva essere osservata esclusivamente all’alba, prima del sorgere del Sole, dalla fine di settembre e sempre più presto nella notte, fin verso la prima sera nel giorno dell’equinozio di primavera dell’anno successivo (intorno al 13 Marzo giuliano durante il XIV secolo).  L’azimut medio delle stelle di Boote e dell’Orsa Maggiore in quel luogo e in quel periodo doveva essere intorno ai 55 - 60 gradi ad un’altezza grosso modo di una trentina di gradi sopra l’orizzonte.

Tale posizione, però, non avrebbe potuto permettere, in linea di principio, l’osservazione attraverso la monofora nemmeno sfruttando la sua strombatura; è quindi altamente probabile che l’osservazione sia stata compiuta all’esterno della chiesa e la mappa sia stata graffita a memoria sull’altare.

A questo punto non ci rimane che prendere in considerazione il simbolo pisciforme presente sulla parte inferiore del graffito.  Il simbolo in questione potrebbe essere semplicemente un simbolo mistico o esorcistico, ma potrebbe invece essere astronomicamente significativo.  Escludendo per ora la significatività astronomica, potremmo anche avanzare l’ipotesi che il simbolo possa essere un monogramma inciso a mo’ di firma da colui che tracciò le stelle.

Il simbolo addirittura potrebbe anche essere del tutto scorrelato dalla mappa celeste ed essere stato tracciato da chissà chi, prima o dopo il tracciamento del graffito a soggetto astronomico, ad esempio potrebbe essere stato il monogramma del lapicida che costruì l’altare.  L’aspetto pisciforme implica una “testa” e una “coda” quindi prendendo per buona l’ipotesi che abbia a che fare con l’Astronomia allora il simbolo potrebbe essere assimilato ad una cometa.

In quest’ottica la mappa potrebbe forse avere un senso e stare ad indicare la posizione di una cometa rispetto alle stelle durante un ben determinato periodo di tempo, sempre ammesso che il simbolo e la mappa siano correlati l’uno con l’altra.

L’eccezionalità del fenomeno avrebbe potuto benissimo spingere qualche ecclesiastico antico, impressionato da ciò che era visibile nel cielo, a rappresentarne l’aspetto sull’altare della chiesa di S. Brigida, incidendo anche le immagini delle stelle prese a riferimento e ad indicare la direzione del nord con la scritta “Pars Septhemtrionalis” con il possibile scopo di esorcizzare gli effetti della cometa ritenuti, a quei tempi, estremamente nefasti.

A questo punto esistono due possibilità, la prima prevederebbe che il simbolo sia cometiforme, ma inciso casualmente nella posizione in cui si trova rivestendo esclusivamente una valenza simbolica; in questo caso sono possibili solo vaghe e azzardate ipotesi interpretative.  Il secondo caso prevede che non solo il simbolo sia astronomicamente significativo, ma anche correlato con la mappa e quindi posto correttamente in scala (entro i limiti della rappresentazione a mano libera) rispetto alle stelle graffite sull’altare.

Va comunque tenuto presente che se fosse così esso si troverebbe sotto il profilo dell’orizzonte fisico di S. Brigida qualora, come suggerito in precedenza, l’osservazione delle stelle fosse stata eseguita all’alba, prima della levata della stella Gemma.

Questo implica che il complesso delle stelle incise sulla faccia settentrionale dell’altare potrebbe riferirsi invece alla configurazione presente nel cielo occidentale di S. Brigida durante l’estate, più precisamente verso la metà di Agosto poco dopo il tramonto del Sole.  Tenendo conto della posizione relativa delle stelle e del simbolo pisciforme sul graffito è possibile arrivare a stabilire, almeno approssimativamente, che la posizione occupata nel cielo dall’ipotetica cometa doveva coincidere grosso modo con un punto posto tra la costellazione della Vergine e quella della Bilancia, circa tra le stelle Spica e Zubenelgenubi.  Ad ogni buon conto il rettangolo d’errore è esteso in modo da andare da 14h a 15h in Ascensione Retta e da -10 a -30 gradi di Declinazione; ora non resta che cercare tra tutte le comete passate tra l’anno 1300 e il 1500, di cui esistono fonti documentarie, quelle la cui traiettoria in cielo le ha portate ad attraversare quella particolare zona di cielo.  Oggetti che si riferiscono a periodi precedenti non possono essere presi in considerazione a causa del fatto che la tipologia dell’intonaco su cui sono tracciati i graffiti indica senza ombra di dubbio un limite superiore del 1300 circa per quanto riguarda la collocazione cronologica dell’altare.  I casi interessanti sono solamente due, il primo è rappresentato da una delle quattro comete che secondo le registrazioni coreane sarebbero state visibili durante l’anno 1364 e il secondo caso si potrebbe riferisce alla cometa dell’Agosto 1444.

