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TEMATICHE: Due passi nell'Italia nascosta Simbologia e Cultura Orientale UTILITY: Ricerca veloce titoli per argomento SERVIZI:
| parte 2 di 1- 2 -3 - 4 - 5 LE AVVENTURE DI PINOCCHIO (DI COLLODI)- RIVISTAZIONE IN CHIAVE ALCHEMICA DI ERMANDO DANESE
«Il
burattinaio Mangiafoco che (questo era il suo nome) pareva un uomo spaventoso,
non dico di no, specie con quella barbaccia nera che, a uso di grembiale, gli
copriva tutto il petto e t utte le gambe; ma nel fondo, poi, non era un
cattiv’uomo… A
sentirsi chiamare Eccellenza, il burattinaio fece subito il bocchino tondo, e
diventò, tutt’a un tratto, più umano e più trattabile». Bisogna
accettare l’irrefutabile verità, l’eccellenza della scienza di Ermes.
Come insegna il Baphomet, questa scienza ha posseduto sempre una doppia
conoscenza esoterica, quella dell’insegnamento filosofico per la
realizzazione della Grande Opera, e quella profetica riguardante l’Età
dell’Oro. Fulcanelli
fa notare pure che le opere di Perrault, «I racconti di mia madre l’Oca,
sono delle favole ermetiche nelle quali la verità esoterica si mescola allo
sfondo dei Saturnales, del Paradiso e dell’Età dell’Oro. Nell’Età
dell’Oro, l’uomo rinnovato, ignora qualsiasi religione, rende solo grazie
al Creatore, il cui Sole, la sua più sublime creazione, gli sembra che ne
rifletta l’immagine ardente, luminosa e dispensatrice di bene.
Rappresentante visibile dell’Eterno, il Sole è anche la testimonianza
visibile della sua grandezza e della sua bontà. In seno all’irraggiamento
dell’astro, l’uomo ammira le opere Divine, senza manifestazioni esteriori,
senza riti e senza veli[2]».
Quindi,
Mangiafuoco, interpreta pure il soggetto dei saggi. In questo modo, la barba
che giunge fino a terra, è simbolo d’illuminazione che si condensa, che si
assimila. È nera per indicare la sua mortificazione, la sua uccisione. È
anche a guisa di grembiale, altro importante punto della pratica, il senale,
il seno che porta il bambino. Quella barba Mangiafuoco se la calpestava coi
piedi, emblemi dell’inferiorità. La
sua bocca larga come un forno, attrezzo indispensabile nel lavoro alchemico.
Gli occhi di vetro rosso. Fulcanelli scrive che «la sibilla, interrogata
sulla definizione di filosofo, rispose: “È colui che sa fare il vetro”».
Il colore rosso simbolo del fuoco e dello spirito che ritroviamo fino alla
sazietà, e la luce accesa di dietro, cioè quella interna o interiore che è
stata accesa. La
terribile frusta, che aveva in mano, è una magnifica traduzione del caduceo,
in cui i serpenti (volatile) e le code (fisso) ripetono le trasformazioni
delle due nature primitive. Così,
nel ruolo del soggetto dei saggi, Mangiafuoco, «dopo aver resistito un bel
pezzo, alla fine non ne poté più e lasciò andare un sonorosissimo starnuto.
E fatti quattro o cinque starnuti, aprì affettuosamente le braccia a
Pinocchio: —
Tu sei un gran bravo ragazzo! Vieni qui da me e dammi un bacio. — Pinocchio
corse subito, e arrampicandosi come uno scoiattolo su per la barba del
burattinaio, andò a posargli un bellissimo bacio sulla punta del naso». È
locuzione corrente augurare salute a chi starnutisce, oppure, è usanza
chiedere: «Hai guadagnato molti soldi?». Ai bambini, invece, si augura loro
di «crescere santi». Il
bacio sulla punta del naso si tratta, senz’altro, di un capriccio del nostro
Adepto e variante singolare del mistico bacio del principe azzurro alla
principessa. Mangiafuoco
che, come vuole il suo nome, è il divoratore del fuoco solare — espressione
ermetica dello Spirito Universale — fece dono a Pinocchio di cinque monete
d’oro, simboli di quintessenza, e questi, lasciato la compagnia dei
burattini «si mise in viaggio per tornarsene a casa sua. Ma
non aveva fatto ancora mezzo chilometro, che incontrò per la strada una Volpe
zoppa da un piede e un Gatto cieco da tutt’e e due gli occhi, che se ne
andavano là là, aiutandosi fra di loro, da buoni compagni di avventura. La
Volpe, che era zoppa, camminava appoggiandosi al Gatto: e il Gatto che era
cieco, si lasciava guidare dalla Volpe». Il
gatto e la volpe sono gli emblemi dei nostri due principii: il fisso è
interpretato dalla volpe, come insegna il duello esoterico contro il gallo che
si può osservare nella cattedrale di Parigi, e riportato pure da Basilio
Valentino, mentre, spiega Fulcanelli, che «sono i baffi del gatto che hanno
fatto dare questo nome al piccolo felino; non ci si sogna neanche che essi
nascondono un altro punto della scienza, e che questa segreta ragione valse al
grazioso animale, l’onore di essere elevato al rango delle divinità
egiziane». L’identificazione
più lampante ci è data dal fatto che la volpe zoppica e il gatto è cieco.
