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Tematiche: Simbologia e Cultura Orientale Utility: Servizi:
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(di Marisa Uberti) Valdenogher, frazione di Tambre (Belluno) - 21/10/2007 E' situata in una posizione davvero suggestiva, nel comune di Tambre, a circa mille metri sul versante occidentale del monte Cavallo. Il paese fa parte della Comunità Montana dell'Alpago. Si tratta di una dimora cinquecentesca, restaurata per volontà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e in seguito adattata a Museo con i contributi della Regione Veneto e della Comunità Europea, mediante un progetto Interreg Italia-Austria, teso a valorizzare il patrimonio storico e culturale dell'Alpago. La visita va prenotata e la biglietteria si trova sul retro (seguire le indicazioni), in una palazzina ottocentesca collegata alla casa-museo. Dobbiamo dire che -nonostante gli sforzi della cortesissima sig.ra Ornella - qualche disorganizzazione l'abbiamo riscontrata: solo una audioguida funzionante ed eravamo in cinque, tanto per cominciare; il bookshop (sempre nel locale biglietteria) in realtà non è tale poichè i libri esposti non sono in vendita (tranne quelli sul bancone) purtroppo per chi ne avrebbe voluto acquistare un paio, di notevole interesse per la materia; una temperatura interna molto rigida, e soprattutto -secondo noi- poca diffusione di questo sito culturale, del quale abbiamo appreso tramite amici locali. Trovare la casa-museo dell'Alchimista di Valdenogher non è stato facile, anche perchè alcuni tratti di strada erano interrotti e si è dovuto ricorrere più volte ai cortesi 'passanti' incontrati lungo il tragitto per farci spiegare l'esatta ubicazione.Per fortuna, la casa la conoscevano, anche perchè fu abitata fino a non molto tempo fa. Popolarmente è nota come 'casa del '500' e si sa che venne abitata fino al 1930 circa.Si conosce il nome del proprietario a partire dal Settecento: era un certo Bortoluzzi Alessandro, originario di Serravalle, che decise di stabilirsi a Valdenogher e acquistò diversi terreni. Da fonti d'archivio si sa che lui, considerato quale 'capostipite'da un certo momento in avanti, diede origine ad alcuni rami familiari che mantennero la proprietà dell'edificio, che cominciò ad essere conosciuto come 'palazzo dei Lissandri'. Perchè Casa dell'Alchimista, dunque? Sembra che prima di Alessandro Bortoluzzi, la casa fosse di proprietà di un alchimista venuto dall'Egitto (Alessandria, nel delta del Nilo) nel XVI secolo, che l'aveva 'strutturata' su tre livelli, corrispondenti alle tre principali fasi alchemiche, Nigredo o fase al Nero, Albedo o fase al bianco e Rubedo o fase al rosso (vedremo poi l'importanza dei colori, tra l'altro) che portano alla realizzazione della Grande Opera, con l'ottenimento della Pietra Filosofale. Originariamente aveva tre arcate al piano terra che formavano un porticato (architettura insolita per quest'area, trovando più aderenza agli stili veneziani; ma si sa che Venezia aveva intensi rapporti con l'Oriente, da cui il personaggio proveniva).Ai piani superiori la facciata era scolpita riccamente, e l'assetto è rimasto pressocchè invariato, pur tuttavia mancano diversi particolari simbolici. Al primo progetto, abbiamo detto cinquecentesco, si sovrappose -circa due secoli più tardi- un nuovo progetto di gusto tardo barocco, che reinterpretò e rinnovò con scopo meramente decorativo gli elementi in pietra.Vennero chiuse due delle arcate del portico, ridefinendo in tal modo gli spazi interni del piano terra.Si dedurrebbe che chi possedette l'edificio dal XVIII secolo in poi, non si occupasse di alchimia, se in un certo qual modo 'stravolse' il suo simbolismo disseminato sui diversi piani e in facciata. Ma una casa -si dice- mantiene sempre l'anima di chi ha saputo viverla intensamente, caratterizzandola, e quell'anonimo alchimista era destinato a tornare nella storia. Quando, in tempi recenti, si pose mano per salvare questa dimora dal completo degrado, si ebbe il merito di prestare attenzione a ciò che la pietra 'rivelava': le sculture ancora visibili non erano semplici orpelli ornamentali ma denotavano una valenza simbolica che rimandava all'Alchimia. Si è avuta cura, di conseguenza, di andare a recuperare le fonti d'archivio, i documenti che potessero fornire maggiori informazioni su chi l'avesse abitata e voluta in quel modo. L'operazione potrebbe sembrare 'scontata' ma non lo è: infatti per molti, le 'decorazioni' avrebbero potuto essere sottovalutate o fraintese, perchè sappiamo come la simbolica alchemica sia alquanto 'bizzarra' e usi celarsi sotto le forme più strane e curiose perchè soltanto chi 'deve capire', capisca. Oltre alle scoperte che la simbolica esterna permetteva di mettere in luce, emersero alcuni singolari particolari che non lasciarono dubbi sull'uso che di questa casa si dovette fare prima dei restauri settecenteschi. Fu trovato, sotto il pavimento del piano terra, un athanor o forno alchemico; un incredibile annerimento dei muri e delle travature dei solai, che risultavano ricoperti da un spesso strato di