La prima possibilità cioè una delle quattro comete del 1364 è molto poco documentata in quanto solamente le fonti coreane ne parlano descrivendola di colore rossastro, estesa oltre un grado ed ubicata nella parte settentrionale della costellazione della Bilancia.  La datazione riportata dai Coreani è 30 Marzo 1364, ma non è chiaro a quale delle quattro comete tale datazione si riferisca.  Poiché quella che ci interessa è l’ultima della lista è ragionevole ipotizzare che la data di visibilità sia stata posteriore di almeno qualche mese al Marzo 1364, cosa che quadrerebbe con la mappa graffita sull’altare della chiesa brembana.

Se fosse così la mappa dell’altare di S. Brigida riporterebbe l’unica registrazione europea attualmente nota per questa cometa.  La seconda possibilità si riferisce alla cometa visibile in cielo durante il mese di agosto del 1444.

Di questo oggetto esistono registrazioni cinesi, giapponesi, coreane, ma anche europee.

I documenti ci informano che la cometa fu osservata per la prima volta in Cina il 6 Agosto nella regione di cielo corrispondente alle costellazioni di Coma Berenices, Vergine e Leone.

La coda era estesa circa 15 gradi e la sua lunghezza andava aumentando di giorno in giorno.

Il 15 Agosto la cometa era posta nelle regione vicino alla stella Spica nella Vergine ed è allora che potrebbe essere stata rappresentata sull’altare di S. Brigida, ma anche in questo caso le osservazioni non potrebbero essere state eseguite attraverso la monofora a lato dell’altare, ma da un punto situato all’esterno dell’oratorio.  A questo punto sorge spontaneo chiedersi perché una di queste due comete fu ritenuta tanto importante da meritare di essere ricordata in modo permanente sulla pietra sacra; forse perché fu particolarmente spettacolare, ma questo non sembra essere un buon motivo in quanto in quel periodo furono visibili altre comete altrettanto, o forse più spettacolari di quelle considerate.  Forse fu importante la visibilità durante il mese di Agosto, in concomitanza con il sorgere del Sole entro la sella tra il Faino e il Torcola, ma anche questo fatto risulta strano in quanto la sacralità dell’allineamento forse connesso a Lughnasad era percepibile esclusivamente dagli ecclesiastici irlandesi tre o quattrocento anni prima, non da un ecclesiastico del 1300.

È vero che il mese di Agosto era un mese importante per le comunità dell’alta valle a quel tempo.

Il primo Statuto di Averara (1313) (periodo in cui la valle Averara godeva di indipendenza amministrativa) stabiliva che l’alpeggio avesse termine, letteralmente ne: <<la festa de la gloriossa intemerata madona santa Maria, la qual viene a mezo avosto>>, cioè in occasione della festa dell’Assunzione di Maria che era fissata dal calendario liturgico al 15 Agosto.

Un altro appuntamento rilevante era la festa di S.Rocco il cui culto, dopo la metà del 1200 si diffuse fortemente, ed ancora oggi è presente, in alta Valle Brembana.

La festa di S.Rocco si celebra il 16 Agosto, data della morte del santo avvenuta nel 1237.

In entrambi i casi la simbologia esorcistica presente sul lato occidentale dell’altare potrebbe forse essere spiegata con le nefaste credenze medioevali attribuite ai passaggi di comete.

La situazione è molto complessa e le ricerche sono attualmente ancora in corso e si spera, prima o poi, di riuscire a giungere ad una convincente soluzione degli enigmi che la chiesa di S. Brigida ancora oggi, dopo oltre mille anni dalla sua fondazione, propone agli studiosi.

 (Autore:Adriano Gaspani)

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