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Averara, l'ultimo confine

                                                                           (Marisa Uberti)

Anche se le vere origini di Averara sono in parte avvolte nel mistero (mancano ricerche archeologiche mirate), si suppone che già nel VI secolo alcuni abitanti dei nuclei soggetti alla depredazioni dei 'barbari' trovassero rifugio tra questi monti e il fiume, ove presumibilmente nessuno li avrebbe cercati. Nel Medioevo questo piccolo borgo incastonato nell'Alta Val Brembana, in provincia di Bergamo, era l'ultimo paese lungo l'itinerario che risaliva la Val Mora e portava in Valsassina e, quindi, nei Grigioni. Terra importantissima, dunque, che non a caso conferiva il nome a tutta la vallata (di cui era la 'capitale') che era nota infatti come valle Averara. A ricordo di quell'epoca restano gli avanzi di una torre che, insieme ad una gemella,  sorgevano a presidio degli opposti versanti del fiume mentre una targa apposta su un' altra torre, detta 'della Sapienza', attesta che la comunità civile e religiosa era basata su principi di correttezza.

La Valle Brembana forniva però anche una risorsa irrinunciabile:le miniere di ferro. E' possibile che anche qui, come in tanti altri luoghi strategici, avessero stanza i Cavalieri Templari, a sorvegliare merci e pellegrini in transito. Nell'area si snodavano diverse vie di comunicazione, che costituivano dei validi percorsi alternativi alle più importanti direttrici conosciute. Queste 'mulattiere' che collegavano le valli alla città di Bergamo dovevano essere agevoli e percorribili anche dagli animali da soma. La principale via di accesso alla Valle Brembana nel medioevo è indicata nelle mappe come Via Mercatorum che non seguiva il percorso del fiume Brembo, in cui alcuni tratti poco agibile per la presenza di gole impenetrabili e pareti rocciose, ma giungeva dalla bassa valle Seriana attraverso i comodi versanti di Selvino e Trafficanti. Sono stati individuati dagli studiosi due percorsi principali di questa via Mercatorum e la cosa curiosa è che ancora oggi è una strada percorribile soprattutto in mountain-bike, anche se pare riservata ai più esperti per comprensibili difficoltà tecniche.

Tra il XVI e il XVII secolo diventò particolarmente importante la strada mulattiera recentemente indicata come Via del Ferro che collegava i paesi dove sorgevano i forni fusori e le fucine di lavorazione del metallo. Per secoli le attività metallurgiche e siderurgiche caratterizzarono l'economia della valle Averara. La Via del Ferro metteva in comunicazione con i territori confinanti (Valsassina e Valtellina), e con il territorio di Milano, rimanendo tuttavia una mulattiera percorribile solo da animali da trasporto.

La Via Taverna, nella bassa Val Brembana è stata di recente riscoperta e rivalutata; deve probabilmente il nome al fatto che lungo il tragitto vi sorgessero luoghi di sosta (Ospitali?), mentre prima si chiamava Strada Meneghina.

                               

Nel 1592, durante il governo di Venezia, venne realizzata una delle opere più importanti per i passi alpini: la strada Priula (dal nome dell'allora podestà di Bergamo Alvise Priuli), nata con scopi militari tra la Repubblica e la città di Coira e i capi delle Tre Leghe che governavano sul territorio dei Grigioni. Il progetto -cui contribuirono anche gli abitanti della Valbrembana- fu innovativo perchè seguiva il fondovalle ed eliminava i 'saliscendi' delle mulattiere, grazie ad imponenti opere murarie e a scavi in roccia che per l'epoca dovevano apparire molto ardimentosi. La strada segnò anche il miglioramento dei trasporti commerciali con uno sviluppo sul piano economico e sociale. Progressivamente perse d'importanza, con l'istituzione delle moderne carrozzabili ma di quell'antico tracciato restano dei frammenti in alcuni borghi della Valle, come qui ad Averara. Qui era il centro della mercatura, lungo la via porticata che è molto suggestivo percorrere e sulla quale si trovano ancora oggi i marchi delle maggiori imprese gentilizie e commerciali. Sotto il porticato della via si ammirano affreschi datati tra XV e XVI secolo, a tema sia laico che religioso.

 Da questa bella camminata si gode di un paesaggio notevole sulla parrocchiale, con il fiume come divisore naturale e si respira un'atmosfera da 'piccolo mondo antico'. Uno stemma curioso ritrae la fortificazione difensiva (simbolo del paese) con due strade che vi giungono e una croce sulla sommità, forse situata in realtà sulla montagna retrostante (tra lo 'specchio' delle due torri?). Una croce comunque dalle dimensioni abnormi, rispetto anche alla montagna stessa!

                                                

Prima di visitare le chiese, è bene arrampicarsi per un sentiero situato dietro la strada coperta, che conduce alle rovine di una delle torri, che segnavano il confine. Più avanti, in posizione sopraelevata, si trova l'antica dogana veneta, molto pittoresca e nei pressi l'antica chiesa di San Pantaleone (XV sec.), con un panoramico poggio, oggi ristrutturata nelle forme settecentesche. Notevole il campanile con le bifore.

Attraversato il ponte sul fiume Morla, si può scendere fino alla riva.Risalendo la scarpata si raggiunge la chiesa di San Giacomo, di origini medievali ma ampiamente rimaneggiata, caratterizzata all'esterno da numerosi affreschi, alcuni poco leggibili. La facciata è ad ovest, dall'altra parte del fiume. La dedicazione farebbe consolidare l'ipotesi di un luogo di transito di pellegrini... Accanto, un singolare edificio ottagonale, normalmente riservato ai battisteri, mostra iconografie macabre, indicando che si dovrebbe trattare di una sepoltura collettiva.

La zona tra Averara e S. Brigida, fu patria della illustre famiglia di pittori Baschenis che per oltre duecento anni (dalla metà del XV secolo) abbellirono le chiese bergamasche spingendosi fino alla remote valli del Trentino, di generazione in generazione.

Averara è tutta qua, una manciata di case, nemmeno duecento abitanti ma alle spalle tanta storia, come quella che è transitata certamente dalle sue strade e dai suoi ponti. Dopo un lungo fenomeno di spopolamento, il borgo sta recuperando l'attività turistica. Da qui è infatti possibile effettuare interessanti escursioni naturalistiche e apprezzare le bellezze storico- culturali di tutta l'alta Val Brembana


Galleria fotografica:


 

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S. Brigida
Italia da conoscere (misteri italiani)

 

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                                                                                           maggio '09