fuliggine; assenza di canne fumarie (e si pensi che in questa regione è molto in auge la tradizione costruttiva che prevede diverse fogge di camini e focolari di uso domestico!); la presenza di un foro rettangolare nella parte superiore di tutte le porte, per far passare fumo e calore. Inoltre, stando alla testimonianza di uno degli ultimi discendenti dei proprietari che l'abitarono fino al 1930, in soffitta si trovavano libri ritenuti 'magici' e che vennero bruciati perchè ritenuti jellati (quando non si capisce un argomento, si può pensare di tutto!).Quei libri avrebbero invece potuto dirci parecchie cose sul primo proprietario, probabilmente, e sulle sue Conoscenze in materia alchemica. Purtroppo non restano fonti scritte, ma le poche 'cose' che ancora questa dimora può rivelare. Il visitatore -andando in loco già sapendo queste basilari informazioni- può ammirare anzitutto la facciata, sulla quale si trovano rilievi in pietra bianca e rossa.Invitiamo il lettore a leggere la nostra pagina dedicata al Linguaggio dell'Alchimia, per comprendere alcuni concetti cardine della Scienza Alchemica e poter procedere con maggior consapevolezza queste righe. La facciata è tripartita verticalmente dai tre livelli abitativi e orizzontalmente dall'apertura dei tre archi (oggi rimane solo quello centrale, mentre gli altri due sono solo individuabili ai lati). All'interno delle stanze si possono poi trovare alcune spiegazioni della simbolica ancora oggi presente.In particolare, non potendo ovviamente descrivere tutto, ci limiteremo a considerare il 'volto' situato sopra la finestra del secondo piano della facciata esterna, basandoci su quanto viene riportato su uno dei pannelli (nella Stanza Due Fenici del II piano, cui questa finestra corrisponde esternamente). "Un'enigmatica figura scolpita nella pietra rossa sormonta la curiosa finestra del secondo piano. Raffigura un volto dai capelli lunghi, ondulati e ricorda la misteriosa allegoria alchemica dell'epitaffio alchemico di Bologna (e Padova) 'Elia Lelia Crispi... (di cui abbiamo parlato nella sezione apposita, relativamente a Padova e alla misteriosa iscrizione di Palazzo San Bonifacio, n.d.r.)
L'edificio, abbiamo poc'anzi detto,è ripartito su tre piani o livelli, che nell'ideale simbolico ma anche pratico del suo primo proprietario, dovevano sequenziare i processi alchemici. Così, al piano terra, abbiamo la prima fase, quella comunemente detta al nero, perchè la materia prima degli alchimisti è nera e chiamata con tantissimi nomi (drago nero, Vergine Nera, corvo nero, libro chiuso, acqua, fontana, antimonio dei filosofi, piombo dei saggi, caos, Aries, terra nera, quercia, torba, tarasca, diavolo, vampiro, lepre,lupo grigio, magnesia, calamita, figlia di Saturno, sputo di luna, grasso di rugiada, aceto, specchio dell'arte, vaso, servo fuggitivo ...). E' altresì noto che i tre 'protagonisti' principali dell' Opus Alchemico sono indicati con termini fittizi e che molti di voi hanno già sentito: zolfo, mercurio e sale. Si è capito che l'attività di combustione, in questa casa-laboratorio, avveniva al piano terra, che risulta il più annerito: da qui i fumi salivano su per le scale (i cui vani sono anneriti) per poi disperdersi attraverso la copertura. Con il restauro non si è proceduto a rimuovere le particelle carboniose di deposito presenti sulle pareti, ma esse sono anzi state fissate sulle superfici delle travature lignee e degli intonaci, cercando di integrarle cromaticamente con le parti 'nuove' che andavano necessariamente rifatte o restaurate. La caratteristica attuale di questa casa-museo è che vuole essere uno stimolo di approfondimento per una Scienza che nel Cinquecento conobbe un periodo di particolare splendore, anche per la traduzione e rielaborazione di alcuni testi fondamentali, e per la produzione di opere intramontabili.Per incuriosire gli interessati, sono dunque state date delle nomenclature alle diverse stanze che recano, all'ingresso, anche degli utili 'distintivi' corrispondenti ai tre animali simbolici molto cari all'alchimia: il Corvo (Nigredo) per il piano terra; la Colomba (Albedo) per il primo piano e la Fenice (Rubedo) per il secondo piano. Inoltre, sono state costantemente inserite scenografie dedicate ai Testi classici alchemici, come l'Atalanta Fugiens di Michael Mayer (1568- 1622; l' opera era costituita da cinquanta incisioni eseguite dal maestro tedesco Matthaus Merian il Vecchio) o lo Splendor Solis di Salomon Trismosin, e ulteriori elementi connessi con l'antica Scienza di Ermete, che man mano illustreremo brevemente. .Al piano terra abbiamo quattro stanze:
Lasciato il piano terra, dove il nostro Filosofo preparava la materia e la calcinava mediante il fuoco, si sale al primo piano. Appeso al muro del corridoio notiamo una stella a sei punte (il sigillo di Salomone) simbolo dell'unione degli elementi che riconduce all'unità del Tutto e geroglifico della Pietra dei Filosofi.Anche questo livello, caratterizzato dal colore bianco, è costituito da quattro stanze, cadenzate dalla presenza, all'ingresso, di altrettante colombe (notoriamente volatile dal candido piumaggio).