Il nostro Adepto fa comprendere chiaramente che la causa è stata lo studio
della scienza sublime. «—
Guarda me! — disse la Volpe. — Per la passione sciocca di studiare ho
perduto una gamba. —
Guarda me! — disse il Gatto. — Per la passione sciocca di studiare ho
perduto la vista di tutti e due gli occhi». Tuttavia,
nella tradizione del Chiliasmo, si sottolinea la situazione del mondo, dove i
“furbi” cercano sempre di turlupinare gli “ingenui”. Così, quando
Pinocchio tirò fuori le monete d’oro, «al simpatico suono di quelle
monete, la volpe, per un moto involontario, allungò la gamba che pareva
rattrappita, e il gatto spalancò tutti e due gli occhi, ma poi li richiuse
subito, tant’è vero che Pinocchio non s’accorse di nulla… La
Volpe di punto in bianco disse al burattino: —
Vuoi raddoppiare le tue monete d’oro? —
Cioè? —
Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila? Pensaci
bene, Pinocchio, perché tu dai un calcio alla fortuna. —
Alla fortuna! — ripeté il Gatto. —
I tuoi cinque zecchini, dall’oggi al domani sarebbero diventati duemila. —
Duemila! — ripeté il Gatto. —
C’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei Miracoli. Tu fai in
questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino
d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due
secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te
ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino
germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che
cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti
chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno. —
Sicché dunque — disse Pinocchio sempre più sbalordito — se io
sotterrassi in quel campo i miei cinque zecchini, la mattina dopo quanti
zecchini ci troverai? —
È un conto facilissimo — rispose la Volpe — un conto che puoi farlo sulla
punta delle dita. Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento
zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque e la mattina ti trovi in tasca
duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti. —
Oh che bella cosa! Gridò Pinocchio, ballando dall’allegrezza. — Appena
che questi zecchini gli avrò raccolti, ne prenderò per me duemila e gli
altri cinquecento di più li darò in regalo a voi altri due. —
Un regalo a noi? — gridò la Volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa. — Dio
te ne liberi! —
Te ne liberi! — ripeté il Gatto. —
Noi — riprese la Volpe — non lavoriamo per il vile interesse: noi
lavoriamo unicamente per arricchire gli altri. —
Gli altri! — ripeté il Gatto». Le
ripetizioni del gatto insegnano che le illuminazioni devono ripetersi
frequentemente all’inizio della pratica. Ricordiamo che soltanto queste
aiutano la mente a stabilizzarsi nella verità, nella pace dei due elementi. Il
Campo dei Miracoli non è altro che «il campo del Signore che dà frutti
immortali» del quale parla il cardinale Cusano. La
moltiplicazione degli zecchini equivale ad un’altra allegoria ermetica.
Fulcanelli ci dice che «la moltiplicazione può essere realizzata grazie
all’aiuto del mercurio, che nell’Opera ha il ruolo di paziente. Mediante
cotture e fissazioni successive. Il paziente funge da ricettacolo e da vaso
all’energia contraria della natura avversa». Infine, la solidarietà e la bontà del gatto e della volpe, possiedono la variante ermetica negli gnomi che, ricorda Fulcanelli, «preposti alla guardia dei tesori minerali, vegliano senza sosta sulle miniere d’oro e d’argento, sui giacimenti di pietre preziose. Il loro carattere è benevole, le relazioni con loro estremamente favorevoli. Sotto questo aspetto si comprende facilmente la ragione occulta dei racconti e delle leggende, nelle quali l’amicizia di uno gnomo spalanca le porte delle ricchezze terrestri».
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