Si sale al secondo e ultimo piano (oltre il quale ci sarebbe un ulteriore vano, ma è interdetto perchè ancora non sistemato). Nel corridoio troviamo una sfera armillare, i cui anelli costituiscono i moti apparenti del sole e degli astri attorno al nostro pianeta, considerato immobile e al centro del sistema solare, secondo la concezione Tolemaica del cosmo. Senza armonia con il Cielo, dicono i Testi, non ci può essere risultato apprezzabile. Il riferimento astronomico non è avulso dal contesto che stiamo visitando poichè l'Alchimia si legava praticamente a tutte le branche del Sapere, dove l'Astrologia e l'Astronomia non erano affatto divise come sono oggi. L'alchimista sapeva quali erano i periodi migliori per le operazioni, la notte e l'inizio della primavera, perfino i luoghi e pare che proprio questo posto fosse stato scelto dall'anonimo Filosofo alessandrino per impiantare la sua casa-laboratorio a Valdenogher. Si narra che sui prati venissero stese enormi lenzuola durante la notte, in determinati periodi dell'anno, che poi venivano strizzate per raccogliere la 'rugiada', esattamente come ci mostra una Tavola del Mutus Liber. A questa 'sostanza' fondamentale si attribuisce un potere 'divino'... " L’Alchimista, pur non essendo obbligatoriamente un uomo di Fede nel senso teologico del termine, riconosce tuttavia una certa “componente sottile” fin dal principio del suo lavoro. Ciò che convenzionalmente è definito Spirito e che si configura come Ens soprannaturale è per l’Alchimista una realtà di matrice energetica (secondo un’accezione ad un tempo scientifica e filosofica) che interviene al livello elevato dell’onda senza che da parte dell’operatore vi siano atteggiamenti personali (tecniche magico-esoteriche e/o rituali) atte a provocarlo. L’ intervento è per sè in ordine alle condizioni privilegiate cui l’Alchimista sottopone la Materia. Condizioni che l’operatore stesso è in grado di definire in Laboratorio" (da Fabrizio Tonna, Riflessioni intorno ad una Scienza ritrovata). Il secondo piano è caratterizzato dal colore rosso e dalla Fenice, presente all'ingresso delle stanze, che anche qui sono quattro.
Interessante anche la sala delle favole, così l'abbiamo ribattezzata, dove la proiezione di un video permette di recuperare il significato ermetico contenuto in alcune delle fiabe più popolari, da Biancaneve a Cappuccetto Rosso, tanto per citarne alcune e di cui in questo sito si è parlato in un'apposita sezione. Un momento particolare lo abbiamo vissuto nel sottotetto dove nel progetto è stato compreso uno spazio di rilassamento, in cui apprezzare delle musiche alchemiche che sono state ricavate dalle tavole dell'Atalanta Fugiens di M.Mayer, un'opera in cui musica (la 'fuga' di Atalanta, la protagonista) e alchimia sono esplicitamente teorizzate. Se fosse così facile trovare la Pietra! Questo viaggio nei meandri della casa-museo di Valdenogher ci ha trasportato in un mondo appassionante e che sappiamo è esistito. Non abbiamo trovato chiaramente la chiave per accedere ai Segreti della Natura ma accontentiamoci di aver fatto due passi in un luogo in cui qualcuno, in qualche tempo, nel buio della sua cantina, maneggiava alambicchi e forni, storte e distillatori... Forse il suo 'elisir', magari qualche preparato spagirico, lo ha davvero trovato.
Per informazioni sulle visite alla Casa-Museo Loc.
Valdenogher, Tambre (BL) consultare il sito:
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www.duepassinelmistero.com Avvertenze/Disclaimer novembre 2007
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